Diritto al digitale

Dopo l’ #ItalianDigitalDay si passerà al fare?

Mare

L’Italian Digital Day appena conclusosi ha sollevato molte domande circa gli attuali piani del Governo sull’Industria 4.0, meglio chiamata Internet of Things o . Il mio pensiero all’indomani dell’evento, che doveva essere una sorta di “milestone” per l’innovazione italiana, è bene sintetizzato nelle parole di Roberto Viola, il direttore generale DG Connect della Commissione europea, che alla domanda relativa a cosa mancasse all’Italia digitale ha molto onestamente risposto:

Manca il fare.
Da qui parte il percorso in cui l’Europa vuole supportare l’Italia con fondi e iniziative legislative“.

Uno degli argomenti a me più cari l’Industria 4.0 è stata meramente accennata ma, ciò che più importa, è che non si sia discusso nè di cosa fare per incoraggiare le imprese ad investire nell’IoT in Italia nè di come aiutare quelle che già lo fanno. L’Industria 4.0 è certamente il futuro ma è già parte del presente e se non agiamo immediatamente è un treno che non passerà due volte.

Dalle parole di Viola sembrerebbe che non sia un problema di fondi e di crisi economica. E allora forse il problema è di trovare il modo migliore per raggiungere gli obiettivi. Questo passaggio non può avvenire senza il coinvolgimento dei privati che lavorano quotidianamente sulle tecnologie dell’Internet of Things il cui ruolo non mi sembra che sia stato enfatizzato (quantomeno non abbastanza enfatizzato) durante l’Italian Digital Day.

C’è un video in cui Enrico Gasperini, uno dei padri dell’innovazione in Italia che di recente purtroppo è mancato, illustra cosa voglia dire “fare sistema“. E uno dei 5 capisaldi della formula suggerita da Gasperini è:

“Bisogna sostituire alla parola sovvenzioni, fondi perduti, ecc., la parola coinvestimenti, investire insieme privato/pubblico 

Il privato è disposto a coinvestire soprattutto in un settore innovativo e con enormi aspettative di crescita (anche economica) come l’IoT, ma non può permettersi i tempi e la burocrazia del pubblico. Se una società investe in Italia non può farlo sulla base di mere dichiarazioni programmatiche a cui seguono tavoli di discussione tra i diversi Ministeri, raccomandazioni, linee guida ecc.. E soprattutto ha bisogno che le misure adottate dal Governo si allineino alle esigenze delle imprese e del mercato, mentre sembra quasi che il Governo voglia decidere dalla propria “camera dei bottoni”.

Ho sottolineato varie volte che la neocostituita IoTItaly vuole essere proprio l’anello mancante nel l’implementazione dei progetti per la crescita dell’Industria 4.0/IoT in Italia. Non vuole essere una dichiarazione propagandistica, ma è un dato di fatto che senza il coinvolgimento dei privati è improbabile che dal dire si possa passare al fare.

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

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