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Ue: abbonamenti a contenuti online, la non portabilità all’estero è un problema

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Un’indagine per capire come i cittadini europei accedono a , quali contenuti scaricano e guardano e, infine, quale propensione hanno verso l’acquisto di contenuti digitali anche da fruire al di fuori dei confini nazionali. Con la recente indagine condotta da Eurobarometro la Commissione europea ha provato a dare uno sguardo in profondità non solo all’esistente delle abitudini europee quanto ad accesso alla rete, ma anche a capire e ad individuare quali possano essere i margini di miglioramento per rendere servizi e attività digitali più utili e appetibili ai cittadini.

In questo caso il punto di partenza è rilevare le criticità da colmare e una delle criticità principali in Europa non è, come erroneamente si è portati a pensare, il problema che gli utenti non sono disposti a pagare per avere contenuti, quanto piuttosto che tali contenuti non sono fruibili ovunque in Europa. Ovviamente, anche a causa di legislazioni e regolamenti nazionali differenti che ostacolano, questo il sott’inteso dell’indagine tema caro alla Commissione Europea, lo sviluppo di un’economia digitale unitaria e competitiva.

Vediamo i dati nel dettaglio.

Uso di Internet

L’indagine rivela come la maggioranza degli intervistati usi internet (82%), con i due terzi che accedono quotidianamente (69%). La popolazione che naviga con maggiore frequenza è collocata, come ci si aspettava, nel nord europa e nell’europa occidentale, soprattutto Olanda (94%), Danimarca (93%), Svezia (92%) e Finlandia. Romania (70%), Bulgaria (72%) e Portogallo (74%) sono i soli stati membri dove meno dei tre quarti dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di usare internet.

Quanto ai device di accesso al web, quasi tre quarti degli utenti Internet vanno online da laptop o netbook (64%), mentre il 58% usa uno smartphone. Più di un terzo degli intervistati preferisce invece un tablet (36%), e il 16% lo fa attraverso una Smart TV, il 14% usa un telefono cellulare che non è uno smartphone. Console di gioco (9%) e e-reader (7%) sono in coda alla classifica.

In termini più generali, il 90% degli intervistati accedere a Internet da un personal computer (inteso come desktop computer, laptop e netbook), il 73% tramite un dispositivo mobile (inteso come tablet, smartphone, telefoni non smartphone, e-reader e digital book reader), e il 21% con un home entertainment device.

Dando uno sguardo al comportamento dei singoli Stati, gli intervistati in Spagna (71%) e in Italia (61%) hanno mostrato maggiore predisposizione ad usare Internet dal proprio smartphone piuttosto che altri dispositivi. In Slovenia, Ungheria e Croazia intervistati sono più propensi a dire che accedono ad Internet utilizzando un computer desktop (63%, 61% e 57% rispettivamente).

La fascia giovane non ha dubbi: è lo smartphone la porta di accesso più usata per il web: l’ 83% dei rispondenti tra i 15 e i 24 anni di età usa lo smartphone, contro il 32% degli over 55.

Accesso ai contenuti online

Online gli intervistati accedono o scaricano musica, (60%) e contenuti audio-video (59%), seguono i video game (37%) e lo sport (35%). I più giovani accedono per ascoltare musica (87% del campione intervistato tra i 15-24 anni di età), vedere contenuti audio video (80%), per i giochi(58%), sport(47%) e e-book (38%).

Quello che colpisce è che la gran parte degli intervistati è disposta a pagare per accedere o scaricare ebook (46%), video game (34%), contenuti audio-visivi, musica e sport scegliendo più di frequente come modalità di pagamento l’abbonamento invece che soluzioni pay per item. Quest’ultima tipologia di acquisto solo per specifici contenuti, è più popolare per l’acquisto di musica (19%), ebook (39%) e video game.

Portabilità e contenuti cross-border

E’ il nodo dell’indagine: non solo due utenti su dieci sostengono di aver pagato almeno un abbonamento per visualizzare contenuti digitali. Ta di loro, almeno due su 10, quindi il 17%, ha cercato di usare la propria sottoscrizione in un altro Stato membro con risultati non incoraggianti. Solo il 10% di loro lo ha potuto fare senza problemi, mentre il 3% ha dichiarato che l’offerta di contenuti era molto limitata o addirittura diversa, e l’1% ha spiegato di aver avuto accesso solo dopo averlo precedentemente scaricato. Un ulteriore 3% dei partecipanti ha detto di non aver potuto usare il servizio anche se in possesso di una buona connessione web. Il 21% non ha sperimentato l’accesso ma sarebbe interessato a farlo.

Eurobarometer

Invece, degli intervistati che non hanno un abbonamento a pagamento per l’accesso a contenuti (musica, e-book o videogiochi) e rappresentano l’84% degli europei, un terzo (33%) vincola fortemente la decisione di un possibile acquisto alla possibilità di poterne usufruire anche in altri Stati membri. Soprattutto i giovani: il 65% di chi è tra i 15 e 24 anni e il 50% delle persone tra i 25 e 39 anni, dichiarano che sarebbe molto importante utilizzare i loro abbonamenti anche fuori dai propri confini nazionali. Discorso che vale solo per il 13% degli over 55.
Gli intervistati in Irlanda (51%) e in Grecia e Lussemburgo (entrambi 47%) sono i più propensi a sostenere tale necessità.

Eurobarometer2

E’ tutto in questi ultimi dati, dicono gli osservatori, che si evidenzia quanta strada ci sia ancora da fare, e insieme quante opportunità di business ci siano per gli operatori, posto che vi sia un mercato unico e favorevole in Ue per offrire servizi unici a tutti i cittadini europei.

Tutta la materia è già stata inserita, infatti, nella Strategia per il mercato unico della Commissione Ue, il piano di iniziative che Bruxelles ha già presentato a maggio con cui si punta a regolare e modernizzare le regole sul copyright vigenti alla luce della rivoluzione digitale. Un percorso non facile, che ha avuto, e ha davanti a sè molti ostacoli, e su cui l’Europa punta per migliorare la competitività dell’Europa nell’economia digitale (e non solo). Ce la farà?

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