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Caro Gesù bambino, porta più coerenza non solo digitale

christmas present

Caro Gesù bambino,

scrivo a te perché da piccola l’uomo vestito di rosso che arriva dal polo nord a casa nostra non lo conosceva nessuno e soprattutto perché a Babbo Natale scrissi qualche tempo fa chiedendo un digital champion, con il risultato di averne più di mille (destinati a diventare circa 8mila). Un po’ esagerato forse.

Scrivo a te perché sei l’emblema della semplicità, della notte di Natale in cui si aspetta il tuo arrivo preparando fuori dalla porta solo un po’ di biada e dell’acqua per l’asino che ti accompagna. Scrivo a te perché vorrei qualcosa di davvero importante e grande che un signore solito a stazionare nei centri commerciali magari non ha interesse a portare.

Per questo 2016 vorrei più libertà . Mi piacerebbe un Paese in cui le Pubbliche Amministrazioni riscoprissero il valore autentico della condivisione della conoscenza, che non è solo uso del ma è anche condivisione di buone pratiche e capacità di fare rete scambiando idee, progetti e magari risorse (meglio se umane ovviamente).
Vorrei un Paese coerente, dove a fronte di annunci, decreti, circolari attuative seguissero fatti concreti (non necessariamente per paura di sanzioni) e buoni esempi da seguire. Faccio un esempio concreto perché so che tu, da persona semplice e non maliziosa, altrimenti non capirai.

Se ad esempio mi chiamassi ministero dell’istruzione e volessi contribuire alla crescita “sana” dei ragazzi, ovvero garantendo loro la più ampia libertà di utilizzo di strumenti (come ad esempio i software) non sottoscriverei un protocollo con una multinazionale (per esempio Microsoft) che propone corsi e attività gratuite a insegnanti (e quindi studenti) soltanto ovviamente sui suoi prodotti. Così come eviterei di organizzare un evento (che potrebbe chiamarsi mettiamo Edu-Day) per promuovere “l’educazione” e la consapevolezza nell’uso delle tecnologie “imponendo” però strumenti proprietari quali Skype, Minecraft o Onenote. Perché è vero che si dice che alla scuola manchino risorse (e sono da benedire iniziative considerate “di beneficenza”, in quanto gratis) ma è anche vero che il livello di attenzione dovrebbe salire quando si parla di educazione e crescita dei ragazzi e non di un pacco di carta o un rotolo di carta igienica da  portare da casa.
Se mi chiamassi Università di Palermo (ma anche di molte altre città) e tenessi alla libertà digitale dei miei studenti, ci penserei due volte prima di proporre ai miei studenti un servizio in cloud (gratuito per loro ma non sappiamo quanto a pagamento per l’università) al quale legarsi per gestire email e documenti.
Se, per continuare l’esempio, volessi supportare nei fatti la diffusione degli open data (che per definizione sono rilasciati in formato aperto standard) e mi chiamassi Cipe o Inps o tanti altri nomi di fantasia ancora, non esporrei di certo i dati in formato .xls nella consapevolezza che non è questo il formato adatto a pubblicare dati aperti.
Se rappresentassi un’agenzia che da anni sostiene l’accessibilità dei documenti e dei siti, non mi presenterei con delle slide inaccessibili (la cui inaccessibilità mi verrebbe fatta notare via Twitter) perché, sì predichiamo l’accessibilità ma poi pazienza se per stupire con delle slide “molto fighe” non ci pensiamo a renderle leggibili a chiunque.
Se, per concludere l’esempio che potrebbe occuparti da qui ai prossimi 600 Natali, mi chiamassi AgID e se scrivessi una circolare (una numero 63, per esempio) in un dicembre qualunque con invito alle PA a utilizzare software open source o in riuso non mi presenterei alle PA con software proprietario o quanto meno farei una pianificazione finalizzata a mostrare l’intenzione, io per prima, a passare a software libero a parità di qualità dei software.  Se dovessi fare da guida per altri inciterei le PA che fanno questa scelta, sostenendole a livello comunicativo e istituzionale, portandole da buon esempio come fari da seguire nella notte.  Farei poi un pensiero sull’adozione del formato standard e aperto ODF in Pubblica Amministrazione seguendo l’esempio di altri Paesi (come il Regno Unito), contribuendo così a fare chiarezza sui formati standard e aperti dei documenti, pilastri di quelle famose (che a diventare fumose basta cambiare una sola vocale) competenze digitali di cui tanto si parla.

E tutto questo lo sai perché caro Gesù Bambino lo vorrei? Perché un caro amico tuo, San Francesco di Sales, diceva che “Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole” (e di decreti e circolari. Ma a questo il santo protettore dei giornalisti non aveva proprio pensato.)

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
Presidente dell’Associazione LibreItalia, è analista programmatore e formatore. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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