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Open source: cosa sta accadendo in UK

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L’impatto della tecnologie per l’informazione e la comunicazione (ICT) sulla società risulta essere sempre più pervasivo e pone al contempo continue nuove sfide anche nell’economica di mercato: il futuro indubbiamente in molti settori produttivi sta già accadendo; in quest’ottica gli aspetti più legati all’innovazione di prodotti, servizi, soluzini, approcci e processi registrano più alte probabilità di successo anche sui mercati. Basti pensare alla rivoluzione innovativa che l’ sta innescando all’interno delle imprese del comparto digitale. Questa affermazione è sostenuta anche dai dati del recente studio sul Futuro dell’open source da cui risulta che solo nel 2015 il 78% delle imprese del settore sta già lavorando a progetti open, quasi il doppio in percentuale rispetto al 2010. Inoltre sempre la stessa indagine evidenzia come  9 intervistati su 10 dichiarino che il software libero impatti notevolmente in termini positivi su innovazione, produttività, costi e ricavi.

come-in-were-openE’ noto che negli ultimi dieci anni si è registrato all’interno del mercato europeo una crescita costante di imprenditori ed aziende e/o startup nel settore digitale, come in Portogallo e in Islanda ad esempio; nel solo Regno Unito, il settore tech ha raggiunto un valore economico pari a 58 milioni di sterline l’anno, generando nel 2013 ben 1,71 milioni di posti di lavoro. Si prevede inoltre una solida e sostenuta crescita annuale, con una percentuale di oltre il 60%, e consequenziale aumento delle attività di business, delle prospettive occupazionali e di redditività. Aspetti molto importanti da considerare in rapporto al fatto che l’ossatura economica britannica è costituita da un numero sempre più crescente di imprese tecnologiche di piccole dimensioni; ed infatti il 95% delle 120.000 imprese del settore IT impiega meno di dieci unità di personale. Il governo britannico si è assunto l’onere di sostenere questa crescita fissando specifici obiettivi e impegni, inseriti in un programma nazionale per il business digitale, proprio al fine di aumentarne la competitività. Ciò anche in risposta al Manifesto per la crescita del settore elaborato dalla Federation Against Software Theft (FAST) e promosso alla vigilia delle elezioni politiche del 7 maggio scorso, in cui sono state evidenziate tre aree chiave d’intervento: applicazione, deterrenza e responsabilità.

In merito allo sviluppo e divulgazione dei principi relativi all’utilizzo del software open source, formalmente la strategia IT del governo britannico riporta tra le varie cose anche quanto segue: “Garantire una parità di condizioni: dimostrare una attiva valutazione e un corretto utilizzo di software open source – tenendo conto del costo totale e della durata delle soluzioni proprietarie, compresi i costi di uscita e di transizione. Capirne i rischi: mantenere una serie di linee guide di buone pratiche per la sicurezza delle informazioni, ciò in rifeirmento sopratutto alla qualità del software, motivazione principale per la sicurezza, piuttosto che al modello di licenza”.

Il governo britannico ha dunque svolto un ruolo importante in qualità di  “Champion” dell’open source nel settore pubblico; e questo è stato fondamentale per i grandi passi in avanti fatti nel settore sino ad oggi. Cloeh Green in un recente articolo ha evidenziato tre ottime ragioni per cui il governo dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel dibattito sull’utilizzo del software libero.

In primo luogo, l’open source ha “liberato” il settore pubblico inglese da contratti IT di tipo più tradizionale; guidati da Francis Maude, il governo ha fatto passi significativi per introdurre standard relativi all’utilizzo di software open source. In secondo luogo, il software open source risponde adeguatamente alle sfide imposte dai tagli del bilancio del settore pubblico. Il Cancelliere Osborne ha presentato nell’ultima previsione di bilancio una propostadi taglio di budget per il settore pubblico che passerebbe da 34 a 17 miliardi di sterline. In questa ottica vari studi hanno ipotizzato che nella maggior parte dei casi l’utilizzo dell’open source nel settore pubblico ha una migliore resa nell’analisi costi – benefici rispetto all’utilizzo dei database tradizionali e la migrazione da fornitori esistenti non è più così complessa come una volta. Il sito istituzionale gov.uk  è nel settore pubblico un buon esempio, che può essere citato in questo contesto, in termini di miglioramento e semplificazione di servizi e diminuzione dei costi. Costruito su architettura open source e utilizzando formati aperti, permette di gestire ricerche,  conoscenza, processi e framework in comune a tutti i dipartimenti.

La terza e ultima, e più positiva motivazione a favore del software libero è la sua affinità con la strategia agile, flessibile e trasparente del governo britannico. A tal riguardo appare utile evidenziare che solo in Inghilterra esistono oltre 200 enti locali istituzionali di governo che si occupano di erogare le stesse tipologie di servizi, ad esempio dalla scuola ai servizi sociali ma con livelli di supporto diversificati; se tali enti non riuscissero a collaborare non potrebbero nemmeno lavorare efficacemente insieme. Appare evidente che tutto ciò ben si accorda alla filosofia di collaborazione e condivisione della comunità open source.

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice non strutturata presso Enti di ricerca e Università, Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 10 anni, con focus su: ICT e socialmedia ed impatto sugli stili di vita, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cyberharassment e cybersafety. E’ Responsabile del Coordinamento editoriale della Rivista accademica RES PUBLICA. Al suo attivo (italiano, francese ed inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore ICT e digitale: TechEconomy, Girl Geek Life.

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