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#BallLivesMatter: come iniziare (male) l’anno nuovo su Twitter

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Capodanno a New York: le luci di Times Square, la folla in festa, la grossa sfera scintillante che scandisce il countdown finale verso l’anno nuovo e… che colleziona una figuraccia su Twitter, con tanto di accuse di razzismo e di volersi prendere gioco di una dolorosa pagina dell’attualità americana.

Conosciamo tutti la Times Square Ball: la sfera luminosa regina della notte di San Silvestro che ogni anno cala dall’alto di un pennone posto sul tetto della Times Tower, facendo il conto alla rovescia dell’ultimo minuto verso l’anno nuovo. La Times Square Ball è un’istituzione del capodanno newyorkese e ogni anno ci si inventa qualcosa di nuovo: il tutto viene annunciato con largo anticipo anche sui social network, per creare hype e rendere tutto indimenticabile.

E così, con l’approssimarsi delle feste, l’account Twitter della Times Square Ball – sì, la sfera di della Times Tower ha un account Twitter tutto suo – ricomincia a cinguettare a tutto spiano.

Si tratta di un account che potremmo definire “stagionale”, che ha un numero di follower relativamente ridotto ma che tende a crescere nel corso di una brevissima finestra temporale a cavallo tra Natale e Capodanno. È proprio in quei giorni che quell’account ha il picco della propria attività: una decina di giorni in cui si twitta freneticamente, per poi augurare “Buon Anno” il 1 gennaio e poi tornare nel proprio cantuccio limitandosi a far sentire di tanto in tanto la propria voce durante i restanti 350 giorni.

Ma, tra il 30 dicembre e il 1 gennaio, sull’account @TimesSquareBall, si viaggia a ritmi forsennati: e, più che di informazioni logistiche sul Capodanno a Times Square, sugli orari, lo show e gli ospiti, si tratta di un vero e proprio storytelling della sfera, come se questa gigantesca pallina natalizia avesse una voce e un’anima da raccontare a tutti, newyorkesi e non.

Una scelta sicuramente molto affascinante: per leggere a che ora canta Justin Bieber c’è il sito ufficiale, ma vuoi mettere una sfera di vetro e acciaio che ti fa gli auguri di buon anno come se fosse una tua amica?

Purtroppo quest’anno c’è stato un piccolo problema: verso le otto di sera del 31 dicembre, a meno di quattro ore dall’entrata in scena della Times Square Ball, dopo decine di tweet sulla fregola della sfera che non vedeva l’ora di fare la sua discesa trionfale verso il 2016 ecco che compare un tweet con un solo hashtag, .

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Al momento nessuno sembra farci caso. Ma qualche ora più tardi, verso l’alba, quando la gente riemerge dalla festa, ecco che cominciano ad arrivare i primi commenti negativi: «All’ultimo minuto la Times Square Ball scende in lizza per il peggior tweet dell’anno» – scrive qualcuno. Ma anche: «Il fiasco di #BallLivesMatter è la prova che il 2016 farà schifo come il 2016, a meno che non facciamo veramente qualcosa».

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Che è successo? Presto detto: Quel #BallLivesMatter è una parodia di #BlackLivesMatter, un hashtag diventato tristemente famoso per aver incarnato la protesta degli afroamericani dopo i numerosi casi di giovani di colore uccisi dalla polizia in diversi stati americani. Black Lives Matter è traducibile con qualcosa tipo “Le vite dei neri contano”, ed è stato il vettore della conversazione sui social media a proposito della brutalità delle forze dell’ordine contro giovani uomini disarmati o che non rappresentavano una reale minaccia.

Prendere quell’hashtag e parodiarlo in quel modo, anche in un’occasione festosa come le celebrazioni per il Capodanno, non è piaciuto al pubblico: quel tweet è stato considerato una mancanza di rispetto non solo nei confronti dei morti, ma anche di tutti coloro che hanno fatto sentire la propria voce contro l’uso indiscriminato della forza da parte delle forze dell’ordine.

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[“#BallLivesMatter? Davvero? Cancella il tuo account @timessquareball” – “Vorrei davvero sapere chi ha pensato che fosse una buona idea. RT @timessquareball: #BallLivesMatter”]

Il tweet – in realtà erano un paio – è stato cancellato. Qualche ora più tardi, mentre su Twitter si rumoreggiava contro la “trovata” di  #BallLivesMatter, ecco che arrivano le scuse ufficiali da un portavoce dell’organizzazione del Capodanno a Times Square:

Quel tweet era inaccettabile e indifendibile. Non appena gli organizzatori se ne sono resi conto è stato rimosso immediatamente. Il responsabile era un freelance indipendente e non lavorerà più con noi.

Ok. Quindi l’autore di quel #BallLivesMatter era un social media manager freelance che era stato ingaggiato per l’occasione dagli organizzatori del Capodanno a Times Square e che ha gestito l’account della Times Square Ball per tutto il periodo della festa. E che, con tutta evidenza, difficilmente mangerà un altro panettone in veste di “voce” della sfera di Times Square.

Forse chi ha lanciato quel #BallLivesMatter deve aver pensato che fosse divertente, o che tutti avessero abbastanza voglia di festeggiare senza pensieri da prendere la parodia di un hashtag tanto drammatico per una battuta di spirito. Purtroppo non è stato così: la sensibilità del pubblico nei confronti dei fatti drammatici cambia da persona a persona e, soprattutto, una cosa come questa è un’ottima occasione per smettere di ridere e puntare il dito contro chi ha fatto un passo falso sui social media, Capodanno o non Capodanno.

Ma il brutto scivolone di #BallLivesMatter è reso ancora peggiore dal fatto che fino al prossimo dicembre non ci sarà nulla “a cancellarlo”: @TimesSquareBall è un account che “lavora” soltanto per pochi giorni l’anno – tanto è vero che l’ultimo tweet risale al 1 gennaio – e la polemica per questo hashtag “sgradito” è l’ultima cosa che il pubblico vedrà per un bel po’ di tempo. Non una bella mossa, per un account nato apposta per “personificare” un oggetto simbolo del Capodanno di New York, e che ogni anno – seppure per pochi giorni – è al centro dell’attenzione. È un po’ come quel parente che si vede una volta all’anno e che proprio in quell’occasione dice o fa qualcosa di inopportuno: sarà quell’episodio che resterà “nell’album di famiglia”.

Lo stesso vale per TimesSquareBall: fosse stato un brand o un personaggio che resta attivo tutto l’anno, la figuraccia si sarebbe “archiviata” con più facilità. Ma se vuoi dare vita propria a un simbolo… almeno assicurati che non faccia la parte del cattivo.

Lesson Learned: Quando tutta l’attenzione è concentrata su di te, qualsiasi mossa farai sui social network sarà sempre sotto i riflettori. E non importa quanto il sentiment attorno a te possa essere ludico e scherzoso: se urti la sensibilità del tuo pubblico dovrai essere pronto a correre ai ripari.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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