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Niente iPad per Natale, grazie. E nemmeno iPhone

Ragazzi

Avvertenza 1: uso i termini iPad e iPhone nel titolo come eponimi per indicare tutti i tablet e tutti gli smartphone di fascia alta.
Avvertenza 2: regalare un tablet come supporto didattico a un ragazzo con DSA è un’eccezione a quanto sto per dire e una buona scelta, che avrete sicuramente già fatto visto che sta già finendo il primo quadrimestre.

Per Natale, non regalare un tablet ai tuoi figli. E nemmeno uno di quegli smartphone da centinaia di euro. Capisco il tuo desiderio di regalare tecnologia utile, e proprio per questo motivo non sono quelli gli articoli giusti.

Niente tablet, grazie

Il tablet è sostanzialmente una piattaforma di fruizione. Lo usi per cazzeggiare sul divano mentre guardi la tv. Ci leggi i giornali online, fai qualche ricerca, perdi tempo sui social, controlli un po’ la mail. Tutto qui. Non serve praticamente a nient’altro. Forse tuo figlio ha bisogno di un aiuto per diventare un couch potato?

Ma gli ebook?

Dice, ma mia figlia me lo ha chiesto perché così ci legge gli ebook. Certo. Anche io a suo tempo volevo un Sony Walkman di quelli che registravano “perché così posso registrare le lezioni“. Io ovviamente volevo un Walkman per fare il figo, e come tutti i ragazzi mi sono inventato la miglior scusa possibile per farmelo comprare. E no, non me l’hanno preso. Mi presero in parola e mi ritrovai con un registratore. Di quelli a minicassette. Dieci punti su dieci per la funzionalità, ma meno qualche milione come figaggine. Il Walkman poi me lo sono comprato da solo. Come tutta la tecnologia di consumo, è durato qualche anno e poi ne ho fatto a meno senza dolore. Nel frattempo avevo scoperto la differenza fra sfizi e bisogni.

Ma lui ci studia!

Chiariamoci su cosa intendiamo per “studiare“. Un tablet è una piattaforma di fruizione. Ossia di lettura (e nemmeno ottimale perché. per leggere, un banale lettore di ebook è moooolto meglio).
Usarlo per scambiare dei file con qualcuno è da mal di testa. Produrci contenuti di qualche tipo è una barzelletta. Davvero, parliamo di produrre contenuti con qualcosa che non ha una tastiera? Dice, ma può usare l’input vocale. Se non sei nel caso dell’avvertenza 1, mi fai ridere.

Ma i suoi amici ce l’hanno!

Embé? Stai crescendo un figlio così imbelle da non essere in grado di distinguersi? Quando avevo 14 anni tutti i fighi avevano il Garelli. Nero. Se femmina il Ciao, bianco. A me toccò un Malaguti dismesso da mio zio. Arancione. Con il quale ho fatto il figo uguale e ho capito che le compagnie e le amicizie che puoi raggiungere perché hai il motorino giusto, veramente, non hanno niente da dirmi. Poi vedi tu, eh.

Ma lo usa a !

Ecco, a me una scuola che vede come propria missione l’addestramento alla fruizione (passiva) di contenuti anziché l’educazione alla loro analisi e produzione, fa un po’ ribrezzo. Poi certo, qualcuno
ha deciso che con tutti i robot che ci sono nelle fabbriche, la TV non basta più a pacificare le masse e occorre crescere una generazione di fruitori passivi di tecnologia, ma non sono tenuto a essere d’accordo.

Niente super smartphone, grazie

Lo smartphone ormai è ovunque, ed è la principale interfaccia con Internet. Notizie, social e acquisti passano per la maggior parte di lì. Quindi perché non regalargli l’ultimo modello da 700 euro o più?

Perché sono soldi buttati, ecco perché. Primo, uno smartphone ha una aspettativa di vita di due-tre anni, quale che sia la fascia di prezzo. Secondo, uno smartphone di fascia alta non fa nulla che non sia fattibile anche con un modello più economico. Certo, il modello economico fotografa magari a 8Mpx invece che a 25. Che sono fondamentali, per fotografare la pizzata con i compagni.
O forse ha “solo” 16Giga invece di 64. E di cosa li riempie, 64Giga, che non possa tenere sul PC a casa? E magari il modello più economico è meno sottile, meno stiloso, non è della marca giusta. Vedi sopra.

Ma nella sua compagnia hanno tutti il TelefonoMoltoFamosoNonchéFigo!

Anche qui, vedi sopra, ma poi ripeti con me: è un telefono. Ciò che uno strumento fa è infinitamente più importante di come lo strumento appare. Questo, magari, sarebbe un insegnamento importante per tuo figlio.

Senza parlare del fatto che il design spesso diverge dalla praticità e dall’efficacia della funzione. Ti ricordi i telefoni con cui sei cresciuto? Quelli che sembravano dei tostapane. Sovietici. In ghisa. Ecco, ti ricordi con che schifezza ti sei ritrovato quando Giugaro ha pensato bene di disegnare un telefono? Sì, proprio quello che se non stavi attento la cornetta scivolava sempre via e se facevi un passo mentre parlavi ti portavi dietro telefono e tutto?

Ecco. Ti stupisce se ti dico che la migliore qualità della ricezione (“Non prende!” “Mah, guarda, io ho tre tacche“) non fa parte del design? E vogliamo parlare della solidità? O magari a te il cellulare non è mai sfuggito di mano, o non te lo sei mai dimenticato nella tasca dei jeans.

Ma allora cosa gli regalo?

Restando nell’ambito tecnologico, che ne dici di qualcosa che lo stimoli? Non li vedi tutti quei ragazzi ingobbiti sullo smartphone quanto si annoiano? Ti annoieresti anche tu se il tuo rapporto con i mondo si fermasse a ridere di battute stantie, commentare foto scadenti e perdersi in polemiche inutili su argomenti sui quali non hai comunque alcuna voce in capitolo.

Quindi a tuo figlio regala qualcosa di vero, di divertente, da fare, qualcosa su cui spremersi le meningi. Regalagli qualcosa che lo faccia crescere come persona, non che lo aiuti a passare il tempo mentre invecchia.

Se ha l’età giusta (sotto i 17), iscrivilo gratis a un CoderDojo. Pagagli un corso di programmazione o di robotica per ragazzi. Con un robot didattico, o una Raspberry Pi, o un Arduino (tutte cose sui 100 euro) può avere il suo computer personale, cimentarsi con problemi veri e scoprire cos’è la passione, lo studio, il lavoro in gruppo, e l’Inglese lo imparerà come effetto collaterale. E  la passione, credimi, è il più bel regalo che tu possa fargli. Perché sarà con lui per il resto della vita.
Certo, magari si divertirà troppo e abuserà delle sue conoscenze. Ma i carabinieri a casa è meglio che arrivino perché entra nel sito della scuola, o si è costruito un robot che terrorizza il cane dei vicini o perché gli telecomanda la porta del garage, piuttosto che perché fa il bullo sui social o si vende foto sexy in cambio di una ricarica. Opinione mia, eh.

E adesso smettila di lucidarti gli occhi con la tecnologia di consumo come se non avessi nessun interesse al mondo e trova magari il modo di regalare a te e tua moglie qualche giorno di vita in giro o in una SPA, senza figli. Giusto per riscoprire che cosa, un giorno lontano, ha portato ciascuno di voi a scegliere quella specie di curioso animale domestico.

Buon Natale.

Walter Vannini

L’algoritmico è politico.
Sono un informatico, perché la mia passione è usare il digitale per superare i problemi.
E sono un counselor, perché le soluzioni sono prima umane e organizzative, e solo dopo tecnologiche.

Lavoro con i dati per garantire a PMI e grandi aziende decisioni e processi più efficaci, rapidi e adattabili. Un’analisi intelligente, automatizzata e in tempo reale dei dati di vendita, di mercato e dei social per poter competere alla rapidità richiesta dal mercato.

Per gli amanti delle keyword dirò data science, data governance, big data, botification, machine learning, Artificial Intelligence, User Experience, LEGO™ SERIOUS PLAY™.

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