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Nelle aziende solo il 16% del budget IT è destinato all’innovazione, parola di CIO

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Il 45% dei indica l’”innovazione” come elemento prioritario della propria organizzazione in ottica di sviluppo ma nella pratica le cose sono ben diverse: solo il 15% sta investendo infatti nelle tecnologie innovative e solo il 16% del budget IT è effettivamente assegnato in media agli investimenti in innovazione e crescita; il rimanente sembra essere destinato sempre per questioni day-by-day, con poca visione strategica e allo scopo di rincorrere questioni contingenti che soffocano la visione sul lungo periodo.

Questo divario concreto tra le aspirazioni e la realtà è uno dei principali risultati della ricerca appena pubblicata da dal titolo Deloitte 2015 Global CIO Survey e riportata da Forbes. Lo studio si basa su un sondaggio sottoposto a circa 1.271 CIO di 43 paesi, con la maggioranza dei partecipanti che lavorano per organizzazioni che fatturano in media più di un miliardo di dollari all’anno.

Ogni azienda oggi è una società di tecnologia“, afferma Khalid Kark, direttore di ricerca presso Deloitte Service, e le priorità di business riportate dai CIO sono le stesse indipendentemente dal settore di riferimento, dall’ubicazione geografica e dalle dimensioni dell’azienda. Tutte le aziende stanno adottando tecnologie digitali e le vedono come cruciali per lo sviluppo futuro.

Lo studio ha scoperto, tuttavia, differenze nel modo in cui i CIO vedono la propria attività, che cosa si aspettano da essa e di come vorrebbero far progredire il proprio ruolo. A differenza di altre indagini che si concentrano sulle priorità di spesa, lo studio di Deloitte è in gran parte focalizzato sui diversi ruoli che i CIO svolgono oggi nelle loro organizzazioni e l’impatto che vorrebbero avere nei prossimi anni.

Ecco alcuni degli altri principali punti emersi:

  • Solo il 9% dei CIO sostiene di aver tutte le competenze di cui ha bisogno per lavorare con successo. I CIO devono essere polivalenti, in grado di mescolare competenze di strategia aziendale con la gestione delle operazioni e attualmente la grande maggioranza non ritiene di esserne in grado.
  • I CIO credono che il loro bisogno principale sia quello ottimizzare le proprie capacità di leadership. Nello specifico, le competenze da apprendere che hanno registrato un maggior numero di voti sono la capacità di influenzare gli stakeholder interni, la gestione dei talenti, la visione della tecnologia e la leadership.
  • Avere relazioni forti con gli altri dirigenti non significa necessariamente una forte influenza sul business. In dettaglio, solo il 42% dei CIO si ritiene co-leader nelle decisioni strategiche aziendali insieme con i CEO; il rimanete è tagliato fuori dalle decisioni che riguardano il futuro della compagnia e vengono relegati al contingente e all’operativo.
  • Manca una definizione comune per il termine “digitale”.  Secondo il 71% degli intervistati, il “digitale” è destinato ad avere un enorme impatto sul business; ma quando gli viene chiesto di descrivere ulteriormente le loro iniziative legate al digitale, le risposte spaziano dall’analizzare i dati dei clienti allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi per migliorare l’user experience, oppure indicano come ruolo principale quello di ottimizzare il lavoro del personale; la mancanza di una definizione comune, dice lo studio, “è spesso fonte di confusione per gli imprenditori e può portare a incomprensioni e obiettivi strategici contrastanti.”

In conclusione, la consapevolezza che il proprio ruolo e quello del digitale siano sempre più centrali è molto presente tra i CIO delle organizzazioni nel mondo: il problema però è che manca una reale percezione comune di cosa vuol dire “digitale” e ognuno interpreti il termine secondo la propria esperienza diretta; inoltre il potere dei CIO è comunque limitato, anche se in teoria dovrebbe essere sempre più esteso alla dimensione strategica e di lungo periodo cosa che, nel 2015, ancora non accade.

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Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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