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“Open data maturity” in Europa: a che punto siamo? Ecco i dati Capgemini

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Gli , rileva una recente ricerca Capgemni, condotta per conto della Commissione Europea in occasione del lancio del Portale europeo degli Open data, rappresentano una opportunità di innovazione strategica che porterà benefici diretti e indiretti sull’economia europea. La società di ricerca stima come, per il periodo 2016-2020, le dimensioni del mercato europeo diretto degli Open Data sarà pari a 325 miliardi di euro con vantaggi soprattutto per la PA che rappresenta il primo utente di se stesso dal momento che dei dati liberati della pubblica amministrazione, dice la ricerca, sarebbe la prima beneficiaria assoluta in termini di opporunità di servizi e risparmi.

Ma qual è la situazione, in termini di attuazione e maturità di politiche Open data in Europa? Capgemnini ha ulteriormente approfondito il discorso con una seconda ricerca  Open Data Maturity in Europe 2015: Insights into the European state of play, che ha avuto il compito di analizzare la situazione dei 28 Paesei europei più Liechtenstein, Norvegia e Svizzera (EU28+).  Per misurare il loro livello di Open Data Maturity sono stati scelti due indicatori chiave: la maturità, appunto, delle politiche nazionali che promuovono Open Data, nonché una valutazione delle funzioni messe a disposizione su portali nazionali dei dati open.

Le principali evidenze: Readiness Open Data

L’indicatore “Readiness Open Data” mostra che, tra gli EU28+, 27 paesi hanno un portale Open Data nazionale e solo 4 ne sono ancora sprovvisti. Quanto alle politiche s aupporto, il 71% dei paesi ha attivato iniziative specifiche come parte di una strategia digitale più ampia o di un programma di progetti di eGovernment ma il settore con il più ampio margine di miglioramento è un coordinamento nazionale.

Uso degli open data

Come detto l’ 87% dei Paesi analizzati ha un portale nazionale e sono quattro non ne hanno: Lettonia, Liechtenstein, Lussemburgo e Malta. Ma qui esistono, a supplire, altri siti pubblici che offrono open data. Ma, chiariscono i ricercatori, avere un portale nazionale non significa necessariamente che i dati aperti vengano usati: 17 Stati dichiarano il numero medio di visitatori unici al mese che si attesta tra i 200 e 175,400 visitatori al mese. In media i Paesi analizzati ricevono 22.971 visitatori al mese, otto Stati ne ricevono invece circa 10.000.

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Difficile identificare l’utente tipo dei portali open data nazionali dal momento che il 56% dei Paesi non ha questo tipo di informazioni. Molti Paesi identificano i loro visitatori in un mix di cittadini, imprese e altre amministrazioni senza un gruppo predominante.

Impatto degli open data

E’ la domanda centrale quando si parla di Open data ma valutarne l’impatto è tutt’altro che facile per gli Stati. In alcuni casi gli effetti sono pratici e misurabili ma in molti altri capire come intepretare i ritorni delle politiche Open data resta una delle maggiori sfide da affrontare. Nel complesso il 47% dei paesi ha indicato che le politiche Open Data abbiano avuto un basso impatto sull’efficienza ed efficacia del governo mentre un terzo ha dichiarato di aver avuto ritorni moderati. Al momento quindi sol un quinto dei Paesi analizzati indica un alto impatto in termini di efficienza. Per quanto riguarda l’impatto sulla trasparenza, le risposte sono più uniformi: il 35% dei rispondenti parla di alto impatto, medio nel 26% e 39% basso. Bene anche il raggiungimento di accountability mentre sul fronte degli impatti sociali si è ancora in una fase troppo iniziale per valutarne gli esiti.

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Le principali evidenze: Portal Maturity

L’indicatore, invece, della “Portal Maturity” rileva una grande differenza tra le caratteristiche dei vari portali nazionali. Solo il 33% offre un meccanismo di feedback e la disponibilità di dati machine readable è relativamente bassa: solo il 15% dei Paesi hanno più del 75% dei dati disponibili in tale formato. In base alle specifiche caratteristiche dei portali è stato possibile definire tre cluster a seconda del livello di maturità degli stessi:

  • Principianti: raggruppa i paesi in cui sono stati fatti i primi passi, ma i paesi affrontano ancora problemi preliminari incluso il tema dell’accessibilità. In questi Paesi i Portali Open data nazionali hanno funzionalità limitate e anche la copertura dei dataset soffre di limitazioni.
  • Follower: in questi Paesi le basi sono impostate, tra cui una visione chiara su obiettivi e funzioni avanzate del portale. Tuttavia, l’approccio al rilascio dei dati è molto settorializzata e resta limitata.
  • Leader – trend setter: raggruppa i Paesi più avanzati quanto a portali open data, solidi e con funzionalità elaborate e con meccanismi di coordinamento tra domini. L’Italia è tra questi.

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E’ chiaro che i Paesi nelle posizioni più arretrate hanno ancora molta strada da fare ma i follower, chiarisce l’analisi, hanno le carte in tavola per compiere il definitivo passaggio al cluster successivo a patto che vengano messe in atto alcune raccomandazioni come il definire una strategia più ampia a supporto degli open data tra le PA e stabilendo anche accordi con possibili utilizzatori (associazioni, cittadini, imprese…); a livello più prettamente operativo indica la necessità di rendere i portali più user friendly e più ricchi di funzionalità accompagnando il potenzialmento delle piattaforme alla maggiore attività di informazione sul territorio attorno al tema open data. E, ovviamente, prevedere piani per supportare il rilascio di dataset con aperture più frequenti e di valore; senza dimenticare di stabilire inziative atte a misurare e valutare le iniziative open data per capirne potenzialità ed eventuali limiti da correggere.

 

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