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Infratel: ecco il piano degli operatori per la banda ultralarga, a rischio connettività il 36% delle case

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Un impegno ispirato alla prudenza che lascerà fuori dalla copertura a il 36,3% delle unità immobiliari italiane nel 2018. C’è anche questo tra i dati presentati nelle scorse ore sulla consultazione avviata da Infratel e in base alla quale, nelle aree non coperte dall’interesse di nessun operatore, potranno partire gli investimenti pubblici della Strategia per la banda ultralarga varata dal governo. Si tratta, di fatto, dei piani degli investimenti degli operatori in fibra ottica al 2018 che lasciano intendere un impegno minore rispetto a quanto inizialmente preventivato e auspicato.

La Strategia del governo prevede la suddivisione dell’Italia in circa 95mila aree. Si parte da qui per capire quali di queste possono essere considerate nere o grigie (vale a dire in cui almeno un operatore è interessato a investire), oppure bianche (dove non c’è infrastrutture e dove nessuno è interessato a investire e che saranno quindi coperte dall’intervento pubblico). Alla consultazione hanno partecipato trenta operatori, contro i sette dell’iniziativa precedente, a dimostrazione dell’interesse suscitato. Stando agli impegni presi dagli operatori, dunque, oltre un’unità immobiliare su tre, se non ci fossero gli investimenti pubblici, resterebbe senza rete veloce. Inoltre solo il 21,42% del totale sarebbe collegato con la fibra, in modalità Fttb (fibra fino al palazzo), Ftth (fibra fino a casa) o Fttdp (fibra al punto di distribuzione). Si tratta di percentuali non indifferenti, dal momento che gli obiettivi del Piano nazionale banda ultralarga prevedono il 100% collegato a 30 mega e l’85 a 100 mega entro il 2020. Rispetto alla consultazione dello scorso anno, inoltre, le unità immobiliari che passano dai Cluster C e D (a fallimento di mercato) ai cluster A e B sono pari a 415.000 (l’1,5% del totale), mentre le unità immobiliari che passano dai cluster A e B al cluster C sono pari a circa 1,4 milioni (il 5 per cento del totale).

È il Lazio la regione in cima al podio della banda ultralarga, sia per la dotazione attuale che per gli impegni presi dagli operatori nella Consultazione Infratel al 2018. Fanalino di coda è invece il Molise. In totale, stando ai dati presentati da Infratel, le aree bianche (a fallimento di mercato) sono oltre 83mila, mentre quelle nere o grigie (cioè con i privati in campo) sono poco più di 1.100. Estendendo le aree su base regionale, i dati dicono che al marzo 2015 il livello di copertura del Lazio con la fibra fino a casa, all’edificio o al punto di distribuzione era pari al 21%, mentre la fibra fino al nodo copriva il 45,6% delle unità immobiliari. Al polo opposto si piazza la Valle D’Aosta, con percentuali rispettivamente dello 0% e dell’1,1%. Guardando invece gli impegni degli operatori al 2018 (che sono appunto oggetto della consultazione) resta il primato del Lazio, che costituisce evidentemente il boccone più “ghiotto” per gli operatori: le due percentuali salgono infatti al 37% e al 68%. La regione meno gettonata al 2018, e che dovrebbe essere dunque coperta dall’investimento pubblico, è il Molise (3% e 12% rispettivamente). Se si considerano infine anche i piani pubblici già avviati, la classifica al 2018 cambia: le regioni migliori saranno infatti Puglia e Calabria, oggetto di importanti programmi di digitalizzazione. Nella prima mancherà la copertura per appena l’1%, nella seconda per il 3%. Il Lazio è terza con il 20% scoperto. In fondo alla classifica, invece, il Molise con il 73% di mancata copertura.

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