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Un obolo per Microsoft

obolo

deve essere messa veramente male, se è costretta a utilizzare la contro-migrazione del Comune di da OpenOffice a Office 365 come case history. E se non si limita a usarla solo a livello italiano, ma anche a livello globale, la situazione deve essere davvero preoccupante.

Infatti, i 60.000 euro delle 600 licenze acquistate dal Comune di Pesaro in barba a quanto stabilisce l’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale, che detta le condizioni per gli acquisti di software da parte delle Pubbliche Amministrazioni (e che nessuno rispetta), rappresentano lo 0,00024% del fatturato di 25 miliardi di dollari che Microsoft realizza con la vendita delle licenze dei prodotti desktop, e lo 0,0075% del fatturato di Microsoft Italia, che è di circa 800 milioni di euro.

Normalmente, quando si fa un annuncio in pompa magna come quello che ha visto , Sindaco di Pesaro, fare da protagonista sulle pagine di diverse testate, anche a livello nazionale (e un annuncio di questo tipo costa), le cifre sono ben diverse, e provocano uno spostamento di almeno un punto percentuale (1%) rispetto al fatturato di riferimento.

Un annuncio relativo allo 0,0075%, o peggio ancora allo 0,00024%, significa che Microsoft non ha niente di meglio da annunciare, ovviamente nell’area dei progetti di migrazione dal software libero al software proprietario. E un singolo insuccesso rispetto a decine, o forse addirittura centinaia, di migrazioni al software libero concluse con successo non è altro che la conferma di una tendenza inarrestabile in direzione del software open source, che ogni tanto incappa in un errore umano (e in questo caso fallisce).

Proviamo a utilizzare le stesse percentuali in un altro contesto, per dare un’idea dei numeri in gioco. Ipotizziamo che il signor Mario Rossi – che guadagna molto bene – abbia ricevuto un aumento di stipendio della stessa entità, ovvero dello 0,0075%, tale da portare l’ammontare del suo reddito annuale da 100.000 a 100.007,5 euro. Secondo voi, il signor Mario Rossi diffonde un comunicato stampa o strappa il cedolino (e lo fa mangiare al direttore delle risorse umane?).

Per pietà, evito di fare la simulazione utilizzando la percentuale dello 0,00024%, perché in questo caso il signor Mario Rossi, probabilmente, userebbe una tanica di benzina per dare fuoco allo stesso improvvido direttore delle risorse umane.

Certo, nel caso di Microsoft quello che conta non sono le cifre, ma il fatto che una pubblica amministrazione è tornata al software proprietario dopo aver utilizzato il software libero, e di fronte a un avvenimento del genere – il secondo, dopo quello abbondantemente sbandierato di Friburgo in Brisgovia – non c’è cifra che tenga.

Infatti, si tratta di situazioni così sporadiche, rispetto al numero delle migrazioni dal software proprietario al software libero, da giustificare un comunicato stampa,  anche a livello internazionale. Un testo che, secondo le migliori tradizioni, cita le conclusioni di una ricerca di cui non si troverà mai l’originale, o peggio, di cui verranno smascherate tutte le inesattezze, come nel caso di quella EDS sulla migrazione del Comune di Monaco di Baviera.

Una volta ricondotto l’annuncio di Microsoft entro i parametri che gli competono, ovvero quelli di un contratto di vendita di servizi a una pubblica amministrazione,  che ha dimostrato di non essere molto “smart”, visto che non è riuscita a utilizzare con successo un software che migliaia di aziende e pubbliche amministrazioni usano senza problemi, vorrei tornare all’affermazione iniziale, ovvero al fatto che Microsoft deve essere messa molto male.

E siccome nel profondo del cuore sono una brava persona, propongo di devolvere a Microsoft lo 0,00024% delle cifre che vengono risparmiate con le migrazioni al software libero, e in particolare a LibreOffice. Nel mio caso, sono 2 centesimi, pari allo 0,00024% del costo della licenza di Office 365. Va bene un bonifico? E già che ci sono, allego anche una bozza del comunicato stampa?

P.S. – Ovviamente, da buon italiano, faccio il furbo e tiro al risparmio, perché in realtà dovrei devolvere lo 0,0075% del costo della licenza di Office 365, pari a 7 centesimi. Per questo motivo, la bozza del comunicato stampa sarà un po’ meno trionfalistica, ma sono sicuro che andrà bene lo stesso. Con i tempi che tirano, siamo abituati ad accontentarci.

Italo Vignoli

Italo Vignoli

Laureato in Lettere all’Università Statale di Milano, è uno dei fondatori di The Document Foundation, la “casa di LibreOffice”, nonchè portavoce del progetto a livello internazionale; è anche fondatore e presidente onorario della neonata Associazione LibreItalia.

Ha partecipato ad alcuni tra i principali progetti di migrazione a LibreOffice, sia nella fase iniziale di analisi che in quella di comunicazione orientata alla gestione del cambiamento. Ed è autore dei protocolli per le migrazioni e la formazione, sulla base dei quali vengono certificati i professionisti nelle due discipline. In questa veste è coordinatore della commissione di certificazione.

Come esperto di standard dei documenti, ha partecipato alla commissione dell’Agenzia per l’Italia Digitale per il Regolamento Applicativo dell’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale.

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