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Carla Sella: software libero e community Ubuntu per passione

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carlasella

è professionista IT e membro della Ubuntu.

Carla Sella lavora nel settore IT ed è da anni membro attivo (o forse iperattivo) della comunità Ubuntu. “Mi sono avvicinata alla tecnologia – racconta – quando ero ancora teenager. Non ricordo esattamente quanti anni avevo, ero alle medie e ricordo  che avevo messo da parte tutte le mance ricevute a Natale per potermi comprare un Comodore VIC 20. Non ho mai comperato giochi per il VIC 20, l’ho sempre usato solamente per programmare in BASIC e lo conservo ancora in soffitta. Ricordo ancora il mio primo programma che faceva svolazzare sullo schermo della TV un uccellino fatto con 3 caratteri PETSCII”. Nella vita di Carla è entrato poi Linux del quale ha imparato leggendo riviste specializzate che ancora custodisce gelosamente. “Tramite un collega sistemista – continua Carla – ho conosciuto un componente della Comunità Ubuntu di cui faccio parte anche io. Devo dire che devo gran parte della mia conoscenza informatica al mondo Linux ed Open Source, grazie a Linux ho potuto passare molto tempo a provare a fare tante cose che non avrei potuto fare se avessi dovuto acquistare le costose licenze dei sistemi operativi e software proprietari”.

Se dovessi dare una definizione di community? Quale quella che frequenti più volentieri e perché?

Per me la community vuol dire collaborare in modo positivo con persone da tutto il mondo,  scambiare idee e conoscenze imparando a vicenda. La comunità che frequento più volentieri è quella Ubuntu. La frequento più volentieri in quanto è molto collaborativa, sono tutti gentili e ti insegnano molto (ovviamente poi tu a tua volta sei gentile ed insegni a chi sa meno di te ed è appena arrivato), hai la possibilità di collaborare con persone veramente in gamba e di accrescere le tue conoscenze divertendoti in un mondo quasi allegro e scanzonato (anche se in realtà sono molto seri ed esigenti in fatto di qualità del codice scritto, per esempio) e conoscendo un sacco di persone di culture diverse.

Descrivi il tuo impegno nella community

Faccio parte della Comunità Ubuntu e del Gruppo QA (Quality Assurance) ovvero scrivo i test in Python per le Core App di Ubuntu Phone e testo le ISO ed i pacchetti software prima che vengano rilasciati nella release finale di Ubuntu. Ho la fortuna di essere anche un Ubuntu Insider e quindi ricevere in anteprima le notizie sulle novità su Ubuntu Phone. Insomma mi diverto a testare tutto quello che riguarda Ubuntu prima che venga rilasciato al pubblico e quindi ho la fortuna di vedere in anteprima quello che gli utenti “normali” vedranno solo nella release finale.

Se dovessi suggerire 3 buone ragioni per sposare il software libero?

  1. La possibilità di imparare senza pagare costose licenze (quindi la conoscenza a portata di tutti).
  2. La possibilità di andare a vedere il codice scritto dagli altri: non c’è niente di meglio che vedere istruzioni scritte da chi è più bravo di te per imparare a fare meglio.
  3. La possibilità di entrare a far parte di comunità come quella di Ubuntu, per esempio, e conoscere il modo di lavorare collaborativo, aperto e stimolante che sta dietro all’Open Source.

Quante donne incontri nelle community che frequenti e con quali ruoli prevalentemente?

Se devo essere onesta conosco molte donne che sono nel mondo delle community, ma ho  collaborato prevalentemente con maschi. Mi è capitato poco di collaborare a dei progetti con altre donne, ma penso sia solo un caso.

Quale potrebbe essere un modo secondo te per avvicinare le donne alle community di sw libero?

Penso che sia una questione di mentalità. Con questo intendo che dovrebbe venire insegnato fin dalle scuole primarie che il mondo della tecnologia non è legato al genere. La tecnologia non è solo per maschi, basta la passione di conoscere e la voglia di esplorare indipendentemente dal sesso. Quello che fa riuscire nel mondo Open Source è la curiosità di conoscere. Il mio motto è una frase di  Aaron Swartz: “Be curious. Read widely. Try new things. What people call intelligence just boils down to curiosity.” (Sìì curioso. Leggi di tutto. Prova cose nuove. Quello che la gente definisce intelligenza è il risultato della curiosità).
Penso che si dovrebbe insegnare l’informatica e cos’è l’Open Source fin dalle scuole primarie, allora anche le femmine potrebbero scoprire che anche a loro piace il mondo della tecnologia.

 

 

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
Presidente dell’Associazione LibreItalia, è analista programmatore e formatore. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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1 Commento

  1. Sandro kensan

    05/11/2015 alle 18:47

    Articolo più unico che raro, non ho mai letto di una esperta informatica che intervista un’altra esperta informatica. Comunque se ci fossero più donne in tutti i livelli dell’IT sarebbe maeglio.

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