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#IoE nel business, nella società e nelle istituzioni: ecco l’#IoEtalks di Roma

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Innovazione, società e istituzioni: questi i tre macro-temi trattati nell’evento dedicato all’Internet of Everything, ospitato nella cornice dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, organizzato da in collaborazione con Intel. Tanti i relatori e molti gli spunti interessanti che si sono susseguiti nell’arco della mattinata nella quale si è discusso dell’importanza dell’Internet of Everything e del digitale non solo per il business, ma anche per gli altri aspetti della vita quotidiana come il rapporto con le istituzioni e con la società in generale, anch’essa in continua trasformazione per effetto, anche, delle innovazioni tecnologiche.

Innovazione e immaginazione: due facce della stessa medaglia

ioeProprio dall’innovazione è partito il dibattito di IoEtalks. David Bevilacqua, VP South Europe di Cisco ha avuto il compito di inquadrare quello che sta accadendo a livello di trasformazioni tecnologiche all’interno della società: “Si parla spesso del fatto che le innovazioni tecnologiche mettano a rischio i posti di lavoro. La realtà è un’altra: ne creano altri, di altro tipo”. Alla base dell’innovazione, aggiunge, non può che esserci l’immaginazione, l’arma che deve guidare la mente degli innovatori di impresa e non.  Lo dicono i dati: l’immaginazione e la creatività hanno impatti reali perché “il 70% delle iniziative digitali”, continua Bevilacqua “è fallimentare e la causa del fallimento è sempre l’incapacità di avere visione, di immaginare un futuro diverso”. Anche il modo di vivere la vita nelle organizzazioni è cambiato: “prima la socialità in azienda non era favorita”, anzi era semmai osteggiata. Le cose stanno cambiando proprio grazie al bisogno di immaginazione, di creatività e di confronto ma, conclude, “l’Italia è uno dei paesi che sul digitale esita, bisogna accelerare”.

Dall’immaginazione all’intelligenza, intesa come la capacità necessaria di utilizzare e analizzare i dati che provengono dalle smart things e dagli oggetti connessi alla rete: è il punto su cui si sofferma Carmine Stragapede, AD di Intel Italia, secondo cui “la connettività è uno dei pilastri del futuro e vogliamo rendere ogni oggetto connesso indipendentemente dal suo valore relativo e dalla sua dimensione”. Un’affermazione importante che ribasice le previsioni di Cisco secondo cui nel 2020 avremo circa 50 miliardi di device connessi alla rete in tutto il mondo: “non esiste settore applicativo che non verrà toccato dal digitale” conclude Stragapede. L’Internet of Everything però è anche uno dei motori che può riaccendere la crescita del paese attraverso la riscoperta della sua bellezza e del suo patrimonio artistico: è il parere di Maurizio di Robilant, Presidente e Fondatore di Robilant Associati, il quale sostiene che in Italia “bisogna riattivare la capacità di riconoscere il talento e di metterlo in moto”.

Società e istituzioni: cosa cambia adesso?

santoniL’Internet di tutte le cose e il digitale, però, non impattano solo sulla dimensione del business ma ha dei riscontri anche nel modo in cui ci rapportiamo alla società e alle istituzioni. Per spiegarlo il Professor Luciano Floridi dell’Università di Oxford parte da lontano, attraverso numerosi esempi che fanno riferimento alla cultura pop (il cinema con Casablanca e Apocalipse Now e il mondo videoludico), per spiegare come l’interazione con i dati e il nostro agire con essi potranno avere numerosi rivolti e cambiamenti epocali in diversi campi applicativi importanti come la sanità, dove “grandi aziende si sono messe insieme per sconfiggere il diabete proprio grazie alle tecnologie digitali” e ai sistemi di monitoring biometrici come i wearable. Proprio perché portatore di grandi cambiamenti, avverte il filoso, “il tema della governance è ancora attuale” così come manca, ancora, un sistema di policy largamente condiviso.

Al tema della sanità si ricollega Ciriaco Scoppetta, professore di neurologia all’Università la Sapienza di Roma: “Internet è stato pensato sulla base delle connessioni che avvengono nella rete encefalica, e ora Internet sta ricambiando il favore ampliando le capacità di elaborazione della collettività”. Un’affermazione interessante e suggestiva se si pensa alla quantità di dati provenienti dalla rete e che possono essere essere elaborati in real time. E proprio dalla partecipazione e dalla collettività che nascono iniziative per la consultazione pubblica del #BillOfRights, la carta dei diritti di Internet, alla quale hanno contribuito 14.000 persone: è l’esperienza raccontata da Anna Masera, capo ufficio stampa della Camera dei Deputati che ha sottolineato di come si sia trattato di un “ottimo esperimento” che potrebbe essere ripetuto in altre occasioni e su altri temi.

Ma innovazione e la digital transformation vogliono anche dire cultura: Flavia Marzano, Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione è partita da questo presupposto per sottolineare come manchi “una reale connessione tra mondo tecnologico e mondo umanistico”. Ecco perché “quando parliamo di ‘digital divide’ non dobbiamo solo pensare alla banda larga e alle infrastrutture di rete, il divario digitale è anche sociologico, culturale e di genere”. E va colmato anch’esso con la medesima urgenza.

Alle conclusioni affidate ad Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia,  il  compito di tirare le fila di un dibattitto che, in chiara ottica , ha spaziato tra molti mondi e suggestioni  senza perdere l’orientamento: quello sull’evoluzione necessaria delle imprese oltre che dei contesti. Oggi “è necessario per le imprese comprendere che le nuove interfacce digitali cambieranno il loro modello di business”.
In questo senso l’impegno di Cisco per sperimentare nuovi campi applicativi per l’IoE e il digitale è ampio e agisce su diversi ambiti: “in Cisco crediamo che la digitalizzazione non sia sinonimo unicamente di banda larga, per questo stiamo lavorando duramente anche sulle smart grid, al fine di rendere trasparenti le reti energetiche ma anche sui droni, ad esempio, nei processi dell’agricoltura di precisione”.  Senza trascurare l’altro tema cardine dell’Internet of Everything senza il quale si rischia di non coglierne appieno i vantaggi: la cyber security, componente fondamentale per la crescita sana e digitale del nostro paese.

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L’evento è stato dedicato a Marco Zamperini, conosciuto anche come Funky Professor, innovatore e studioso venuto a mancare nel 2013: per ricordarlo e per supportare il #FunkyPrize, premio dedicato a coloro che usano il digitale per innovare e migliorare la vita delle persone, Agostino Santoni è stato raggiunto sul palco da Paola Sucato, la moglie di Zamperini, che ha presentato il premio annuale.

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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