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Per partecipare a un bando ministeriale serve Word?

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Con questo articolo inauguriamo una serie di articoli della serie “il diavolo si annida nei dettagli” che a volte non sono neppure tanto dettagli (come in questo caso). Ci piacerebbe portare alla luce tutte quelle piccole e grandi rinunce alla libertà degli utenti indotti dalle Pubbliche Amministrazione che, piuttosto che dare il buon esempio, impongono l’uso di un programma, di un formato proprietario, di uno strumento. Piccole, inutili catene che limitano la libertà degli individui.

Closed La Scienza delle Costruzioni le chiama strutture iperstatiche. Sono quelle in cui il numero di vincoli è maggiore del numero dei gradi di libertà (invece in quelle isostatiche i vincoli pareggiano il conto con i gradi di libertà). Sono anche quelle di gran lunga più complicate e difficili da risolvere. A volte sembra quasi che la natura si ribelli all’idea di voler complicare le cose, ai condizionamenti che non aiutano, alle barriere che non proteggono.

L’immagine – peraltro assai semplificata – di struttura iperstatica mi è venuta in mente leggendo questa circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

La circolare spiega ai dirigenti scolastici le procedure da utilizzare per presentare progetti di miglioramento con i quali poter accedere alle risorse messe a disposizione dal Decreto Dipartimentale 937/2015. Apparentemente niente di strano, a parte il livello di comprensibilità del documento, che probabilmente dipende dal grado di dimestichezza del lettore (molto basso nel mio caso).

Ma a pagina 2 troviamo due strani paragrafi. Il primo dice testualmente:

“le scuole interessate dovranno presentare la loro candidatura entro e non oltre il 15 novembre 2015, mediante la compilazione dell’allegata scheda progettuale da inviare in formato word, esclusivamente via e-mail, all’indirizzo di posta elettronica […];

scheda_progetto_pag3

Il secondo dice:

Si invitano le SS.LL. a non trasmettere le schede in formato PDF […].

La prima cosa strana è il calo improvviso di proprietà di linguaggio: altissima quando si parla il “burocratese” (“Con l’allegata nota prot. n. 9229 del 1° ottobre 2015, la Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione ha trasmesso il decreto n. 937 del 15 settembre 2015, emanato ai sensi dell’art. 25, comma 3, del decreto ministeriale n° 435 del 16 giugno …”), bassissima quando si trattano questioni informatiche. “Word” non è affatto un “formato”, semmai Word® è il nome commerciale di un programma, come ce ne sono tanti, per scrivere testi. Uno strumento, insomma. Per intenderci è come se per richiedere la compilazione manuale dei documenti dicesse “da compilarsi in formato BIC®. Roba da sbellicarsi. Invece… niente.

Nella migliore delle ipotesi si tratta di ignoranza in materia informatica, malattia endemica in Italia. Ma da un’Istituzione, per giunta deputata alla promozione della conoscenza, ci si aspetterebbe maggiore precisione, maggiore cura: il linguaggio, come dimostra l’ampio uso di “burocratese, è importante. O no?

Nella peggiore delle ipotesi, invece, il testo intende espressamente l’uso di quel preciso programma per la scrittura di testi. Allora potrebbe trattarsi di ignoranza in materia legislativa, nella fattispecie dell’esistenza del Codice per l’Amministrazione Digitale (C.A.D.) che, all’art.68, indica un ordine di priorità nella scelta degli strumenti software, relegando l’uso di “software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso” ben al quinto posto, alla lettera “e” dell’elenco. Ma i latini dicevano che “Ignorantia legis neminem excusat”, l’ignoranza della legge non scusa nessuno.

La seconda cosa strana (assumendo che il “formato word” sia uno dei tanti formati di file con cui  le varie versioni di Word® salvano di default i documenti) è il fatto che si richieda espressamente degli elaborati in un formato, per di più proprietario, per sua natura facilmente editabile, e quindi modificabile, e contemporaneamente si vieti di fatto l’invio di elaborati in un formato, per di più standard aperto, per sua natura difficilmente editabile (a meno che non si possiedano costosi strumenti software proprietari, abbastanza rari in uffici pubblici e scuole).

Davvero una scuola deve avere Word® per poter partecipare a un bando ministeriale? Davvero è necessario che i progetti vengano presentati in un formato proprietario? E quale, visto che di “formati word” ne esistono tanti? Davvero è necessario un formato editabile, tanto da essere vietato un formato non (facilmente) editabile? Cosa ci sarebbe da editare in un progetto presentato da una scuola per accedere a dei fondi?

Sarebbe bastato limitarsi a richiedere un semplice file PDF, meglio ancora la sua versione PDF/A, che figura assai meritatamente al primo posto nell’elenco dei formati suggeriti per l’utilizzo nella Pubblica Amministrazione (v. DPCM 3/12/2013, Allegato 2), lasciando libere le scuole di redigere il progetto con gli strumenti che vogliono, o che hanno, o che si possono permettere in tempo di crisi.

Pochi, semplici vincoli al posto delle tante, piccole, inutili catene, per concentrarsi sui contenuti piuttosto che sulla forma, o sui formati.

La terza cosa strana (ma non tanto, vista la frequenza con cui il fenomeno si presenta) è trovare allegato alla circolare il file SCHEDA_PROGETTO.docx, che dovrebbe essere usato come modello da compilare con i dati della scuola e la descrizione del progetto da presentare.

Rimandando ad altre sedi le questioni di opportunità, di sicurezza, di conformità agli standard e di interoperabilità del formato OOXML e della sua implementazione nei prodotti Microsoft, c’è da rilevare:

  • la scarsa qualità dell’impaginazione del suddetto file: presenza di tabelle non utilizzate, paragrafi vuoti,  spazi usati come tabulatori, definizione dei campi da riempire realizzata “come se” dovessero essere compilati… con la BIC® (a che servono 7 paragrafi vuoti in una cella? Il testo inserito si prenderà lo spazio che gli serve, no?);
  • l’uso delle font proprietarie Times New Roman, Verdana e Wingdings 2 (presenti solo nei computer con Microsoft Windows e/o con la suite da ufficio Microsoft Office) non incorporate nel file (ne incorporabili, a causa dei limiti imposti dalla licenza d’uso), in mancanza delle quali la formattazione iniziale del documento risulta diversa e quindi è mantenuta solo nei computer dove le font suddette sono installate. Altre piccole, inutili catene.
  • La font Windings 2 è usata per disegnare caselle da barrare in una scelta del tipo sì/no: come si possano barrare caselle in un file di testo… non è spiegato nella circolare, per cui siamo liberi di immaginare orde di insegnanti scrivere sui monitor, o presidi intenti a stampare, barrare e scansionare il documento.

Tante piccole inutili catene. L’ennesima circolare inutilmente… iperstatica.

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del e , dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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