#EpicFail

Il governatore del Texas, l’account da non seguire e il tweet porta sfortuna

greg-abbott

Non capita di rado che i personaggi pubblici – in particolar modo i politici e i rappresentanti delle istituzioni – affidino la gestione dei profili social al proprio staff “media”: persone che si occupano di twittare, retwittare, commentare e rispondere alle conversazioni che si svolgono sul web. Su Twitter, poi, capita di frequente che un personaggio pubblico abbia un doppio profilo: quello istituzionale, gestito dallo staff, e uno personale – ugualmente pubblico e attivo – dove però a twittare è proprio la persona in questione. È il caso, ad esempio, anche di Barack Obama, che su Twitter è presente con due account: il primo @BarackObama, gestito prevalentemente dal suo staff, il secondo – @POTUS, acronimo di President Of The United States – dove invece è proprio lui e lui soltanto a scrivere ogni tweet.

Si tratta di una soluzione dettata dalla necessità: una figura istituzionale ha bisogno di un supporto costante nella gestione dei suoi profili social perché, purtroppo, non sempre ha il tempo e le risorse necessarie per poterlo fare nel modo migliore. Se Elisabetta Canalis sta senza rispondere ai tweet per una settimana non succede nulla a parte qualche gossip, ma un politico non può permettersi di far crescere l’edera sulle proprie pagine social: in ballo non c’è solo la propria reputazione, ma anche la sua stessa visibilità.

Ma non è detto che sui social un personaggio pubblico debba occuparsi solo e soltanto di temi istituzionali: per strategia o per sincero interesse può anche inserirsi in una conversazione meno formale. Lo sport ad esempio.

È ciò che ha fatto , governatore del Texas, che il 12 ottobre scorso ha seguito in diretta Houston Astros – Kansas City Royals, incontro della Major League di baseball che, per gli appassionati di questo sport, suona un po’ come una delle nostre partite più importanti di Serie A.

A un certo punto della partita, gli Astros – quindi la squadra texana – sono in netto vantaggio sui rivali del Missouri. L’incontro sembra ormai deciso e Abbott twitta:

Complimenti agli Astros per aver passato il turno della ALCS (American League Championship Series, NdA). Spero in una finale tutta texana. Royals, vi teniamo d’occhio

Abbott

E ovviamente, cosa succede? Che in capo a pochi minuti si verifica una straordinaria rimonta dei Royals, tanto che, alla fine, saranno proprio questi ultimi ad aggiudicarsi la vittoria.

I tifosi di ogni sport e ogni latitudine lo sanno bene: Quello che ha fatto il governatore Abbott ha un nome ben preciso: portare sfiga. Qualsiasi appassionato di sport sa bene che non si deve esultare per la vittoria della propria squadra se non dopo il fischio finale: il rischio è che succeda, appunto, quello che è accaduto sul campo di Astros vs Royals.

E lo sa bene anche Abbott: il tweet, infatti, viene cancellato poco dopo. Ma attenzione: quel tweet non proveniva dal suo account personale (@GregAbbott_TX), ma da quello istituzionale (@GovAbbott). Un tweet “del malaugurio” che, evidentemente, è stato scritto dal collaboratore del governatore Abbott che, in quel momento, stava guardando la partita.

Fino a qui, sembrerebbe solo sfortuna: un fervente tifoso che gioisce troppo presto per la vittoria della sua squadra del cuore e che fa fare una figuraccia a un uomo importante. Ma la storia non finisce così, perché pochi minuti dopo, dal suo account ufficiale Abbott twitta:

Hey, tifosi degli Astros. Smettete di seguire @GovAbbott. Seguite il VERO Greg Abbott proprio qui. Niente pronostici. Solo tifo.

Abbott2

Uhm. Non una mossa particolarmente brillante da parte di un politico che ha scelto di usare Twitter come una “piazza” per comunicare con i cittadini e i suoi elettori visto che, in poche parole, ha completamente screditato la propria stessa identità su Twitter, dicendo ai suoi follower di smettere di seguirlo.

Certo, un utente che ha seguito tutta la vicenda, dall’andamento della partita, al primo tweet cancellato fino alla rimonta degli avversari, può comprendere che si tratta di un commento un po’ irritato da parte di un tifoso importante che sta per fare una telefonata poco simpatica al proprio collaboratore. Ma quanti utenti hanno un quadro tanto completo di quello che accade su Twitter? Davanti a un tweet come quello di Greg Abbott, la maggior parte degli utenti non può che rimanere spiazzata dall’allarmante richiesta di un governatore, che chiede di smettere di seguire un account ufficiale.

«Seguite il vero Greg Abbott» – scrive lui, senza preoccuparsi del potenziale dubbio che instilla in tutti i suoi follower (e non soltanto nei tifosi degli Astros): ci stai dicendo che sull’altro profilo non sei veramente tu? Che dice cose che tu non approvi? Se tu sei il vero governatore Abbott, chi c’è sull’altro account? Un hacker? Gli alieni? Come devo considerare tutto quello che leggerò da qui in poi sull’altro profilo? Naturalmente si tratta di un ragionamento che un utente fa quasi in modo inconscio e che proprio per questo rappresenta il fallimento di una strategia comunicativa basata su un doppio canale: uno istituzionale e un informale, ma sullo stesso piano dal punto di vista della credibilità e della reputazione.

Al di là della follia di disconoscere apertamente il proprio account istituzionale – seppur in un’occasione “leggera” come questa – il caso del “tweet menagramo” riapre ancora una volta la questione della gestione dei profili social da parte di terzi e la necessità non solo di affidarsi a professionisti, ma anche di lavorare in sinergia, in modo che entrambe le parti siano sempre informate sulla strategia da seguire.

Lesson Learned: Affidare la gestione dei tuoi profili social non vuol dire scaricare la responsabilità su altre persone, significa lavorare insieme a loro per costruire una comunicazione efficace. E se si commette un errore agli occhi del pubblico non ha sbagliato il tuo collaboratore. Hai sbagliato tu.

 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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