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#IoT, fattori abilitanti e ostacoli: i 7 nodi cruciali secondo McKinsey

Focus IoT

L’internet of things ha un impatto economico complessivo potenziale che va dai 3.900 miliardi dollari ai 11.100 miliardi dollari all’anno entro il 2025. Lo ha certificato nei mesi scorsi il  Global Institute con una ricerca specifica, “The Internet of Things: Mapping the value beyond the hype, con cui ha cercato di analizzare quali siano le condizioni necessarie affinchè la rivoluzione avvenga.

Ma quali sono i fattori abilitanti dell’Internet of Things? E quali sono, invece, gli ostacoli principali al suo sviluppo? McKinsey ha quindi stilato un elenco di sette temi cruciali che riguardano il mondo dei consumatori, delle imprese e delle organizzazioni istituzionali che dovranno essere affrontati nel prossimo futuro:

  1. Tecnologia. Per favorire un’adozione diffusa dell’Internet delle cose il costo di base delle componenti hardware deve continuare a scendere. Nello specifico, i dispositivi di controllo sono essenziali e il prezzo dei sensori MEMS (sistemi micro elettromeccanici), che vengono utilizzati ad esempio negli smartphone, è diminuita da un range che va dal 30 al 70% negli ultimi cinque anni. Una traiettoria analoga è necessaria per gli RFID e il resto dell’hardware per il monitoraggio e l’acquisizione dei dati ambientali; inoltre le aziende dovranno concentrarsi sullo sviluppo di batterie ad alta capienza e a basso costo, al fine di mantenere attivi i sensori distribuiti; infine, tutti gli strumenti di comunicazione per la trasmissione dei dati (sia in prossimità, sia a distanza) dovranno essere più economici e più integrati tra loro.
  2. Interoperabilità. Com’è facile da immaginare, la capacità dei dispositivi di lavorare insieme è fondamentale per realizzare un ecosistema che sfrutti a pieno le capacità e le applicazioni dell’Internet of Things; senza l’interoperabilità, almeno il 40% dei potenziali benefici non può essere realizzato. Uno dei modi per risolvere il problema è quello di adottare gli standard aperti: fortunatamente le istituzioni si stanno muovendo e, per fare un esempio, in Europa due organismi per la standardizzazione, ETSI e CEN, hanno ormai confermato che l’identificazione degli standard di base per la comunicazione delle  connected car (richiesta da parte della Commissione Europea) è stata completata.
  3. Privacy e riservatezza. La quantità e la tipologia dei dati raccolti dai miliardi di dispositivi legati alla creano non poche preoccupazioni tra le persone per quanto riguarda la loro privacy; inoltre i timori si stanno diffondendo anche tra le organizzazioni preoccupate per la riservatezza e l’integrità dei propri dati. I fornitori di prodotti e servizi “-enabled” dovranno creare proposte concrete per garantire policy di utilizzo e trattamento dei dati che possano rassicurare le persone, le imprese e le istituzioni.
  4. Sicurezza. Le organizzazioni che raccolgono dati da miliardi di dispositivi non devono essere in grado “solo” di proteggere tali dati da accessi non autorizzati, ma hanno anche bisogno di comprendere che con l’Internet of Things vengono introdotte con nuove categorie di rischio: i nuovi dispositivi creano molte più opportunità per potenziali violazioni e aumentano le superfici di attacco che devono essere monitorate, gestite e protette. È necessario tener presente che una violazione nel mondo dell’Internet Of Things possono causare anche danni fisici: basta pensare alla gravissima (quanto recente) violazione di una connected car nell’ambito della quale gli hacker sono riusciti a prenderne il controllo.
  5. Proprietà intellettuale. Una convenzione comune sui diritti della proprietà dei dati prodotti dai vari dispositivi collegati sarà fondamentale e necessaria per non bloccare le potenziali innovazioni dell’Internet delle cose. La questione è più complessa di quanto sembri: ad esempio, chi ha i diritti sui dati generati da un dispositivo medico impiantato nel corpo di un paziente? Il paziente? Il produttore del dispositivo? Il fornitore di assistenza sanitaria che ha impiantato il dispositivo e gestisce la cura del paziente? Si tratta di un nodo critico che i governi e i legislatori dovranno sciogliere prima possibile.
  6. Organizzazione. L’IoT unisce il mondo fisico e quello digitale, sfidando le nozioni convenzionali di responsabilità organizzative. Tradizionalmente, l’organizzazione IT era ben separata dalla struttura operativa che ha il compito di gestire l’ambiente fisico. In un negozio di vendita al dettaglio, ad esempio, le funzioni IT erano limitate alla gestione delle casse, dei POS e a poco altro. In un mondo in cui l’IT è legato a dopo filo con qualunque tipo di oggetto, le cose cambiano: la comunicazione e l’informazione riguardano direttamente i beni fisici, le scorte di magazzino ed entrano direttamente a far parte delle metriche di business. A fronte di tutto questo, le aziende hanno davvero bisogno del know how e della cultura per usare l’internet delle cose al fine di guidare i vari processi decisionali.
  7. Ordine pubblico. Alcune applicazioni dell’internet degli oggetti non può procedere senza l’approvazione giuridica e, come detto, la più ovvia è quella riguardante le auto senza conducente. Anche se questa tecnologia è in rapida evoluzione e molte case automobilistiche (ma non solo) stanno investendo in questo settore, non è ancora chiaro dove e quando sarà consentito a questa categoria di veicoli di circolare. Inoltre, Le autorità hanno ancora molto lavoro da fare per stabilire le regole e le leggi per il mondo dell’Internet delle cose, dalla sicurezza fisica dei cittadini alla tutela della privacy, fino alla creazione di standard per lo sviluppo dell’ecosistema.

In conclusione, da questo elenco emerge che in questo momento esistono determinate condizioni che avrebbero bisogno di essere messe a sistema (come l’interoperabilità) e numerosi ostacoli che, invece, dovrebbero essere superati. Alcuni di questi problemi sono di carattere tecnico, altri invece riguardano il mondo dei consumatori (come ad esempio gli aspetti legati alla privacy); dal punto di vista strettamente del business, invece, le aziende hanno bisogno di comprendere che l’approccio basato sui dati della IoT è ormai fondamentale per i processi decisionali.

In estrema sintesi, aziende, istituzioni, governi e pubblica amministrazione dovranno cercare di affrontare questi temi, anche collaborando tra loro al fine di creare un sistema integrato che lasci spazio alle potenzialità delle innovazioni che sarà in grado di portare l’Internet Of Things.

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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