Open 4 Business

Strumenti per il calcolo del ROI nel software libero

ROI-image

Ricordate quando ci siamo chiesti se investire su una migrazione a software libero potesse convenire? Ovvero sulla possibilità di calcolareil ROI  dell’? Nello scorso articolo abbiamo dato una definizione e presentato la formula base per il calcolo del , adesso facciamo un esempio pratico, supponendo di dover installare un piccolo CED universitario con un server e 20 postazioni di lavoro.
Per semplificare ci occuperemo solo del lato server, senza preoccuparci delle postazioni client ma solo delle eventuali licenze lato server. Utilizziamo come esempio un CED universitario perché è semplice trovare on line i costi di licensing per non perderci  nei meandri delle varie opzioni offerte dal software closed source.

Per  calcolare il ROI assumeremo che il nostro ritorno economico sia dato dalla differenza fra TCOos  della soluzione open source e TCOcs della soluzione closed source.
Stiliamo  una lista dei costi, tenendo presente che le voci elencate potranno essere o meno presenti nella realtà esaminata così come potranno essere presenti voci qui non previste. Ad esempio:

  • costo di acquisto dell’hardware
  • costo di acquisto del software (anche Open Source non sempre significa “gratis”)
  • costo della consulenza di progetto
  • costo dell’installazione tecnica
  • costo della formazione del personale
  • costo annuale assistenza tecnica ed assistenza software
  • costo annuale noleggio licenze

La somma dei valori elencati ci darà il TCOos, ovvero il total cost of ownership del progetto open source.

Effettuando le stesse valutazioni e sommando i valori delle voci individuate per lo stesso progetto in versione closed source abbiamo il TCOcs, ovvero il  total cost of ownership del progetto closed source.
Abbiamo così i primi due valori necessari alla nostra equazione.

Se assumiamo che il risultato operativo sia uguale, per il primo anno, alla differenza fra il TCOos del progetto open source ed il TCOcs del medesimo progetto sviluppato in closed source, potremmo avere la sorpresa di scoprire come non esista un vantaggio economico. Anzi, forse il TCOos sarà maggiore del TCOcs.
Vanno infatti a sfavore del progetto open source alcuni fattori peculiari quali ad esempio la formazione e la resistenza al cambiamento, la progettazione, l’integrazione nella infrastruttura esistente ed altri fattori. Esemplari in questo senso sono gli studi effettuati da Microsoft e disponibili in rete.

Abbiamo forse sbagliato tutto?
Calm down and relax.

E’ pur vero che la resistenza a certi tipi di minacce non è quantificabile direttamente. Potremmo calcolare e valorizzare una media del downtime fra sistemi Windows e sistemi Linux, ma sarebbe oltre gli scopi di questo articolo.  Allo stesso modo non è monetariamente quantificabile il valore filosofico dell’open source.
Abbiamo però alcune valutazioni da inserire nella nostra equazione. Proviamo a definire un orizzonte temporale per il nostro progetto che prenda in considerazione il ciclo di vita del nostro progetto. Probabilmente avremo un orizzonte di tre-cinque anni. Difficilmente un’azienda investe su   progetti che andranno a  morire prima di questo arco temporale.
Ecco che si compie il miracolo, e vedremo come il variare della differenza fra TCOcs e TCOos  farà sì che il ROI si materializzi, dapprima timidamente ma con il passare del tempo in forma più marcata e sostanziosa.
In pratica, la nostra formula mostra come il Ritorno dell’Investimento  (ROI) arriva al pareggio al terzo anno e diventa positivo per gli anni seguenti.
Ecco una bozza di foglio di calcolo del ROI per il nostro progetto a 5 anni.
Si può giocare con i numeri e vedere l’effetto che fa. In realtà i valori che ho inserito nel foglio sono del tutto arbitrari, tenendo volutamente più bassi i costi del progetto closed source e più alti i costi del progetto open source.

Voi provate a fare i vostri esperimenti. Chi vuole può richedere il foglio di calcolo già pronto ma il divertimento sta nel fare da soli.
Vogliamo parlare dei risultati che si ottengono?  Fateci sapere cosa ne pensate, potremmo aprire un dialogo in merito, io sono a disposizione.

 ROI

Paolo Giardini

Paolo Giardini

Paolo “aspy” Giardini, direttore di OPSI, Osservatorio Nazionale Privacy e Sicurezza Informatica, organo di AIP (Associazione Informatici Professionisti, per la quale ricopre anche l’incarico di Privacy Officer) si occupa da oltre venti anni di Sicurezza Informatica, Privacy, Computer Forensics ed Open Source, svolgendo attività di analisi e consulenza e tenendo corsi e seminari in Italia ed all’estero.
Svolge attività di Consulente Tecnico di parte (CTP) e di Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) presso diverse Procure della Repubblica e Tribunali. Nel tempo libero si dedica alla organizzazione dell’hacker game che ha creato, “CAT – Cracca Al Tesoro”.

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This