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Dalla digital disruption per l’Italia crescita potenziale del 4,2% sul Pil: i dati Accenture

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Ottimizzando competenze e tecnologie, l’economia digitale potrebbe dare un impulso di 2.000 miliardi di dollari al Pil mondiale da qui al 2020, con una crescita potenziale aggiunta del 4,2% sul solo Pil italiano. Lo si legge nel rapporto Digital Disruption: the Growth Multiplier di diffuso oggi a Davos nel corso del World economic forum, dal quale emerge un ulteriore impulso all’economia digitale che già oggi vale più di un quinto del prodotto interno lordo mondiale.

L’analisi ha preso in considerazione diversi fattori che vanno oltre i tradizionali parametri usati per analizzare l’economia digitale e la internet economy, ovvero infrastrutture tecnologiche, diffusione della banda larga, e-commerce etc… Accenture, spiega nella ricerca, ha invece scelto di analizzare altri parametri come le competenze digitali nei Paesi analizzati,ovvero “la natura digitale delle skill e conoscenze acquisite dalle persone per svolgere il loro lavoro,” le tecnologie digitali, ovvero gli asset tecnologici adottati e, infine, gli acceleratori digitali intesi come gli ecosistemi che supportano imprenditorialità al digitale.

Quello che emerge, nel complesso, è che per la maggior parte delle economie degli undici Paesei analizzati, la quota digitale del prodotto interno lordo ha un potenziale di crescita di circa tre punti percentuali tra il 2015 e il 2020, l’equivalente di un aumento del 12,5% in tutto il mondo. Oggi gli Stati Uniti guidano la classifica, con una digital economy che vale il 33% del PIL,in sostanza il 43% della forza lavoro americana è digitale, seguiti dal 31% del Regno Unito e dal 29% dell’Australia.

Accnture, italy

Lo scenario italiano

L’Italia è la penultima nella classifica Accenture con l’economia digitale che vale, al momento, solo il 18% del Pil. Ed è anche per questo è uno dei mercati dove una maggiore orrimizzazione delle sue risorse digitali, potrebbe portare ad un balzo in avanti significativo. “Per l’Italia, una decisa spinta allo sviluppo di tecnologie e di fattori abilitanti (come infrastrutture, contesto normativo, pubblica amministrazione, mercati) potrebbe portare entro il 2020 ad una crescita addizionale del Pil del 4,2%, pari a circa 75 miliardi di euro“, si legge nel documento.
“Aumentare significativamente il contributo dell’economia digitale al Pil del nostro paese riallineandolo a quello dei principali paesi industrializzati rappresenta una leva di crescita per l’Italia non ancora sfruttata adeguatamente”, commenta Marco Morchio, Accenture Startegy Lead per Italia, Centro Europa e Grecia. “Fare uno scatto in avanti ora, dando una precisa allocazione alle priorità del Paese attraverso uno sviluppo mirato delle componenti digitali in ambito infrastrutturale, regolatorio, di competenze e di investimenti industriali, darebbe molte chance di crescita strutturale sia per le imprese che per l’occupazione“.

Per avvantaggiarsi del digitale, l’Italia dovrebbe indirizzare il 60% del suo impegno supplementare nella crescita digitale verso una migliore applicazione di tecnologie e un 40% nella spinta allo sviluppo dei cosiddetti fattori abilitanti. Negli Stati Uniti, invece, servirebbe solo il 10% in più di digitalizzazione della tecnologia, mentre si avrà un maggiore ritorno incrementando le competenze digitali e i fattori abilitanti.

 

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