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Cristina Marcolin e Cisco: una passione da oltre 16 anni

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Cristina Marcolin, Responsabile marketing dell'area EMEAR South di Cisco

, Responsabile marketing dell’area EMEAR South di

Vicentina, un master in Telecomunicazioni e Media, Cristina Marcolin è entrata in Cisco nel 1999 come Marketing Communication Manager della divisione dell’azienda allora dedicata alle Piccole e Medie Imprese. Oggi è Responsabile marketing dell’area EMEAR South di Cisco (che include Francia, Italia, Spagna, Portogallo,Cipro/Grecia Malta e Israele dal 2011). Dal 2011 è anche “Inclusion & Diversity Leader” per l’area EMEAR South: questo ruolo che si affianca al suo lavoro quotidiano la vede guidare le attività di Cisco per promuovere una cultura e una pratica di inclusione e favorevole alla diversity nell’azienda e nella società dei Paesi che segue. Prima del 2011 era Responsabile marketing dell’area MED e prima ancora solo del mercato Italiano e anche qui in Italia dal 2009 aveva il ruolo di Inclusion & Diversity Leader. Cristina è una donna tenace e sagace che traspira passione in quello che fa e soprattutto in come lo fa, e questo si sente dal tono della sua voce e dalla voglia di condividere i progetti messi in campo e che porta avanti con dedizione con il suo team di collaborazione. Conosciamola un po’ meglio.

Cristina, quali sono le Key factors della Tua attività lavorativa? Potresti provare a descriverle con 3 concetti chiave?
Adesso che mi ci fai pensare sono in Cisco da 16 anni. Il mio è stato un percorso lineare molto speculare alle evoluzioni e innovazioni dell’ azienda stessa. Nel mio settore lavorativo ovvero l’area marketing, ma non solo, dal mio punto di vista  le parole chiave da sottolineare sono innovazione, digitalizzazione e persone.
L’innovazione è necessaria per offrire al cliente servizi sempre migliori, la digitalizzazione è alla base delle trasformazioni in atto nella nostra società; ed infine soprattutto ci sono le persone, che  rappresentano l’aspetto più importante da tenere in considerazione.

Quali sono le sfide di oggi nel settore ad esempio proprio in relazione all’? Siamo pronti per accompagnarle?
Sono una appassionata di tecnologia, la considero un fattore abilitante e sono affascinata dall’evoluzione del suo impatto nella vita quotidiana; dovendo gestire un team di lavoro multiculturale e diversificato, perlopiù delocalizzato, devo poter far affidamento su quanto la tecnologia metta a disposizione in tal senso. Indubbiamente, tra le sfide odierne la principale è legata alla moltiplicazione dei device che usiamo, sempre più connessi e integrati nella vita delle persone, e all’accelerazione di questo tipo di sviluppo tecnologico.

Fenomeni come l’Internet of everything (IoE) e l’Internet of Things (IoT) vanno considerati e attentamente valutati in relazione a diversi aspetti critici: penso ad esempio alla sicurezza, intesa non più solo come sicurezza “strumentale” dei prodotti ma anche come necessità per le persone di acquisire consapevolezza dei corretti comportamenti nell’uso di questi strumenti. Si tratta di adottare un nuovo approccio in cui il tema della cybersecurity sia  intrinsecamente legato ad una educazione alla cultura della sicurezza e della privacy. Un’altra sfida in termini di innovazione è sicuramente la possibilità di capitalizzare le infinite potenzialità della rete cogliendone tutte le opportunità e realizzando miglioramenti anche sul fronte sociale. Penso ad esempio alla disponibilità di strumenti per la formazione e autoformazione che la rete mette oggi a disposizione di tutti, all’accessibilità delle informazioni necessarie a prendere decisioni in tempo breve in situazioni critiche e che a mio avviso si configura come una innovazione ad alto impatto sociale. Mi riferisco ai corsi online di e-learning, Mooc, etc che danno la possibilità a tutti di poter partecipare per accrescere il proprio livello culturale superando barriere economiche, infrastrutturali e culturali.

La tecnologia spesso può mitigare e migliorare il work life balance (equilibrio vita – lavoro)  secondo la tua esperienza in che modo questo impatta sul benessere dei lavoratori e sulla cultura aziendale?
Lavorando in Cisco mi sono resa conto che la nostra è una realtà aziendale molto evoluta rispetto all’implementazione di strumenti e piattaforme per migliorare la qualità lavorativa e il benessere delle persone, rispettando i diversi ritmi della vita quotidiana e professionale. In generale ritengo che tutte le organizzazioni ed aziende, anche quelle con una vocazione più tradizionale, dovranno modificare la propria organizzazione del lavoro in questa direzione,  scegliendo di misurare la produttività per obiettivi , anzichè in relazione al “tempo speso in un luogo di lavoro”, riconoscendo una sempre maggiore flessibilità ai lavoratori ed un effettivo bilanciamento fra vita privata e vita lavorativa.

In Cisco, attraverso lo sviluppo, l’implementazione e l’utilizzo di soluzioni tecnologiche di collaborazione che permettono una effettiva gestione e condivisione del lavoro in maniera delocalizzata e smart, abbiamo dimostrato come una maggiore attenzione al work life balance faciliti soprattutto la fascia di popolazione femminile, che per vari motivi sappiamo essere notoriamente gravata anche da carichi di cura familiari; ritengo peraltro che in generale questa visione della tecnologia come fattore abilitante “al servizio del lavoratore” debba essere un must per il futuro: è un aspetto che le aziende devono comprendere bene giacché sono le stesse nuove generazioni di lavoratori, uomini e donne, che ce lo richiedono. I nuovi lavoratori, che hanno infatti un bagaglio professionale maggiore, con competenze e profili più elevati, esprimono nuovi bisogni in relazione alla disponibilità di strumenti e modalità di lavoro innovative, che tengano debitamente conto dei ritmi di vita e dell’equilibrio tra i vari aspetti ; la flessibilità e l’autonomia nella gestione dei cicli di lavoro risultano essere tra i benefit maggiormente impattanti nella gestione dell’organizzazione del lavoro da parte delle nuove generazioni.

La flessibilità può estendersi anche agli spazi fisici di lavoro. In Cisco abbiamo sperimentato ad esempio come la realizzazione di nuovi luoghi per lavorare e  nuovi spazi di aggregazione nei nostri uffici agevoli le persone ad una maggiore condivisione e migliore produttività. Inoltre, abbiamo puntato sull’utilizzo intensivo delle piattaforme di collaborazione e di telepresenza proprio per agevolare e migliorare non solo le performance delle attività lavorative ma un maggiore equilibrio tra vita e lavoro; infatti la telepresenza  oggi  utilizzata in oltre il 40% delle attività lavorative dei nostri dipendenti.

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I dati europei relativi alla presenza femminile nel settore ICT hanno fotografato una situazione non molto incoraggiante: le donne rappresentano solo il 30% della forza lavoro di cui oltre il 20% composto da professioniste trentenni mentre si assiste nella fascia anagrafica a partire dai dai 45 anni all’abbandono del settore a metà carriera (il cosidetto fenomeno della Femal Leaky Pipeline) che determina un drastico calo della presenza femminile che infatti con estrema difficoltà riesce a raggiungere solo il 9% del totale della forza lavoro. Che tipo di strumenti possono mettere in campo le aziende per evitare il disperdere di queste risorse importanti? E in particolare avete voi riscontrato nella vostra realtà l’incidenza del fenomeno?
Fortunatamente la nostra azienda ha da tempo analizzato il fenomeno della femal pipeline e sta ponendo in essere una serie di misure e strumenti correttivi per invertire il processo. Lo sforzo culturale di fondo è quello di dar vita ad uno spazio in cui le donne possano ritrovarsi, nella gestione di un progetto partecipato. E’ difficile creare pipeline di talenti al femminile in questo settore anche a causa della scarsa presenza femminile “in partenza” nel mondo ICT, soprattutto nel nostro paese; credo fortemente che in questi casi per poter ottenere una inversione di rotta bisogni partire dando esempi forti. Sono rimasta positivamente colpita dal fatto che il nostro nuovo CEO Chuck Robbins abbia costituito un leadership board in azienda al 50% femminile, perfettamente bilanciato, scegliendo donne di valore riconosciuto ed apprezzate dalla comunità, è un esempio che fa la differenza. Bisogna aprire i board alle donne, ce ne sono tantissime di valore in azienda, e per farlo si devono mettere in campo strumenti per facilitare questi percorsi. Intanto si può partire dando l’esempio con la scelta delle persone da collocare in posizioni di leadership, ma si devono anche introdurre nuovi percorsi di collaborazione intergenerazionale che accompagnino le giovani donne con opportunità di mentorship a supporto della crescita personale e professionale.

Questi percorsi infatti  aiutano le nuove generazioni di donne a rafforzare la propria autostima, autonomia e autorevolezza riuscendo a lanciare il cuore oltre l’ostacolo e ad abbattere le barriere culturali e gli stereotipi di genere che spesso frenano, spingendole a proporsi con rinnovata consapevolezza in posizioni apicali e di responsabilità all’interno delle proprie aziende.

Ad esempio io ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino lavorativo un mentor talmente aperto e convinto dell’integrazione della gender diversity, convinto che avere un team bilanciato a qualsiasi a livello sia da considerarsi un punto di forza  e soprattutto un differenziale importante nel business. Come azienda cerchiamo di favorire la creazione di opportunità di questo tipo per le donne: ad esempio abbiamo lanciato nel 2014 in collaborazione con Piano C un  progetto dal titolo “10 idee per uno smart working al femminile”, supportando Un  percorso di formazione, coaching di gruppo e tutoring parallelo al loro lavoro sul  progetto operativo scelto da Cisco: produrre “10 idee innovative per uno smart working al femminile”.

In realtà la mancata partecipazione femminile non è solo una questione culturale ma ha impatti anche economici: vari studi hanno sostenuto come una maggiore presenza femminile nei vertici aziendali assicuri migliori rendimenti in termini economici (34% in più degli utili tra gli azionisti). Eppure in Europa ai livelli apicali troviamo solo il 19% di donne (dato che risulta in linea anche con la vostra composizione aziendale come riportato nel CISCO CSR Report 2015). Come provare quindi a superare stereotipi culturali e/o aziendali che non sempre permettono uno sviluppo bilanciato?
Quando un’azienda si interfaccia con un mercato fatto al 51% di donne,  se vuole  trasferire un valore a quel mercato deve avere un team di persone che dal punto di vista di genere,  sia diversificato e sia un riflesso del mercato stesso. Anche solo per questa banalissima ragione le aziende dovrebbero porsi la questione di una maggiore presenza femminile. E di una maggiore diversità in generale: il tema della diversity infatti va considerato non solo in relazione alla differenza di genere, ma in termini di inclusione delle disabilità, differenze culturali, religiose etc. Dobbiamo pensare ad un ambiente di lavoro in cui queste diversità della società siano rispecchiate perché solo in questo modo le aziende possono essere competitive sul mercato in termini economici di prodotti, servizi e innovazioni sociali ed avere successo a lungo termine.

Indubbiamente una delle barriere esterne di accesso al settore trova causa anche nella poca presenza femminile nei percorsi di studio STEM, per vari ordini di motivi, ma sicuramente è condiviso da più parti la necessità di avvicinare le nuove generazioni femminili ai percorsi di studio scientifici. Ma come?
Per aziende come la nostra ritengo sia un dovere in termini di responsabilità sociale mettere in campo progetti nella promozione di un maggiore e migliore accesso delle nuove generazioni soprattutto femminili ai percorsi di studio scientifici. Sappiamo che spesso le ragazze non si affacciano alle cosiddette discipline STEM proprio perché le ritengono troppo complicate e distanti dalle loro possibilità, a causa dell’influenza negativa degli stereotipi di genere e della mancanza attuale di modelli di riferimento femminili. In Cisco da tempo abbiamo deciso di agire a livello di cultura e portiamo avanti varie iniziative proprio a partire dalle scuole. Una delle iniziative in cui investiamo  particolarmente è la NetworkingAcademy, un progetto di formazione per il  personale qualificato che ogni anno coinvolge oltre 20 mila studenti delle scuole secondarie superiori, scuole tecniche, in cui circa oltre il 19% sono donne.. Un’altra iniziativa annuale in cui siamo impegnati è la giornata Girls in ICT Day: organizziamo giornate per occasioni di confronto ed orientamento facendo incontrare le ragazze delle scuole superiori con donne che lavorano nel settore ICT e che fanno della tecnologia uno strumento quotidiano di lavoro e gestione del work life balance. L’anno scorso hanno partecipato alla giornata Cisco Girl in Ict oltre 3 mila ragazze in tutto il mondo. Anche in questo caso usiamo tantissimo lo strumento del mentoring portando avanti progetti di STEM mentoring per dar vita ad esperienze e momenti di incontro, dialogo e confronto e far incuriosire le nuove generazioni femminili alle STEM.

Quali i tuoi prossimi obiettivi e cosa Ti auguri, come donna e come tecnologa, per il futuro delle nuove generazioni al femminile?
Per me stessa mi auguro di poter continuare a mantenere l’equilibrio che ho raggiunto, mi sento bene nella pelle che ho, per il percorso che ho fatto e soprattutto il progetto che ho costruito e continuo a costruire giorno dopo giorno, continuando a imparare dalle persone che mi circondano. E soprattutto mi auguro di poter trasmettere questo approccio, la stessa voglia, la stessa passione e perché no anche l’equilibrio nella felicità in primis al team con cui lavoro, alle persone con cui condivido la mia vita lavorativa e che sono per me una grandissima ricchezza e motivazione: ho visto molte persone del mio team crescere con me in questi anni e questo è stata indubbiamente una delle soddisfazioni più grandi in assoluto.

Mi auguro, inoltre, che le nuove generazioni, in particolare al femminile, che avranno indubbiamente un rapporto con la tecnologia molto più diretto e spontaneo rispetto al nostro, potranno godere di questo approccio più semplice. Spero che da queste nuove generazioni possa svilupparsi ed espandersi sempre più la consapevolezza di quanto e come possa la tecnologia avere un impatto positivo per il nostro paese sia a livello economico (penso alla creazione di nuovi posti di lavoro e nuove attività, completamente diverse dal passato, startup, artigiani digitali etc) sia soprattutto nel sociale. Auspico una generazione di persone più equilibrate nell’utilizzo della tecnologia che si adoperino per un impatto della propria attività lavorativa che vada oltre i semplici ricavi dell’azienda stessa ma che possa dar vita ad un riscontro positivo nella realtà sociale e nelle comunità in cui quelle stesse persone opereranno. Insomma che si riesca ad andare oltre lo spazio dell’economia di un semplice settore merceologico e ci si concentri invece sulla positività degli impatti sociali che inevitabilmente la tecnologia ha ed avrà sempre più in futuro sulle nostre vite (IoE).

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice non strutturata presso Enti di ricerca e Università, Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 10 anni, con focus su: ICT e socialmedia ed impatto sugli stili di vita, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cyberharassment e cybersafety. E’ Responsabile del Coordinamento editoriale della Rivista accademica RES PUBLICA. Al suo attivo (italiano, francese ed inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore ICT e digitale: TechEconomy, Girl Geek Life.

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