Interviste

NAStartUp: la “palestra” delle startup innovative

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Un modo diverso per fare innovazione costruendo un ecosistema virtuoso in cui locali possono trovare, e fornire, ispirazione ad altre imprese e investitori. Una sorta di “movimento dal basso” ci spiega uno dei fondatori Antonio Prigiobbo “di open intelligence nella formula di un format open source: ognuno partecipa, ognuno da un contributo”. E’ nato a Napoli e si chiama NAStartUp, acceleratore migrante e mensile, senza scopo di lucro, dedicato a tutti gli amanti dell’innovazione. Ogni mese un incontro a più voci in una location diversa del capoluogo campano, dalla nave da crociera a chiese sconsacrate, passando per siti archeologici, e 4 startup selezionate che nello spazio di un pitch, mostrano la loro idea di impresa ad altre imprese presenti, investitori e mezzi a stampa.

NAStartup è come una palestra per startup: non c’è chi spiega dall’alto come si fanno le cose, ma tutti possono vedere come gli altri fanno le cose.” Un modo per contaminarsi e per offrire alle startup l’opportunità di mostrare e condividere le loro idee a chi è interessato, nell’ecosistema dell’innovazione, a fare innovazione. Le startup che prendono parte agli eventi non sono “grandi o piccole” ci spiega Prigiobbo, ma sono esploratori, che si stanno ancora mettendo insieme e sono spesso ancora nella fase  iniziale dell’idea, i viaggiatori che hanno già una barca ma non è ancora solida e infine i  navigatori, che hanno una barca con vele solide e solcano gli oceani. “Noi siamo aperti a tutti, se l’idea funziona anche se si è semplici esploratori si ha l’opportunità di andare avanti.

E il modello funziona: “su 16 appuntamenti, abbiamo iniziato a marzo del 2014, abbiamo assistito a un crescendo di partecipazione tra sponsor, imprese e potenziali investitori”. Ottimo anche il riscontro per le startup: “nel primo ciclo di eventi abbiamo registrato il 25% di successo ovvero di finanziamenti. Ma quello che conta è anche il dato complessivo: tutte le startup di NAStartup in questi anni hanno partecipato, dopo l’evento, ad appuntamenti privati con finanziatori e business angel. Ecco il nostro ruolo: essere un acceleratore di processo.”
Le startup più apprezzate? Di certo quelle hanno avuto il pregio di avere un’idea facile che accarezzava anche l’immaginario, tra tradizione e innovazione. Come ad esempio Biancamore, startup che ha brevettato un estratto dal latte di bufala per creme di bellezza. Ma ce ne sono molte altre delle più svariate tipologie.

I punti di forza di NAStartUp?

Un mix ben dosato di molti fattori. Prima di tutto l’esperienza di settore: Prigiobbo si occupa da 20 anni di innovazione ed è Innovation Designer e autore di format “applico metodologie di sviluppo che mirano a co-partecipazione e co-design e sono fattori che negli eventi funzionano molto bene. Il perché è presto detto: non c’è un protagonista unico e tutti si sentono protagonisti. E’ la chiave per far funzionare un progetto del genere.” Un’esperienza, anche legata al territorio campano, che gli permette di riuscire a identificare gli attori più attenti e attivi sui temi proposti dalle startup di volta in volta. E che permette di realizzare eventi in cui gli sponsor coprono le spese perché, ama ricordare Prigiobbo, NAStartUp è “senza scopo di lucro.

Il secondo fattore è il gioco di squadra, a richiamare quella logica di ecosistema che è l’unica chiave per innovare: l’idea di NAStartup è nata da Antonio Prigiobbo, e Antonio Savarese, giornalista specializzato in innovazione tecnologica, con la collaborazione di  Gianluca Manca CEO di Intertwine e Giovanna D’Urso blogger e Co-founder di Eva. “Le cose per funzionare non devono camminare solo sulle gambe di una persona perché altrimenti si finisce per dare vita ad ecosistemi chiusi, quasi ad personam, mentre la nostra idea è quella di dare un impulso a fare le cose insieme.”

E poi la scelta delle location, luoghi sempre con una valenza simbolica ed evocativa che contribuiscono a creare il clima di coworking dal basso cui gli organizzatori puntano, e scelte di comunicazione e marketing che premiano: dalla Startup Coin con cui i partecipanti possono esprimere la loro preferenza verso questa o quella startup che verrà premiata con un viaggio, e la bottiglia che simbolicamente i vincitori ricevono da “stappare a finanziamento avvenuto, come buon augurio”.

Infine la visione che proietta il progetto napoletano e le sue startup all’estero, per ora in Europa. Dall’edizione di luglio, infatti, NAStartUp permette vincere un soggiorno di due giorni nelle capitali europee più dinamiche nella scena dell’innovazione dove, grazie all’accordo con alcuni player internazionali, avranno la possibilità di esplorare e comprendere da vicino le opportunità presenti in quell’ecosistema. Dopo Barcellona a luglio, il secondo viaggio avrà come destinazione Berlino, uno dei principali hub europei per le startup, presso lo spazio di co-working Betahaus, “dove le nostre startup avranno modo di tenere i loro pitch e toccare con mano quello che accade al di là dell’Italia”, e in futuro Malta.
L’ambizione per il futuro è continuare ad alimentare periodicamente questa forma di “contaminazione” andando a comporre una sorta di “miniguida” per le startup in Europa.

Il modello NAStartUp insegna diverse cose a chi fa innovazione: che si possono sostenere idee innovative di impresa dal basso, e non necessariamente con progetti dai grandi nomi e budget; che il territorio continua ad essere una miniera di idee e risorse innovative di business a tutti i livelli, e che innovatori nella testa, si nasce.

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