Diritto al digitale

L’Internet of Things fa sistema in Italia

IoT

Il momento è topico per l’ e l’industry 4.0, e bisogna muoversi coordinati“. Questo è il commento di una delle società recentemente contattate dalla neonata Associazione IoTItaly che sembra rappresentare l’opinione di tutta l’industria che investe in Italia nell’Internet of Things.

E che il momento sia topico lo dimostra anche il “movimento” che c’è a livello delle istituzioni italiane: il 21 novembre ci sarà l’Italian Digital Day in cui pare che il nostro premier Matteo Renzi lancerà l’Digital Action Plan, un piano di circa 100 punti che dovrebbe riassume il lavoro svolto in questi mesi dai quattro tavoli del Governo sul “Internet of Things”, “Cittadini, Internet e Diritti”, “Internet e Tassazione” e “Interoperabilità delle banche dati”. Allo stesso tempo, il Ministero dello Sviluppo Economico sta per pubblicare principi per favorire la crescita delle Smart City in Italia. E, infine, il piano nazionale della banda ultralarga fa anc’esso esplicito riferimento all’Internet of Everything e alle Smart City.

Il che vuol dire che molte proposte sono al vaglio anche se resta il timore che rimangano dei principi senza alcuna attuazione concreta, l’esatto contrario di quanto sta accadendo a livello europeo.

Un paio di settimane fa ho incontrato al convegno IoT360, Hamid Falaki, che contribuisce al progetto inglese IoTUK. Il Governo inglese ha stanziato £ 40 milioni per investimenti nell’Internet of Things e, secondo il racconto di Hamid, non è possibile che gli obiettivi non siano raggiunti…. Tra i goal previsti vi sono azioni molto specifiche da ottenre entro due anni e le organizzazioni coinvolte nel progetto, nota non di marginale rilevanza, dovranno dare conto di come gli importi sono investiti.

Il Governo inglese dimostra attivismo sul tema anche se, rispetto all’Italia, parliamo certamente di uno Stato più ricco e solido. Ma – e continuo a ripeterlo ogni volta – non è una questione di risorse, quanto di come esse siano investite. E’ chiaro che le società italiane e straniere che investono nell’IoT in Italia devono avere la possibilità di massimizzare i loro investimenti, altrimenti li sposteranno in Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna se non direttamente fuori dell’Europa.

Ho aperto questo articolo citando il comune sentire delle :

Il momento è topico per l’IoT e l’industry 4.0, e bisogna muoversi coordinati“.

La sensazione delle industry quindi è che l’Italia debba fare sistema sull’IoT e che debba farlo ora. E’ per questo che è recentemente nata l’associazione , ed è su questo punto che verterà anche la prima riunione aperta anche ai non iscritti che si terrà il 25 novembre presso lo studio DLA Piper di Milano: un momento di confronto che vuole essere anche lo spunto per proporre azioni concrete e per trasformare l’urgenza in azione. Per informazioni: info@iotitaly.net

 

 

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

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