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#IoE e aree metropolitane: la trasformazione delle città in Smart City è in atto?

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, PA e : la crescita procede tra consapevolezze e difficoltà

“La Pubblica Amministrazione è complessivamente uno dei settori in cui sta crescendo più rapidamente l’uso dell’Internet delle cose”, ha affermato di recente Ruthbea Clarke, Smart Cities Research Director di IDC: “Ritengo che cominci ad esserci meno confusione (da parte delle amministrazioni, ndr), nel comprendere di cosa si tratti realmente.” Un vento di cambiamento, quindi: una maggior consapevolezza da parte di chi amministra le aree urbane e metropolitane può realmente impattare sulle aree critiche cittadine, portando risparmi e ottimizzando processi? Un quinto delle amministrazioni statunitensi, interrogate da IDC, ha dichiarato di essere in fase di realizzazione dei progetti o in fase pilota.

Tuttavia, nonostante la consapevolezza, non mancano le difficoltà per far partire i progetti e per raggiungere i risultati: Tom Kerber, analista di Parks Associates, ritiene che molte amministrazioni lottino continuamente per ottenere finanziamenti legati a iniziative per l’internet delle cose, in uno sforzo continuo che le vede impegnate a dimostrare i reali contributi nella riduzione dei costi o, in alternativa, all’aumento delle entrate: “il processo di approvazione dei progetti nel settore pubblico può essere una sfida difficile“, dice Kerber. “Molti settori verticali all’interno del settore pubblico, come quello idrico e quello elettrico, potrebbero beneficiare di un’infrastruttura combinata, ma purtroppo le aziende sono abituate a lavorare in modo indipendente“, senza collaborazioni e partnership in grado di incidere. In aggiunta, Kerber afferma anche che a limitare gran parte degli sforzi sono i farraginosi passaggi burocratici.

Malgrado queste difficoltà però, secondo Gartner, i device connessi legati alla dimensione delle smart city arriveranno alla cifra di 9,7 miliardi entro il 2020, rispetto agli 1,1 miliardi che si prevedono entro la fine del 2015: nonostante la burocrazia che si mette di traverso e che impedisce spesso alle PA di muoversi concretamente, il cambiamento quindi è sostanzialmente in atto. Un cambiamento che, però, deve focalizzarsi davvero nelle zone critiche delle aree metropolitane le quali, sempre secondo rilevazioni di IDC riportate da Ruthbea Clarke, sono attualmente quattro: la mobilità e i mezzi di trasporto, la sicurezza pubblica, l’ambiente e, infine, il turismo.

L’adozione sta avvenendo davvero? Alcuni esempi concreti

cityQuando si parla di Internet of Everything o di Smart City molto spesso si compie l’errore di partire prevenuti riguardo alla fattibilità e alla concreta realizzazione dei progetti legati ad esse; in realtà, in molte parti del mondo le cose stanno realmente cambiando e molte città e aree metropolitane hanno cominciato gradualmente ad adottare tecnologie IoE per l’amministrazione cittadina. Gli esempi di una reale trasformazione e di risultati realmente raggiunti per le città intelligenti non sono pochi e di seguito ne sono riportati solo alcuni in grado di rendere l’idea della portata della trasformazione in atto:

  • La città di Amburgo da anni punta sull’Internet of Everything per realizzare modelli intelligenti per la gestione delle attività portuali: nello specifico, una delle azioni più recenti è stata quella di creare la “smartROAD”, una infrastruttura in grado di monitorare, controllare e agire in diverse aree del porto, dalla illuminazione intelligente (grazie alla quella le luci si accendono solo dove serve) ai sensori ambientali per la rilevazione dell’inquinamento, dai sensori strutturali in grado di controllare le infrastrutture mobili (come i ponti) ai sensori di traffico per la gestione intelligente della mobilità nelle ore più complesse. Tutti i sensori e i sistemi di monitoring sono collegati ad un’unica infrastruttura di rete e i dati vengono elaborati da un software di analisi e i risultati sono resi disponibili attraverso un unico pannello di controllo dal quale è possibile osservare tutto con un rapido colpo d’occhio.
  • Come risolvere i problemi di una città che conosce un’improvvisa crescita demografica senza aggravare le uscite finanziarie della Pubblica Amministrazione? Era il problema da risolvere del Comune di Mississauga, il quale si è rivolta a Cisco per creare in tutta la città una rete wireless e una rete in fibra privata integrandola con le soluzioni di sicurezza e quelle per la raccolta e l’invio di dati utili: telecamere, sensori, servizi di illuminazione, autobus, veicoli, sensori per la rilevazione dell’inquinamento e infrastrutture stradali, sono tutti connessi al fine di fornire informazioni che possono essere letti e amministrati dal Comune in real time; questo ha permesso di migliorare sensibilmente la viabilità cittadina, di comunicare tempestivamente con i cittadini in caso di eventi o emergenze e amministrare i diversi aspetti critici.
  • Un ulteriore elemento sensibile delle aree metropolitane è rappresentato dagli istituti scolastici, dove è necessario garantire forti standard di sicurezza e di controllo per assicurare la protezione dei soggetti più deboli e dei bambini:  l’Internet of Everything è stata la risposta a questa esigenza per la Punahou School, la scuola che frequentò Obama, che si è dotata di un ecosistema di rete in grado di connettere serrature wireless, illuminazione, riscaldamento, ventilazione, aria condizionata e telecamere in grado di riconoscere i movimenti umani e di inviare segnali se necessario; tutti questi elementi sono connessi alla rete attraverso un VPN, con la protezione di un firewall dedicato e con l’ausilio di un software gestionale; i benefici per la sicurezza scolastica e per la gestione degli edifici appartenenti alla scuola.

In conclusione, come si vede da questi esempi, l’Internet of Everything non è soltanto afferente ad una dimensione teorica, ma è in grado di incidere concretamente sulla vita quotidiana di una città e dei suoi abitanti: come sostiene IDC, siamo in un momento in cui questi cambiamenti stanno (finalmente) avvenendo nonostante le difficoltà e i rallentamenti che inevitabilmente per ora li accompagnano. Collegando dati, cose, persone e processi, la possibilità di costruire città intelligenti aumenta e diventa sempre più alla portata degli innovatori che puntano all’ottimizzazione delle dimensioni metropolitane e urbane.

Cosa manca quindi per la realizzazione delle smart city? Dal punto di vista tecnologico, come visto dagli esempi, poco o nulla: ciò che probabilmente serve davvero è un’amministrazione lungimirante in grado di comprendere la portata del cambiamento e la volontà di realizzarlo. 

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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