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Cloud computing e #IoE: ecco come cambiano le imprese, le strategie, le offerte

cloud computing
Bruno Pierro

Bruno Pierro è Cloud and service creation leader di Cisco Italia

Il , sia esso pubblico, privato o ibrido, non è più, e ormai da tempo, un “estraneo” per le imprese globali e neppure per quelle del Belpaese, anche, e a supporto, dei cambiamenti imposti dall’Internet of everything.
I trend di adozione ne testimoniano la crescente rilevanza nelle scelte strategiche delle imprese, rilevanza che impatta a 360° sulle organizzazioni e sugli ecosistemi in cui esse sono inserite. Pensiamo a una realtà: “oggi e in futuro, tutti gli ambienti di sviluppo in cui nascono le applicazioni e i servizi necessari alle aziende saranno concepiti “nativamente” con le logiche cloud e quindi si baseranno su piattaforme e infrastrutture, che consentono di avere risorse quasi infinite, di poter aggiornare, innovare e creare applicazioni nuove in modo agile e rapido” ci spiega Bruno Pierro, cloud and service creation leader di Cisco Italia. Uno scenario nuovo che testimonia l’uscita dalla fase iniziale di interesse e primo approccio al cloud a vantaggio dell’entrata in una dimensione che ne vede i vantaggi in ottica strategica.

I numeri danno conto del trend:già tra il 2016 – 2017 possiamo attenderci una evoluzione importante in termini di traffico, che vedrà realizzarsi una equivalenza tra la quantità di traffico generato da applicazioni e servizi su cloud pubblico e quello generato da applicazioni e servizi su cloud privati” chiarisce Piero. E non ci si fermerà qui, infatti per il 2020 il Global Cloud Index prevede che avverrà un soprasso per cui il traffico cloud pubblico sarà superiore come quantità a quello privato. “Questa evoluzione spiega la nostra aspettativa di vedere crescere sempre più, già nel prossimo anno, la richiesta di servizi cloud ibridi.”

Il che vuol dire, spiega Pierro, che anche il modo di valutare e scegliere come percorrere la strada verso il cloud nelle aziende cambierà profondamente andando ad impattare sui ruoli che gestiscono l’IT.  “Se una volta si poteva pensare di ottenere da un fornitore tutto quanto necessario, oggi è sempre più importante mettersi in un’ottica di “brokeraggio”. Quindi l’IT manager avrà il compito di delineare una strategia sull’adozione del cloud che tenga conto di quali sono le criticità, le applicazioni chiave, le esigenze di business a cui devono rispondere – per capire come unire al meglio i tasselli dei servizi cloud che sceglierà”.

E’ chiaro che anche il ruolo dei fornitori di soluzioni cloud, in questo scenario, sta evolvendo. Cisco, ad esempio, “ha scelto di creare insieme a IDC uno strumento che si chiama Business Cloud Advisor, che oggi proponiamo ai partner ed ai clienti. E’ uno strumento che permette di fare una analisi della propria situazione, capire quali sono le esigenze che possono trovare risposta con applicazioni e servizi in cloud, confrontare la propria situazione con quella di aziende simili per settore merceologico e riferimenti e sulla base delle informazioni ricevute tracciare il proprio percorso evolutivo.” Un’iniziativa che integra quella già in corso con il Global Intercloud in cui “un numero sempre crescente di nostri partner si sta specializzando nello sviluppare, sulla base delle nostre piattaforme, applicativi cloud che permettono di sfruttare al meglio la potenzialità di connessione fra informazioni, oggetti, dati e processi che caratterizza l’, in diversi mercati e settori verticali.”

La potenza di questo approccio è accresciuta ulteriormente anche da altre scelte che Cisco ha fatto, con acquisizioni specifiche in ambienti OpenStack, tra le quali Metacloud e Piston Cloud Computing e con lo sviluppo delle proprie piattaforme su OpenStack e applicazioni.

Resta un nodo, però, quando si parla di IoE e di cloud, quello della sicurezza. Lo conferma anche Pierro: “il cloud ha un ruolo importantissimo nelle strategie e pratiche di sicurezza. Una scelta sbagliata in termini di sicurezza cloud può compromettere anche le più efficaci strategie di difesa. Se pensiamo all’evoluzione del traffico cloud evidenziata dal Global Cloud Index è facile capire che sarà sempre più grande la quantità di “lavoro” che nei data center aziendali avverrà a causa di applicazioni e servizi erogati as a service – che vengono a contatto con il “cuore” dell’azienda e delle sue informazioni.”. E non si possono sottovalutare anche le richieste delle normative sulla protezione e gestione dei dati attive nel proprio paese. “In questo senso, la risposta di Cisco è quella della certificazione. Diversi operatori italiani ed esteri attivi nel nostro paese hanno ottenuto da un ente esterno la certificazione – Cisco CMSP (Cisco Managed Service Provider) che attesta la loro compliance con le normative e la loro capacità di erogare servizi adeguati ai loro clienti.”

L’Italia, dunque, quando si parla di IoE e cloud non sta a guardare: c’è una grossa comunità di sviluppatori che uniscono attraverso la logica di processo oggetti, dati e persone in contesti specifici.  “E’ fatta di operatori che offrono piattaforme integrate che astraggono il contesto per facilitare lo sviluppo di applicazioni e gestiscono secondo un modello managed services il mondo dei dispositivi di campo. L’orientamento generale degli sviluppatori ed erogatori di servizi applicativi è oggi quello di alimentare la domanda di IPaaS (Integrated Platform As A Service) anche per soluzioni IOE, capaci di astrarre le infrastrutture di comunicazione e i dispositivi ad esse collegate, con tutte le componenti gestione e controllo, nei confronti della logica applicativa.”
Nascono così offerte di Ambienti Cloud abilitanti i cui marketplace sono popolati di soluzioni applicative specifiche per vari settori: retail, turismo, automazione industriale, facility e asset management, smart city “che hanno come elemento comune il Cloud, condividono la medesima filosofia IOE e si sviluppano con lo stesso kit” conclude Pierro.

 

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