Diritto al digitale

L’IP Box è il nuovo salvadanaio per le imprese?

Coraggio

Questo è un guest post del mio collega Christian Montinari su di un’opportunità molto interessante per le imprese italiane e straniere che investono in Italia.

La Legge di Stabilità 2015 ha istituito un regime opzionale di tassazione agevolata per lo sfruttamento della proprietà intellettuale noto come “”: una mossa importante in un contesto come quello dell’economia digitale nel quale la tutela della proprietà intellettuale è necessariamente al centro dei processi di innovazione. Per comprenderne l’importanza, basta infatti considerare che (secondo i dati dell’istituto di ricerca Lux Research) solo nel settore wearable il numero di brevetti è cresciuto ad un tasso annuo del 40% dal 2010 ad oggi, con 41.301 brevetti complessivi depositati. Ma cos’è di preciso l’IP Box?

Cos’è IP Box?

L’IP Box offre una tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo (anche in base a contratto di licenza) di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, con lo scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.

Quale risparmio fiscale genera?

La norma prevede per tutti i titolari di redditi d’impresa, inclusi i soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia, la parziale detassazione dei proventi/redditi derivanti dallo sfruttamento dei sopra citati beni immateriali per un ammontare pari al:

  • 30% per il periodo d’imposta 2015;
  • 40% per il periodo d’imposta 2016;
  • 50% dal periodo d’imposta 2017 in avanti.

È prevista, altresì, l’integrale detassazione della plusvalenza derivante dalla eventuale cessione del bene immateriale a condizione che almeno il 90% del relativo corrispettivo sia reinvestito in immobilizzazioni assimilabili.

L’opzione per beneficiare di tale regime ha durata di 5 anni e deve essere comunicata tramite il servizio telematico utilizzando l’apposito modello.

Qualora, tuttavia, vi sia sfruttamento “diretto” del bene immateriale, la quota di reddito agevolabile è determinata quale conseguenza di un accordo di ruling (un interpello) con l’Agenzia delle Entrate e l’opzione ha efficacia dal periodo di imposta in cui è presentata l’istanza di interpello.

Cosa bisogna fare per approfittare dell’IP Box?

Deve essere depositata un’istanza di interpello corredata dalla documentazione atta a:

  1. individuare analiticamente i beni immateriali dal cui utilizzo diretto deriva la produzione della quota di reddito di impresa agevolabile;
  2. indicare dettagliatamente il vincolo di complementarietà, qualora esistente, tra i beni immateriali di cui alla precedente lettera a, utilizzati congiuntamente, come un unico bene immateriale, ai fini dell’agevolazione nell’ambito della realizzazione di un prodotto o processo;
  3. fornire la chiara descrizione dell’attività di ricerca e sviluppo svolta e del diretto collegamento della stessa con lo sviluppo, il mantenimento, nonché l’accrescimento di valore dei beni di cui alla precedente lettera a;
  4. illustrare dettagliatamente i metodi ed i criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita, nonché le ragioni per le quali tali metodi e criteri sono stati selezionati.

Per le “microimprese, piccole e medie imprese” – i.e. con un fatturato inferiore a 50 milioni di Euro – è prevista una procedura di ruling semplificata che permette di definire i metodi ed i criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita direttamente in sede di contraddittorio con l’Agenzia.

Bisogna affrettarsi!

L’istanza di interpello può essere integrata entro 120 giorni dalla sua presentazione, attraverso memorie integrative atte a documentare ed illustrare le informazioni richieste ai precedenti punti da a) a d).

Con riferimento al periodo d’imposta 2015, pertanto, saranno considerate validamente presentate le istanze inviate entro il 31 dicembre 2015 con le indicazioni formali richieste dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate (denominazione dell’impresa, sede legale o domicilio fiscale, codice fiscale e P.IVA, eventuale indicazione del domiciliatario nazionale ai fini della procedura di ruling nonché indicazione dell’oggetto dell’accordo preventivo), integrate nei successivi 120 giorni con la documentazione e informazioni di cui ai sopra citati punti.

È il momento giusto per create un’IP Company di Gruppo?

La creazione di una IP Company di Gruppo, anche attraverso operazioni straordinarie fiscalmente neutrali attraverso le quali centralizzare la detenzione dei beni immateriali, unitamente all’esercizio dell’opzione per il regime di consolidato nazionale, potrebbe rappresentare una lecita forma di pianificazione fiscale in grado di:

  • consentire una più agevole gestione della disposizione agevolativa in argomento (attraverso unicamente la corretta definizione dei canoni di licenza – royalties – dei beni immateriali al Gruppo);
  • eliminare l’obbligo di presentazione dell’istanza di ruling (che rimarrebbe su base facoltativa);
  • ottimizzare gli effetti derivanti dall’utilizzo congiunto dei due regimi.
Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

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