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#nonsolopesaro

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La vicenda della contro-migrazione a Office 365 del Comune di Pesaro, della quale si è scritto molto su TechEconomy negli ultimi due mesi, è esemplificativa di una situazione abbastanza diffusa, legata all’incompetenza e all’ignoranza – dal verbo ignorare – dei personaggi che operano all’interno di quelle pubbliche amministrazioni che decidono di migrare al software libero perché non ha nessun costo di licenza, per cui pensano che si tratti di un’operazione a costo zero (e non di un progetto che, sulla base di un protocollo consolidato e collaudato, consente di passare dal software proprietario al software libero con successo, riducendo il Total Cost of Ownership, e offrendo significativi vantaggi sotto il profilo della sicurezza e dell’interoperabilità).

Purtroppo, queste situazioni sono estremamente dannose per il software libero, perché vengono sfruttate a piene mani da Microsoft, che ha sbandierato il caso di Pesaro come se il capoluogo marchigiano fosse una metropoli di livello globale, e non una città male amministrata dove il denaro pubblico è stato sperperato (come dimostrano in modo inequivocabile le cifre esposte nella ricerca) perché tutto il processo di migrazione è stato gestito in modo sbagliato, dalla scelta del software, dato che OpenOffice versa in stato di abbandono dal 2011, alla gestione – meglio, non gestione – del processo.

Tutto questo lascia spazio alle speculazioni degli esponenti di Microsoft – a cui associo il responsabile della ricerca, che è un ex dipendente dell’azienda [NDR: Paolo Colli Franzone, che dirige l’osservatorio che ha pubblicato lo studio indipendente finanziato da Microsoft cui si riferisce l’autore dell’articolo, ha chiesto rettifica in quanto non è mai stato dipendente Microsoft. La dicitura “dipendente Microsoft” è stata usata erroneamente dall’autore dell’articolo in funzione del fatto che tale informazione è presente sul profilo Facebook di Paolo Colli Franzone, alla voce “work”, tra le esperienze passate. Ci scusiamo per l’inesattezza] – basate su un’interpretazione capziosa di tutti gli elementi:

  1. L’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale, in quanto si ignora il fatto che Office 365 è un software proprietario di cui viene acquisita la licenza, in quanto esso viene erogato in modalità cloud (per cui si sostiene che la modalità di erogazione è più importante della modalità di acquisizione, mentre la legge dice esattamente il contrario).
  2. L’assenza di un costo di licenza del software open source, che viene confusa – per l’incompetenza e l’ignoranza di cui sopra – con la gratuità, mentre la comunità del software libero cerca di educare tutti gli interlocutori sul fatto che il software libero non è e non può essere gratuito, perché le competenze a esso associate – che danno origine a un prodotto significativamente superiore al software proprietario – vanno riconosciute e retribuite.
  3. La diffusione del software e del formato dei documenti, che viene trasformata in una standardizzazione “de facto”, rispetto alla quale il rispetto degli standard – sia nel software che nei formati – del software open source diventa un problema e non un vantaggio (come invece è nella realtà dei fatti, e come dimostra il governo inglese con i suoi eccellenti documenti.)

Naturalmente, all’interno di queste speculazioni non c’è traccia del tema della sicurezza, dove nemmeno un’interpretazione capziosa riuscirebbe a nascondere i problemi sia del software sia del formato dei documenti, entrambi affetti da falle significative.

E siccome questi attacchi da parte di Microsoft hanno iniziato a stancare, perché l’azienda è talmente brava a comunicare da rendere credibile anche quello che non è umanamente sostenibile, ritengo che sia giunto il momento di smascherare tutti i cialtroni nella pubblica amministrazione che con la loro incompetenza e la loro ignoranza costituiscono un terreno di coltura fertile per le elucubrazioni Microsoft usando come slogan .

Quindi, se siete a conoscenza di pubbliche amministrazioni che sono migrate al software libero senza applicare il protocollo di migrazione che è stato elaborato da The Document Foundation sulla base delle numerose esperienze di migrazione di successo completate in Europa, scrivete a info@libreitalia.it.

Ovviamente, lo stesso vale se volete avere maggiori informazioni sul protocollo di migrazione, che viene sintetizzato nelle sue componenti essenziali dal grafico che illustra l’articolo. #nonsolopesaro

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Italo Vignoli

Italo Vignoli

Laureato in Lettere all’Università Statale di Milano, è uno dei fondatori di The Document Foundation, la “casa di LibreOffice”, nonchè portavoce del progetto a livello internazionale; è anche fondatore e presidente onorario della neonata Associazione LibreItalia.

Ha partecipato ad alcuni tra i principali progetti di migrazione a LibreOffice, sia nella fase iniziale di analisi che in quella di comunicazione orientata alla gestione del cambiamento. Ed è autore dei protocolli per le migrazioni e la formazione, sulla base dei quali vengono certificati i professionisti nelle due discipline. In questa veste è coordinatore della commissione di certificazione.

Come esperto di standard dei documenti, ha partecipato alla commissione dell’Agenzia per l’Italia Digitale per il Regolamento Applicativo dell’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale.

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  1. simone

    09/09/2015 alle 16:00

    Spesso quello che vogliamo insegnare ai bambini forse farebbe bene anche ai grandi.

    https://www.youtube.com/watch?v=0CMIiVuvRI0

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