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Self-driving car e #IoE: quali impatti sul trasporto pubblico?

Il rapido ritmo del cambiamento tecnologico nel settore dei trasporti è senza dubbio una sfida difficile per privati, cittadini e anche per la pubblica amministrazione:  disporre di una mobilità efficiente, rapida e anche rispettosa dell’ambiente è una necessità che si fa, nelle grandi città, sempre più stringente. Cosa potrebbe accadere in questo senso con l’avvento delle macchine che si autoguidano? Non parliamo di fantascienza dal momento che colossi come Google stanno già testando veicoli autonomi, così come aziende del settore automotive come Ford,  Mercedes Benz e BMW.
Lo sviluppo dei veicoli autonomi in grado di “percepire” l’ambiente circostante grazie a sensori e all’uso dei dati, “dialogando” con i semafori, i cartelli stradali, il tipo di terreno su cui la vettura si muove ma anche con gli altri veicoli è la diretta conseguenza di un mondo disegnato dall’Internet of Everything, in grado di mettere in comunicazione gli oggetti tra di loro e con le persone.

Cosa potrebbe accadere al trasporto pubblico o di pubblica utilità? Un esempio ce lo fornisce una università sudcoreana che starebbe testando una vettura in grado di accogliere e trasportare passeggeri senza alcun conducente umano alla guida. Seo Seung-Woo, direttore dell’Intelligent Vehicle IT Research Center della Seoul National University, ha spiegato infatti che l’università ha testato il taxi senza conducente per il trasporto di studenti disabili all’interno del campus. Nulla vieterebbe che un sistema simile potesse essere impiegato anche dalla sanità pubblica, ad esempio.

Quali saranno, quindi, le riflessioni che dovranno porsi la pubblica amministrazione e i cittadini con l’arrivo delle e dell’Internet of Everything?

I 6 impatti delle self-drivng car nel trasporto pubblico

  • Minore domanda di trasporto pubblico così come lo conosciamo: le self-driving car probabilmente ridurranno la domanda, fornendo un mezzo di trasporto per gruppi di persone – anziani, diversamente abili, ma anche giovanissimi – che attualmente prendono mezzi pubblici perché non possono guidare; scenario che sarà particolarmente realizzabile nelle zone in cui i disservizi del trasporto pubblico sono sentiti e le persone potrebbero scegliere mezzi alternativi e più comodi per spostarsi.
  • La governance pubblica può essere supportata dal modello privato: proprio per rispondere a zone a mobilità difficile,  è possibile pensare a modelli in cui il settore privato collabori con i dipartimenti di trasporto pubblico; il sistema potrebbe integrare le nuove tecnologie con il car sharing, nonché flotte di self-driving car, navette o taxi, per arginare le insufficienze del sistema di trasporto pubblico.
  • Forte riduzione del problema del parcheggio e migliore vivibilità dei quartieri: secondo The Transport Public, la self-driving car, se ampiamente adottata, potrebbe fare miracoli per la vivibilità dei quartieri, riducendo sensibilmente le necessità di spazi assegnati al parcheggio; secondo la stessa rivista specializzata, con la larga adozione potremmo aver bisogno solo di un decimo dei parcheggi necessari oggi presso le residenze delle persone.
  • Maggior sicurezza, ma attenzione alla cyber security: a chi si preoccupa degli incidenti legati alle self-driving car ha già risposto Gabe Klein, direttore del dipartimento dei trasporti di Chicago e Washington DC intervistato dal Los Angeles Times; Klein sostiene che “l’anno scorso (in USA, ndr), circa 32.700 automobilisti, passeggeri e pedoni hanno perso la vita; questa tecnologia eliminerà l’errore umano al volante e gli studi indicano che il rischio di perdere la vita in un incidente stradale potrebbe essere ridotto di circa l’80%”; tuttavia, è necessario adeguarsi agli standard di sicurezza informatica per la protezione dei sistemi che si occupano della guida del veicolo.
  • Occorrerà gestire il cambio di abitudini delle persone: lo stesso Klein sostiene che per aiutare l’ambiente e la vivibilità con le self-driving car, occorrerà cambiare le abitudini dei cittadini; secondo lui sarà possibile farlo “aumentando le tariffe dei parcheggi” e “aumentando le tasse di immatricolazione” delle nuove auto; un modello che guarda a Copenaghen, dove questo tipo di pratiche ha avuto come risultato una diminuzione della congestione del traffico e un aumento della qualità della vita.
  • Il numero di auto private si ridurrà fortemente: con l’adozione massiccia delle self-driving car condivise sul modello sharing economy, la necessità di possedere una propria auto calerà sensibilmente. Le stime, citate anche da Klein, affermano che la combinazione di self-driving car con il car-sharing e con i vari disincentivi per le auto di proprietà saranno in grado di eliminare fino all’85% delle automobili in città; un cambiamento epocale sia per il settore pubblico, sia per le industrie automotive.

Non si tratta di fantascienza, dicevamo, e lo dimostra il caso “CityMobil2”: a breve per le strade dell’Europa potrebbe circolare un autobus che non richiede l’ausilio di un autista, progetto sviluppato da diversi soggetti privati in partnership con l’Unione Europea. Nel dettaglio, come descritto da Euronews, il bus è stato realizzato da un’azienda francese chiamata “Robosoft”, ha la capacità di trasportare undici passeggeri ed è pensato anche per gestire il viaggio di persone diversamente abili.

Soffre ancora di parecchie limitazioni, dato che al momento viaggia ad un massimo di 20 km all’ora per circa due chilometri e mezzo su strada pianeggiante, ma dimostra come questa tecnologia non sia così lontana e, soprattutto, non solo alla portata dei colossi tecnologici. “CityMobil2” a fine febbraio lascerà Trikala, la città greca in cui è in fase di prova, per continuare i propri test nella spagnola città di Leon; le prossime tappe includono anche l’Italia e sarà presto possibile osservare da vicino il progetto per le strade di Milano per sei mesi.

In conclusione, lo sviluppo delle self-driving car è un momento di forte innovazione che deve essere gestita; o meglio, la pubblica amministrazione, il trasporto pubblico e le industrie dovranno ri-organizzare sé stesse per adeguare i propri modelli alle necessità delle città e delle persone, ridisegnate grazie alle potenzialità ‘disruptive’ delle auto senza conducente e dell’Internet of Everything.

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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  1. Julia Cozzi

    28/06/2016 alle 18:47

    Sebbene oggi sia più difficile considerare la guida come un piacere, a causa dello smog e del traffico, questo non significa che non possiamo ritornare a goderci il gusto di vivere e guidare nella nostra città.
    Leggere quest’articolo, infatti, mi ha permesso non solo di rinnovare il mio ottimismo nei confronti della tecnologia, che da sempre considero uno degli strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita delle persone e del mondo intorno a noi, ma anche di scoprire le straordinarie possibilità che offre il mondo del trasporto senza conducente. Penso, in particolare, alle persone che non possono guidare (i giovani privi di patente, i disabili, o gli anziani) e che potrebbero così spostarsi più agevolmente, ma anche al supporto che queste vetture potrebbero dare alla viabilità urbana, candidandosi non solo come una valida alternativa all’auto di proprietà, ma anche alleggerendo il carico del TPL.
    La mobilità senza conducente è ancora in una fase sperimentale e sono consapevole che questo cambiamento richiederà tempo. Ciononostante, ritengo che i progetti visti finora siano molto validi e possano effettivamente segnare una tappa fondamentale nell’evoluzione di questo settore, che sono certa, andrà acquisendo sempre più importanza nella nostra vita.

    Julia Cozzi Xerox Spa – Europe Country Manager – Marketing & Communication Europe

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