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Al via il Portale europeo degli Open data: mercato potenziale da 325 miliardi

Data word cloud

E’ stata lanciata ufficialmente oggi la versione beta del nuovo Portale europeo degli  promosso dalla commissione europea come “punto unico di accesso a una serie sempre più ampia di dati prodotti dalle istituzioni e dagli altri organi dell’Unione europea ().” Il portale si rivolge all’intera catena del valore dei dati, dalla loro pubblicazione fino al riutilizzo: ad oggi sono disponibili oltre 240.000 dataset referenziati provenienti da 34 paesi europei. Attraverso il portale è possibile accedere agevolmente ai dati pubblici di tutta Europa, con oltre 13 categorie di classificazione dei contenuti, che vanno dalla salute o l’istruzione al trasporto, la scienza e la giustizia. Chiunque – cittadini, imprese, giornalisti o pubbliche amministrazioni – può cercare, accedere e riutilizzare dati completi per qualsiasi scopo.

In occasione del lancio sono stati anche diffusi i dati che tratteggiano, a livello economico e strategico, il potenziale degli open data: Capgemini ha infatti condotto una ricerca Creating Value through Open Data: Study on the Impact of Re-use of Public Data Resourceschè da conto di come, per il periodo 2016-2020, le dimensioni del mercato europeo diretto degli Open Data sarà pari a 325 miliardi di euro. Gli Open Data, infatti, sono in grado di creare valore economico in modi diversi, favorendo ad esempio l’aumento delle transazioni sul mercato, la creazione di posti di lavoro attraverso la fornitura di servizi e prodotti basati sugli Open Data, il risparmio sui costi e una maggiore efficienza. A livello diretto è la PA a trarre, secondo la ricerca, i potenziali maggiori vantaggi dagli open data a dimostrazione di come il public sector sia il primo utente reale dei propri dati “liberati”: si stima che la pubblica amministrazione possa guadagnare la cifra più alta, pari a 22 miliardi di euro nel 2020. Cifre elevate, ma ben lontane da queste vette, quelle previste per industria e commercio e trasporto, rispettivamente 10 e nove mililardi, fino ai fanalini di cosa del comparto agricolo e del il settore enterteinment con benefici attesi che si attestano sui 379 milioni di euro. In questo caso gli open data hanno un forte potenziale ma ci vorrà più tempo per ottenere pieni risultati.

Grafico 1

Tra i vantaggi attesi, spiega Capgemini, anche ricadute positive su altre sfere: l’impiego efficace degli Open Data, spiega Capgemini, potrebbe far risparmiare 629 milioni di ore di inutile attesa sulle strade dell’UE e contribuire a ridurre il consumo di energia del 16%. Nel 2020 i risparmi accumulati sui costi per le pubbliche amministrazioni che utilizzeranno gli Open Data nei paesi EU28+ dovrebbero raggiungere 1,7 miliardi di euro. 

A che punto sono i paesi europei nell’implementazione degli Open Data?

Capgemini ha realizzato anche un’altra indagine, Open Data Maturity in Europe 2015: Insights into the European state of play, stavolta per misurare il grado di maturità degli Open Data. In questo caso lo studio ha utilizzato due indicatori chiave: la disponibilità dei dati e la maturità del portale. Questi indicatori riguardano sia la maturità delle politiche nazionali a sostegno degli Open Data, sia la valutazione delle funzioni messe a disposizione su portali di dati nazionali. Lo studio dimostra che i paesi EU28+ hanno completato solo il 44% del percorso verso la piena maturità degli Open Data e che esistono grandi differenze tra i vari paesi. Un terzo dei paesi europei (32%), riconosciuti a livello mondiale, sta aprendo la strada adottando solide politiche, norme per la gestione delle licenze, buon traffico sul portale e tante iniziative ed eventi locali per promuovere gli Open Data e il loro riutilizzo.

Le raccomandazioni
Le due analisi hanno permesso ai ricercatori di formulare precise valutazioni su cosa servirà, per il futuro, per sfruttare appieno il potenziale degli open data a partire dalla necessità di aumentarne la conoscenza tra i cittadini e le aziende, adottare per gli Open Data un modello di costo gratuito, per quanto possibile, in modo da incoraggiarne il riutilizzo e massimizzare l’impiego di analytics del sito allo scopo di conoscere meglio la tipologia di utenti e le loro finalità di utilizzo per ottimizzare i contenuti e i servizi offerti. Senza dimenticare di sviluppare linee guida nazionali che si occupano di questioni come i domini di priorità e la frequenza di rilascio dei dati per contribuire a sostenere le iniziative locali.

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