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Agenda digitale, Polimi: si passi all’attuazione, Italia lenta su recepimento provvedimenti

Strategy

L’Italia sull’ ha compiuto dei passi avanti ma c’è ora la necessità di passare all’azione. E’ questa in sintesi l’analisi condotta dll’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano. “Nuovi piani strategici con obiettivi specifici e priorità chiare, un forte orientamento all’attuazione dell’AgID, progetti abilitanti, una governance rinnovata, risorse europee finalmente impiegabili, un nuovo quadro di riferimento per gli approvvigionamenti pubblici, riforme strutturali con effetti sulla carta dirompenti e un mercato digitale che torna a crescere: sono tutte condizioni favorevoli per l’attuazione dell’Agenda Digitale – spiega Alessandro Perego, Responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano –. Ora non ci sono più alibi: gli attori del sistema devono passare dalla giusta denuncia degli ostacoli e dei ritardi, alle iniziative concrete. L’Agenda Digitale italiana deve passare dalla fase di definizione dei piani a quella della loro esecuzione. Auspichiamo di poter misurare già dal prossimo anno sempre meno ritardi e sempre più risultati tangibili”.

Perchè se è vero che è stata definita una strategia nazionale di attuazione dell’Agenda Digitale, così come piani per la banda ultralarga, la fatturazione elettronica, da marzo obbligatoria verso tutte le PA è realtà,  e si  registra fermento a livello locale, con dieci Regioni italiane su 21 che hanno già formalizzato documenti sulle priorità di attuazione dell’Agenda Digitale e altre 8 che li stanno completando, è pur vero che analizzando solamente i numeri non si nota un deciso salto di qualità: dal 2012 a oggi sono stati recepiti solo 32 dei 65 provvedimenti attuativi previsti dai Decreti Legge sull’Agenda Digitale, mentre il Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione europea vede l’Italia ancora ferma al quart’ultimo posto in Europa per digitalizzazione. Tuttavia, nell’ultimo anno sono state gettate molte basi importanti per una svolta digitale del Paese. Ora è il momento di passare all’effettiva attuazione.

Le possibilità di finanziamento ci sono, continua Perego: “sono disponibili le risorse dei fondi strutturali. Per accedervi è però necessario sviluppare competenze avanzate di ingegneria finanziaria, passando dalla logica di finanziamento mono-risorsa, mono-erogatore e mono-prodotto che ha caratterizzato gli scorsi anni, a una “blended funding”, che abbini più prodotti, attinga a molteplici risorse, spesso europee, e cerchi di valorizzare la collaborazione tra PA e privati”. E oltre ai fondi europei, l’attuazione dell’AD italiana può contare anche su risorse nazionali, locali e private. Se le risorse locali e private sono incerte o difficili da quantificare, per quelle nazionali si può contare su 22 bandi di finanziamento nazionale per un valore complessivo di 13 miliardi di euro disponibili a partire dal 2015 (di cui 3,5 miliardi già durante il 2015) utilizzabili in particolare da imprese private. Una disponibilità significativa, ma solo 9 bandi su 22 (e il 46% delle risorse disponibili) hanno come obiettivo specifico uno o più temi di Agenda Digitale. È necessario quindi inserire investimenti in digitalizzazione in progetti finalizzati all’ottenimento di altri risultati.

Quindi si deve passare all’attuazione:  dei 32 provvedimenti ancora da recepire, 20 avevano una scadenza rispetto a cui presentano ritardi medi di oltre 700 giorni, mentre 14 richiedono ingenti sforzi di coordinamento. Solo un provvedimento è stato abrogato. Le principali ragioni dei ritardi sono l’eccessivo numero di provvedimenti attuativi, una progressiva stratificazione di atti normativi nel tempo, l’assenza di un effettivo monitoraggio periodico, l’elevato numero di provvedimenti senza scadenza. Per semplificare il lavoro del regolatore, potrebbe essere utile abrogare 11 provvedimenti il cui contenuto è ormai obsoleto, come conseguenza del decorso del tempo o della successiva emanazione di altre Leggi.

L’Osservatorio Agenda Digitale ha anche definito un cruscotto di oltre 100 indicatori che consenta di fare precisi confronti con gli altri Paesi europei per ogni area di attuazione. Ha quindi elaborato un indicatore complessivo, il “Digital Maturity Index” (DMI) che riporta in modo sintetico lo stato di digitalizzazione dei vari Paesi europei e dimostra una stretta correlazione tra questo indice e il PIL pro capite. Secondo il DMI l’Italia risulta al 21° posto su 28 Paesi europei ed è il Paese con più alto PIL pro capite tra quelli caratterizzati da bassi valori del DMI. Per allineare il PIL pro capite ai Paesi più ricchi con dimensione simile alla nostra è indispensabile un incremento significativo delle performance sul fronte della trasformazione digitale.
“Confrontando l’Italia e gli altri Paesi europei sulla base del cruscotto di indicatori, si nota come l’attuale Agenda Digitale italiana abbia aree di attuazione poco coperte, come quella dell’Innovazione digitale delle imprese. Sono tuttavia stati impostati buoni sistemi di monitoraggio per le aree legate a Connettività, eGov e Competenze – conclude –. In generale l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana è allineata al resto d’Europa per le aree eGov e OpenGov, mentre è in ritardo per le altre aree. Con i progetti SPID, PagoPa e ANPR è in via di miglioramento l’area relativa alle Infrastrutture di servizi digitali a PA e imprese”.

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