Digital Transformation

#Wef: velocità di adattamento, skill giuste e pianificazione, come affrontare la Digital transformation

Digital transformation

La trasformazione digitale è una partita con il futuro che non può non essere giocata e tre sono i fattori su cui necessariamente agire per non restare indietro: velocità e quindi capacità di adattamento, pianificazione strategica e skill “digitali.” Si può sintetizzare così quanto emerso nel corso del panel dedicato alla tenutosi oggi a Davos, nella mattinata che ha aperto i lavori del World Economic Forum, cui hanno preso parte esperti e Ceo delle principali aziende tech del mondo.

La partita, è emerso nel corso dell’incontro, ruota attorno alla non più rimandabile comprensione delle potenzialità della digital transformation che di fatto aprirebbe le porte alla “Quarta rivoluzione industriale” intesa, non senza critiche, dall’economista Klaus Schwab fondatore dell’appuntamento del Wef, come una nuova e nascente era caratterizzata da “una commistione di tecnologie che rende labili i confini tra le sfere fisiche, digitali e biologiche.” Di fatto si tratterebbe del passo successivo a quella Terza rivoluzione industriale, fatta di elettronica, digitalizzazione e tecnologie, di cui abbiamo fatto esperienza negli ultimi trent’anni. Secondo Klaus Kleinfeld, Presidente e Ceo di Alcoa, la “quarta rivoluzione industriale ci permette di fare cose che mai avremmo pensato fosse possibile fare. Siamo improvvisamente capaci di fare in 20 minuti ciò per cui, prima, impiegavamo 20 giorni. I cambiamenti per le grandi imprese sono evidenti.”  Non solo, ha aggiunto Jean-Pascal Tricoire, Ceo di Schneider Electric, la digital tranformation “non sta cambiando soltanto quello che possiamo fare, sta cambiando il modo in cui farlo”.

In questo senso una delle sfide più grandi da affrontare in chiave di trasformazione digitale per le imprese è la estrema velocità del mondo che cambia cui deve necessariamente associarsi la velocità nelle risposte lato business. Per Meg Whitman, Presidente e Ceo di Hewlett Packard Enterprise, in questo contesto: “la velocità è la chiave del successo. Se le aziende non riusciranno a sviluppare piani che permetteranno loro di vincere, si troveranno indietro molto presto.” Dello stesso avviso il Ceo di Salesforce Marc Benioff che ammonisce: “se non sarai veloce abbastanza, qualcun altro lo sarà prima di te.” Il problema non è limitato a poche aziende, tutt’altro: secondo il Ceo di HPE c’è una cosa che potenzialmente riguarda tutte le imprese ovvero “una infrastruttura IT lenta, che deve adattarsi al nuovo ambiente” caratterizzato, come dicevamo, da estrema velocità. “Questo sta portando le organizzazioni a cambiare e tutti i Ceo necessitano di una pianificazione specifica.

Pianificare, allora, per essere pronti alla digital transformation prevedendo anche azioni specifiche a livello di skill. Non è infrequente, ad esempio, che i Ceo siano attivi e pronti a raccogliere la sfida del digitale con la difficoltà di coinvolgere proficuamente anche gli stakeholder e soprattutto i propri dipendenti. Secondo Whitman questo vuol dire che la transformazione ha molto a che fare con le persone, quelle giuste. La digital transformation non è per tutti ed è necessario trovare le persone con le giuste caratteristiche per gestirla. In questo senso alla necessità di incrementare le competenze tecniche specifiche, dovrà accompagnarsi un’attività di coinvolgimento basato sulla comunicazione e su quanto si sarà in grado di raccontare l’innovazione al proprio personale per condividere valori e convinzioni.

La digital transformation riguarda l’impresa a 360°: impatta sulle strategie, sul personale, sui modelli di business e sui processi. Ed è, conclude Whitman, qualcosa di simile al “darwinismo”: se non ti reinventi, lo farà qualcun altro.

 

 

 

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