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Il modello Cisco Photonics: reti ottiche ed eccellenze italiane a supporto dell’#IoE

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Realizzare un centro di eccellenza di livello globale sulla fotonica capace di supportare la crescente domanda di banda che si accompagna all’esplosione di internet: con questo obiettivo nasce , centro di ricerca e sviluppo sulle tecnologie per le reti ottiche di nuova generazione voluto e promosso dal colosso americano. Sviluppato in Italia, prima a Monza e poi dal 2014 a Vimercate, a seguito dell’acquisizione della Pirelli Optical System, in 15 anni è diventato il punto di riferimento globale di Cisco su queste tecnologie, ma soprattutto è riconosciuto come centro di eccellenza di fama mondiale che somma all’innovazione prettamente tecnologica, un modello di confronto e scambio con il mondo accademico che ne caratterizza tutta l’attività.

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Alessandro Cavaciuti, Responsabile del gruppo di ricerca e sviluppo TMG, Cisco Photonics Italia

Come entra Cisco Photonics nella rivoluzione dell’? Essenzialmente in due modi, ci spiega Alessandro Cavaciuti, Responsabile del gruppo di ricerca e sviluppo TMG, Cisco Photonics Italia: il primo è tecnologico. “La richiesta enorme di banda e di velocità non potrà essere sostenuta da null’altro che le reti ottiche e in questo senso serve uno studio continuo per come procedere sulla strada della miniaturizzazione”. Il secondo motivo è di natura culturale: “se l’obiettivo è migliorare e cercare soluzioni a supporto della richiesta di banda, non può che esserci uno scambio continuo con altri enti di ricerca e aziende di settore. Non serve, nel mondo dell’innovazione, inventare sempre la ruota per andare avanti. Serve collaborazione.”

Il fattore da cui non si può prescindere: il sostrato culturale

Cisco Photonics nasce nel 2000 in un ecosistema che Cavaciuti definisce favorevole per diversi motivi. Non solo la stessa Pirelli aveva portato avanti ricerche ottiche avanzate, ma è l’area di Milano ad aver avuto sin dagli anni novanta, un ruolo di primo piano sul tema reti in fibra: “negli anni 90 c’è stata cultura di sviluppo delle telco nell’area di Milano con la Telettra, Italtel e non ultima Pirelli. E questo ha certamente favorito la crescita di un ambiente in cui ottica è di casa e che ha fatto sì che ci fosse un sostrato culturale su cui potessero svilupparsi le doti di Cisco Photonics.”

Cisco ha puntato molto su questa “tradizione di eccellenza”, valorizzandola, tanto da aver reso il laboratorio di Vimercate un attore di primo piano tra quei 170 laboratori su cui può contare nel mondo: “Cisco, azienda globale che ha centri su sviluppo di tutti i tipi e ovunque nel mondo, è molto pragmatica nel capire e concentrare la sua attività in posti che danno effettivamente vantaggio e il vantaggio nell’innovazione è anche la capacità di muoversi in ambiti tecnologici specifici, che per noi è l’ottica.”

Nel tempo l’attività di Cisco Photonics si  è evoluta da ricerca su puri sistemi ottici verso la elaborazione digitale dei segnali e la gestione e lo sviluppo di software di controllo delle apparecchiature sviluppate. Contemporaneamente si è verifcata la penetrazione verso il “basso” nell’uso della fibra che ne testimonia l’importanza: “Oggi tutte le reti di media grandezza, come ad esempio quelle universitarie, hanno una infrastruttura ottica perché la quantità di dati da scambiare in un campus non può più essere gestita dal solo rame.” In sostanza Cisco Photonics da un lato si occupa sempre di ricerca e sviluppo su apparecchiature per trasmissioni a lungo raggio che sono appannaggio dei service provider ma accompagna e supporta anche la penetrazione dell’ottica su tutti gli apparati. Ed oggi da Vimercate passano tutte le interfacce ottiche che si inseriscono nei prodotti Cisco, ovvero “svariate centinaia di prodotti che devono interoperare.”

Il modello delle eccellenze e dell’innovazione “sustaining”

fotonicoIn quest’ottica Cisco Photonics ha da sempre collaborazioni forti con il mondo accademico impegnato nelle tecnologie di rete ottica, sia collaborando direttamente alla realizzazione di progetti di ricerca, sia sponsorizzando progetti di ricerca di base orientata a queste tecnologie:  fra le realtà coinvolte il Politecnico di Torino e CREATE-NET, centro di ricerca internazionale non profit dedicato alle tecnologie di rete che ha sede a Trento. Collaborazioni e contaminazioni che ci hanno “consentito di accedere a conoscenza sviluppata in ambiti universitari per incanalarla verso un percorso di applicazione che è stato fondamentale per Cisco”.

Ma la collaborazione è anche con le imprese. Spiega Cavaciuti “Esistono diversi modi di intendere l’innovazione quando si parla di business: in alcuni casi è importante innovare in verticale a partire dal singolo componente tecnologico ma a volte esso è commoditizzato e quindi l’innovazione non sta nel trovare il pezzetto che funziona meglio di altri, ma nel mettere insieme in modo intelligente le parti di sottoinsieme, ovvero manufatti già parzialmente aggregati da qualcun altro.” In Cisco Photonics anche l’esperienza di piccole e medie aziende di settore è importante perché aiutano ad ampliare il significato profondo di innovazione che non è solo sviluppare tecnologia: a volte semplicemente, innovare vuol dire mantenere il prodotto riducendone i costi connessi con un’attività di sustaining. “In questo senso il laboratorio ha saputo adattarsi a tale evoluzione e ha capito che, nel mondo globalizzato, non serve avere idee innovative da zero ma anche di sapere quello che esiste già! Non è necessario ripartire da zero tutti i giorni, ma creare connessioni.”

L’IoE senza fibra ottica non s’ha da fare

Quelle connessioni, miliardi di connessioni, che l’IoE ha nel suo DNA e per il cui supporto serve necessariamente la fibra. “L’IoE apre possibilità di interazione di analisi dei dati infinite: la fibra è il fattore che sottintende a tutto lo scambio continuo che avverrà di dati e informazioni”. Non solo: Cisco Photonics è molto attivo sul tema della miniaturizzazione e “cosa è la miniaturizzazione delle componenti se non la via per abilitare l’IoE, il cloud, e quindi  l’accesso ai social e le analisi dei  big data?” Pensiamo ad Expo Milano: su un sito espositivo di circa 2 kmq, che conta una infrastruttura full IP realizzata da Cisco e dagli altri partner tecnologici, sono stati stesi ben 70 km di fibra. “Noi di Cisco Photonics, anche se lavoriamo sottotraccia, ne siamo fieri perché l’innovazione che abbiamo studiato e realizzato in questi anni può abilitare non solo le smart city ma il nostro futuro nel complesso”. Il tutto con un occhio al risparmio: se è vero che i data center saranno sempre più gravati di lavoro e di consumi, l’IoE rischia di determinare un dispendio energetico enorme: “ecco perchè studiamo costantemente come rendere le nostre interfacce ottiche sempre più piccole ed efficienti così che consumino sempre meno per consentire la realizzazione di datacenter sempre più potenti ma dai fabbisogni energetici sempre più contenuti.”

IoE, fibra, connessioni, ricerca e sviluppo. Il caso Cisco Photonics insegna almeno un paio di cose: all’eccellenza non si punta senza investire in ricerca, in tecnologie e in talenti. Con l’eccellenza a guadagnarne non sono solo le imprese ma interi ecosistemi e interi paesi. Per questo nel futuro di Cisco Photonics c’è ancora ricerca che guarda quasi alla fantascienza: “stiamo già studiando l’integrazione spinta di interfacce ottiche native su chip elettronici che, nel breve termine, consentirà la realizzazione di interfacce ottiche già integrate nei circuiti elettronici. Una grossa rivoluzione per elettronica ad alta performance.”

                                                                       

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