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Cloud storage: libero o proprietario?

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Secondo le statistiche Eurostat il 40% delle aziende italiane con più di dieci dipendenti dichiara di far uso di servizi di cloud computing,  posizionando così il nostro Paese al terzo posto nella classifica europea. Tuttavia, all’interno dei servizi cloud, lo storage sembra ancora non essere tra quelli più graditi, infatti il suo utilizzo (32%) è ben al di sotto della media europea (53%).

Il servizio di è un modello di conservazione dati su computer in rete ospitati presso strutture di terze parti o su server dedicati. E’ sicuramente un servizio delicato e pertanto è necessario valutare con cura le varie soluzioni presenti sul mercato.

Perché scegliere un servizio storage?

I vantaggi sicuramente sono:

  • poter utilizzare i propri dati in mobilità
  • lavorare in gruppo con collaboratori e colleghi, evitando così un “via vai” di email con allegati e di incorrere nel rischio di lavorare su un file non aggiornato

Lo svantaggio sta nella necessità di avere un collegamento Internet sempre disponibile, tuttavia superabile in parte tramite sistemi di sincronizzazione.

Soluzioni commerciali

cloud8Le formule più diffuse generalmente partono da un servizio gratuito per pochi Gb, che si possono aumentare tramite abbonamenti con piani mensili o annuali.

Attivando ad esempio un account Google si avranno a disposizione il servizio di storage Drive con 15 GB di spazio gratuito ed incrementabile a pagamento fino a 1 TB. Sono disponibili applicazioni per computer che permettono di sincronizzare i dati in locale ed app per smartphone che semplificano l’accesso. Inoltre Drive è perfettamente integrato con tutti i servizi di Google come Calendario, Gmail e Apps.

Dropbox, altro conosciutissimo servizio di cloud storage, parte invece da 2 GB gratuiti estensibili a 15 GB tramite varie opzioni, come l’installazione delle applicazioni e la condivisione di file e cartelle con altri utenti, sempre senza esborso di denaro. Pure in questo servizio abbiamo la possibilità di acquistare dei piani di abbonamento professionali per aumentare lo spazio a 1 TB o a 5 TB attivando il piano business, destinato al lavoro di gruppo con un minimo di cinque utenti.

Pro e contro commerciali

Attraverso i servizi commerciali abbiamo il vantaggio di non doverci “preoccupare” di fare un backup, in quanto il gestore provvede a mantenere delle copie e offre la possibilità di ripristinare file cancellati. Nel caso di un uso lavorativo, e quindi con l’acquisto di formule professionali, non è possibile parlare di un vero e proprio abbattimento dei costi, perché in ogni caso nel lungo termine il costo dell’abbonamento non è inferiore al rapporto di durata/prezzo di un hard-disk installato presso la propria rete aziendale.

Soluzioni con software libero

Se siamo interessati a valutare soluzioni open source possiamo trovare delle alternative affidabili, mature e supportate con molti servizi aggiuntivi tramite plugin. I due principali, ma non gli unici, software attualmente disponibili sono Owncloud e Pydio.  Entrambi sono disponibili gratuitamente per il download e possono essere utilizzati per creare un proprio cloud storage personale.

  • Owncloud richiede delle risorse hardware e software minimali con una procedura d’installazione semplice. Attraverso un ottimo file manager è possibile gestire i documenti nei formati più diffusi, con in più un’ampia scelta di plugin.
    OwnCloud, oltre a gestire la condivisione dei file con altre persone, si integra con servizi di terze parti come Google Drive e Dropbox e permette la sincronizzazione di calendari e rubriche attraverso i protocolli CalDAV e CardDAV.
  • Pydio oltre ai servizi classici di condivisione offre la possibilità di creare dei “mini siti” pubblici su cui pubblicare elenchi di documenti con notifica della pubblicazione di un file o di una cartella o della condivisione.
    Attraverso questo software di cloud storage c’è la possibilità di creare gruppi di utenti per collegarli con i blasonati sistemi di CMS (content management system) quali Drupal, WordPress e Joomla.

Pro e contro open source

PRO. Utilizzando un proprio server dedicato, o in rete locale o presso terzi, non si hanno limiti di spazio se non quelli fisici dell’hardware dedicato all’attività. Non richiedendo questi applicativi potenze di calcolo eccessive consentono di riusare server e computer esistenti, con conseguenti benefici economici ed ecologici.

CONTRO. Usando le soluzioni libere resta a carico dell’utente l’onere di prevedere un sistema di backup per garantire il recupero dei dati in caso di malfunzionamento del server. Va inoltre valutata la possibilità di potenziare la connessione Internet.

Consigli per vivere sereni

consigli_imgQuando utilizziamo un servizio di questo tipo è bene assicurarsi che i nostri dati siano al sicuro da malintenzionati. Una delle cose sicuramente importanti da valutare è se il sistema permette la crittografia dei dati sia nel trasferimento che nella conservazione.

La crittografia è un sistema per cui i dati vengono “offuscati” o meglio resi illeggibili ad utenti non autorizzati all’accesso. Dobbiamo considerare in ogni modo che non esistono sistemi sicuri al cento per cento, ma è possibile comunque adottare degli accorgimenti tali da rafforzare la nostra privacy.

Negli ultimi anni nella maggioranza dei casi il furto dei dati da questa tipologia di servizi è avvenuta per la scarsa sicurezza della password. Non è assolutamente consigliabile ad esempio utilizzare lo stesso utente e password per tutti i servizi che utilizziamo online. Nei servizi commerciali per aumentare la sicurezza dei dati è caldamente consigliato utilizzare la doppia autenticazione.

Per le soluzioni commerciali è consigliabile leggere molto attentamente i contratti di servizio. Ad esempio DropBox vieta l’accesso per i propri dipendenti ai dati dei clienti, che non vuol dire espressamente impedisce. Il personale tecnico può accedere inoltre alle “meta informazioni” dei nostri file

Google scrive espressamente: “Quando l’utente carica, trasmette, memorizza, invia o riceve contenuti da o tramite i nostri Servizi, concede a Google (e ai partner con cui collaboriamo) una licenza globale per utilizzare, ospitare, memorizzare, riprodurre, modificare, creare opere derivate (come quelle derivanti da traduzioni, adattamenti o altre modifiche apportate in modo tale che i contenuti funzionino al meglio con i nostri Servizi), comunicare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire i suddetti contenuti.”  E’ vero che poi per i vari servizi applica policy più o meno restrittive, ma in via generale è questo l’uso che le multinazionali fanno dei nostri dati.

Per i software open source invece è bene pensare di attivare dei sistemi di crittografia, rendendo illeggibili i dati copiati in modo fraudolento, e attivando canali di trasmissione sicure, tutte soluzioni comunque disponibili in qualsiasi sistema operativo GNU/Linux.

Owncloud in termini di sicurezza ha già un suo sistema di crittografia di base ed ha un controllo della versione dei file, che permette il controllo delle modifiche e mette al riparo dal saturare lo spazio a disposizione, eliminando automaticamente le vecchie versioni dei files.

Consigli sui costi

Nel fare il raffronto riportato nella tabella sottostante per i servizi commerciali abbiamo preso a riferimento i piani di abbonamento attualmente pubblicati sui rispettivi siti., mentre per la soluzione con software libero abbiamo ipotizzato l’acquisto o l’assemblaggio di un NAS con due dischi da 1 TB gestiti in RAID.

Il NAS (Network Attached Storage) è un dispositivo collegato alla rete LAN, la cui funzione è quella di consentire agli utenti di accedere e condividere file. Sono in realtà dei veri piccoli server destinati alla condivisione di dati e utilizzano generalmente sistemi RAID, ovvero gli hard disk lavorano assieme creando delle copie dei file, in modo tale che se un disco si guasta è possibile sostituirlo senza perdere i dati.

A titolo di esempio per capire quanti dati è possibile memorizzare in 1 TB possiamo dire che ci possono stare circa 250.000 foto, considerando mediamente 3 MB per foto, oppure oltre 140.000 file MP3, considerando un peso medio di 7 MB.

Antonio Faccioli

Antonio Faccioli

Libero professionista e amministratore delegato in un’azienda privata. Si occupa dal 1997 di software libero con particolare interesse per i linguaggi di sviluppo (Php e Python) ed i database. Dal 2009 promuove l’adozione dei programmi liberi all’interno delle pubbliche amministrazioni.
E’ socio LibreItalia, dove segue i progetti rivolti alle scuole, ed è membro di The Document Foundation, partecipando al gruppo italiano di traduzione.

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