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Quando l’innovazione passa per un contest: Appathon e la sfida dei talenti

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Ventiquattro ore di tempo per sviluppare il prototipo funzionante di un’app, 95 partecipanti per 25 squadre e 38 sviluppatori. Oltre a web designer, specialisti di marketing e mentor. Sono questi alcuni dei numeri dell’edizione 2015 di Appathon, che si è tenuto il 7-8 novembre promosso da . Una maratona lunga due giorni per mettere alla prova i talenti a misurarsi sulla sfida di inventare, progettare e realizzare il prototipo di una mobile app per servizi finanziari.

i controllers

Il team I_Controllers vincitori del secondo premio .

Appathon 2015 conferma la nostra volontà di continuare a metterci in discussione lavorando sulle frontiere dell’innovazione, oggigiorno un autentico “must”, ha dichiarato Paolo Fiorentino, COO e Vice Direttore Generale UniCredit. “Lo scenario competitivo è sempre più sfidante, per questo dobbiamo guardare al nostro mercato con gli occhi degli “innovatori”, e siamo felici di farlo anche con l’aiuto di centinaia di giovani talenti, che in più paesi hanno scelto di candidarsi al nostro hackathon, e che siamo certi porteranno valore non soltanto con le nuove soluzioni proposte, ma anche introducendo elementi positivi in termini di discontinuità culturale e freschezza di idee.” 

Appathon è una delle tante modalità, in questo caso un contest a premi che ha visto salire sul podio tre agguerriti team di innovatori, attraverso cui passa il supporto alla cultura dell’innovazione secondo un’ottica allargata e integrata. Il modello StartLab di Unicredit si accompagna così al modello Appathon, ovvero l’occasione per mettere alla prova i talenti, premiarli ed esplorare al contempo idee e spunti di business per la banca stessa.

Iniziative di questo genere danno a tutti, sviluppatori in primis, lo stimolo per mettere sfoggiare il loro talento in un contesto non convenzionale, come quello di un contest lungo un giorno, e in una atmosfera particolare” ci raccontano gli I_Controllers, il team di giovani innovatori che si sono piazzati secondi nella gara di Appathon sviluppando una social app che sfrutta logiche p2p per realizzare micro pagamenti attraverso l’app Unicredit e la chat di Facebook Messenger.

Il clima che si respira in manifestazioni come queste è particolare: c’è l’adrenalina della gara che crea un clima favorevole per la competizione, ma anche lo stimolo a confrontarsi con decine di persone che condividono le medesime passioni e spesso anche tipologia di lavoro.”
E poi c’è la sfida del poter toccare con mano tecnologie e soluzioni spesso non disponibili al grande pubblico: è successo anche con UniCredit che ha messo a disposizione dei partecipanti API su cui l’azienda sta lavorando ma ancora non aperte a tutti.

L’idea per l’app, al team degli I_Controllers, è arrivata da una considerazione: non esiste un modo semplice per inviare velocemente micro pagamenti a terze persone attraverso le app di pagamento delle banche. “Capita spesso a lavoro tra colleghi, ad esempio” spiegano gli I_Controllers “di avere la necessità di scambiarsi piccole somme di denaro. In mancanza di contante ci si rivolge al bonifico bancario da mobile ma non sempre il destinatario del pagamento ricorda o ha a disposizione il suo IBAN. Quello che invece tutti hanno è un conto corrente e uno smartphone, e molti hanno installato anche l’app della banca su cui sono già memorizzati tutti i dati utili per la transazione: lasciamo quindi che sia il device a gestire tutto.”

Inizialmente gli I_Controllers avevano pensato di sviluppare un sistema per l’invio diretto di denaro ma, per un vincolo tecnico, l’idea è evoluta nella sua forma odierna: l’utente A richiede il pagamento all’utente B, si condivide un messaggio su messenger che cela il codice IBAN. Il che ha un ulteriore vantaggio molto apprezzato anche da UniCredit: “il messaggio, ovviamente, appoggiandosi alla chat di Facebook, può essere recapitato a tutti, che sia o meno utente UniCredit, che abbia o non abbia l’app installata. Ma a quel punto il link apre direttamente la pagina dello store da cui è possibile scaricare l’app.“

L’app, si diceva, si è piazzata seconda nella competizione e i membri del team, Andrea Di Michele, Cristoforo Cervino e Michele Sangalli, hanno ricevuto il premio da 6 mila euro. Evolverà in qualcosa di più di un’app, magari in una ? È presto per dirlo: il team non nasconde di aver pensato a un ampliamento dell’attività. “Il vantaggio della nostra app sta nel fatto che deve essere integrata all’interno di un’app bancaria perché, se è vero che esistono tanti sistemi per inviare piccole somme di denaro, quello che non c’è è la possibilità appunto di farlo tramite un’app della propria banca. L’unica speranza che avremmo di portare avanti questa impresa sarebbe quella di essere inseriti in un team di sviluppo di servizi mobile per banche. L’alternativa sarebbe quella di staccarci dalla logica dei pagamenti bancari e diventare altro ma, per il momento, non è questo il nostro obiettivo.”

Appathon, e il grande entusiasmo che ha raccolto questa edizione, dimostra una cosa: che formazione, scuole e competizioni sono tutti strumenti utili a fare innovazione, e innovazione giovane, in Italia. A patto che non si dimentichi un fattore cruciale che chiama in causa anche precise politiche strategiche nazionali: sostenere nel tempo startup e giovani imprese e metterle in condizioni favorevoli di mercato affinché possano davvero competere, è la vera sfida da vincere.

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