Alfabeto Open

Alfabeto Open: D come Distribuzione

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“Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.”
(Paulo Coelho)

Ma tu… che sistema usi?
Che la domanda si riferisca al computer portatile oppure al telefonino, che la si faccia per una curiosità riferita alla tecnologia usata, oppure alla tendenza che va di moda, è una domanda che si sente fare spesso.

Se si parla di telefonini, la risposta tipica sarà: “Android” (di Google), “iOS” (di Apple) oppure “Windows Phone” (di Microsoft).

Invece, scherzandoci un po’ sopra, se parliamo di computer (fissi, portatili, netbook, etc.) la risposta tipica sarà:
– “Windows…”, con un’espressione che sottende “…ovvio…”;
– “MAC OS X”, con un’espressione che sottende “…c’è la mela…”;
– “PATASNIAC!”, con un’espressione che sottende “…figurati se ha capito…”

Attenzione! La terza risposta, ovviamente, non è “Patasniac”!!

“Patasniac” è più o meno quello che si sente pronunciare se non si è un minimo esperti o, soprattutto, se la pigrizia mentale vince la curiosità, come spesso accade (il che è un vero peccato).

La risposta n.3 è probabilmente lo strano nome di una , ovvero una specifica “edizione” di quello che, nelle sue svariate “forme”, vi assicuro essere un sistema operativo davvero molto molto diffuso nel mondo: Linux.

Quindi la parola pronunciata in realtà sarà “Ubuntu”, oppure “Mint”, o “Debian”, o “Fedora”, etc. etc. (potete vedere uno schema aggiornato solo fino al 2012, oppure il sito distrowatch.com).

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CC-BY Capture Queen

Quando parliamo genericamente di GNU/Linux (come è più corretto dire, anche se per brevità si usa dire spesso solo “Linux”) ci riferiamo necessariamente ad un vasto universo di differenti distribuzioni, comunemente dette distro. Ogni distro è un ambiente Linux completo, con il suo ecosistema di pacchetti software già presenti, pensato per una specifica utenza ed installabile sul proprio “apparecchio” (non solo computer, ma anche smartphone, tablet, device di ogni genere).

Tanto per capirci, abbiamo numerose distro per un uso generico “desktop” (come appunto Mint, Ubuntu, Debian, Fedora, etc.), che possiamo usare in un PC o in un laptop. Altre distrodesktop” sono specifiche per determinate funzioni, ad esempio per fare musica, video e grafica (come la Ubuntu Studio), per la scuola e lo studio (come la EdUbuntu), per riusare vecchio hardware (come la Puppy Linux o la Elementary OS), per essere un perfetto hacker (come la BackTrack), per giocare (come la SteamOS), etc. etc.

Ovviamente Linux copre anche tutte le esigenze dell’utenza Professional: ci sono distro specifiche per un uso server (come la CentOS) , altre per un uso firewall (come la pfSense o la italianissima Zeroshell), per recupero dati (come la SystemRescueCD), per la sicurezza e analisi forense (come la Parrot Security OS), per farvi un NAS multifunzione (come la OpenMediaVault), etc. etc.

Lo sapete?
I Supercomputer usano spesso delle distro “server” ottimizzate. Pensate che oltre il 96% dei primi 500 supercomputer utilizza esclusivamente sistemi operativi basati su Linux (soltanto una piccolissima parte utilizza invece varianti di Unix o Microsoft – fonte wikipedia).

Un altro esempio?
Android è ed usa il kernel di Linux (il nucleo più a basso livello del sistema operativo) per realizzare un sistema adatto agli smartphone. Non la possiamo considerare proprio una distro, anche se il concetto è simile, ma aumenta la nostra consapevolezza di quanto effettivamente Linux sia diffuso: una diffusione numericamente imponente, ma spesso poco nota ai più.

Per estremizzare (neanche troppo), siccome parliamo di software libero, chiunque, a seconda delle sue conoscenze e necessità, può realizzare la propria distro, magari creando un progetto che la porterà ad essere famosa e diffusa.

Ci sono quindi distro per tutti i gusti e necessità, che vi invito caldamente a provare, visto che la maggior parte di esse funziona anche come “live”, ovvero consente di essere provata “al volo” (avviando il computer dal CD, DVD o PenDrive che sia) senza installare o cancellare nulla sul proprio disco fisso! In ogni caso è software libero: lo puoi usare ovunque, in qualsiasi luogo, per qualsiasi scopo, la puoi copiare, studiare, migliorare e ridistribuire (free as freedom).

Parlando di distro, non possiamo che citare anche il termine “Fork”, ovvero quel fenomeno per cui, per una serie di ragioni, dal codice sorgente di un progetto già esistente (una distro, nel nostro caso) si biforca lo sviluppo di un nuovo progetto (una nuova distro).

Questo è negativo?
Assolutamente no, ma come per qualsiasi altra soluzione software libera, è opportuno che la nostra scelta finale sia basata anche sulla valutazione di elementi importanti, come la maturità complessiva del progetto ed il livello di partecipazione della community.

Quale è la distro migliore?
Impossibile da dirsi, ognuna ha le specifiche caratteristiche per cui è stata creata, dipende dalle diverse necessità di utilizzo… ed ognuno di noi ha anche le sue preferenze e simpatie.

E’ noto che questa straordinaria offerta possa disorientare la maggioranza delle persone, ma capite bene che rappresenti pure una inestimabile ricchezza: può certamente confondere i meno esperti, ma questo effetto collaterale non può diminuirne il valore.

Sappiamo bene che il mondo non è bianco e nero ma un arcobaleno di colori, dunque chiudo volentieri con un saggio consiglio:
Amico mio… amico caro… te lo dico da esperto…
Fatti una distro tutta tua!!” (…e divertiti)

 

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Andrea Castellani

Andrea Castellani

Tecnico informatico, gestisce la domanda del fabbisogno ICT in Regione Umbria presso il Servizio Politiche ICT. Membro del Board of Trustees di The Document Foundation (TDF), socio co-fondatore di LibreItalia ONLUS, fa parte del gruppo di coordinamento del progetto LibreUmbria per l’adozione di software libero in Pubblica Amministrazione. Utente GNU/Linux dal 2001.

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