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Google ha cambiato nome? No. Alphabet è ben altro

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Nasce e il suo annuncio è stato dato a sorpresa da Larry Page con un post sul suo blog in cui afferma che si tratta di “un nuovo capitolo della storia di ”: ma cosa è realmente? Perché questa mossa improvvisa? In molti, analisti, riviste di settore e aziende, si stanno lanciando in analisi e articoli per comprendere le motivazioni che sono alla base di questa scelta e analizzare gli sviluppi futuri.

Cosa è “Alphabet”?

Cominciamo da questo: si legge su molti quotidiani che “Google ha cambiato nome”, è vero? Assolutamente no. Quello che è successo tocca solo l’organizzazione societaria e non il nome del motore di ricerca: Alphabet sarà una holding a cui faranno capo tutte le divisioni del gruppo, inclusa Google che ne diventerà una controllata. Finanziariamente, le azioni di Google saranno convertite in azioni di Alphabet alla pari senza perdere alcun valore.

In sostanza, Alphabet opererà come contenitore di un gran numero di aziende più piccole, tra cui Google che continuerà a concentrarsi su prodotti legati a Internet includendo anche Android, YouTube, il Search e la divisione advertising: la differenza è che il nuovo CEO sarà Sundar Pichai, braccio destro e vice del fondatore Larry Page il quale diventerà invece amministratore delegato di Alphabet; Sergey Brin ne sarà il Presidente, mentre Eric Schmidt assumerà il ruolo di Presidente Esecutivo.

Le divisioni che “usciranno” (per modo di dire) da Google per essere controllate anch’esse da Alphabet sono la Life Sciences (a lavoro sulle lenti a contatto di  Google), il laboratorio di Google X (auto senza conducente, Google Glass, droni) e Calico (il progetto per l’incremento della longevità umana). Google Ventures e Google Capital, invece, diventeranno società indipendenti controllate finanziariamente dalla nuova holding, ma non saranno più divisioni di Google in senso stretto. Questo schema di CNNmoney aiuta a chiarire un po’ le idee:

Alphabet spiegato

Le implicazioni per Google: si tratta di “puro teatro” o è una mossa sostanziale?

La nascita di Alphabet rischia di essere analizzata per i prossimi anni a venire come una tattica aziendale che guarda al marketing, come una manovra di gestione finanziaria o anche come un’effettiva riorganizzazione che può avere effetti benefici sulle performance aziendali, ma c’è già chi afferma che si tratti di “puro teatro” messo in scena da Larry Page e Sergey Brin.

Tuttavia, il passaggio alla telefonia mobile ha causato alcuni problemi: i risultati di ricerca diventano più difficili da monetizzare, sia perché c’è meno spazio sullo schermo, sia perché gli utenti utilizzano app distinte piuttosto che il web tramite browser. L’attuale posizione dominante di Google sugli smartphone con Android argina le preoccupazioni, ma di certo non le risolve definitivamente.

Alex Fitzpatrick scrive sul Times che “la motivazione (della nascita di Alphabet, ndr) è proprio quella di lasciar libero Pichai di concentrarsi sui nuovi modi per monetizzare al meglio la ricerca anche su mobile, mentre gli altri dirigenti, con Alphabet, potranno pensare a questioni diverse.” Difficile dargli torto, in particolare dopo aver visto gli sviluppi che Google sta portando avanti in campo medico, ma anche in quello dell’automotive e dell’Internet Of Things.

L’annuncio è stato definito da più voci come insospettabile, in quanto arriva in un momento in cui Google ha dichiarato guadagni record: nel secondo trimestre il colosso di Mountain View ha volato in borsa, superando le attese degli analisti e registrando 3,93 miliardi di dollari di utili, 17,7 miliardi di ricavi e un incremento complessivo dell’11% rispetto al 2014. Secondo il Financial Times, Alphabet è un segno che Page e Brin sono finalmente pronti ad affrontare alcuni problemi che hanno portato alla pressione degli investitori, come  una maggiore chiarezza futura riguardo le dichiarazioni dei guadagni dei vari comparti (Nest, Google X, etc.) separati dal core business, cioè l’advertising; c’è da dire però che non sono state divulgate informazioni specifiche che indichino se le politiche di allocazione del capitale di Alphabet saranno diverse da quella di Google.

Critiche e dubbi: naming e possibili acquisizioni

Voi guidereste una “Alphabet Car”? È quanto chiede Drake Baer su Tech Insider rispondendo negativamente e analizzando il nuovo naming: “La parola ‘alfabeto’ ha una connotazione dolce, a differenza della parola “Google” che richiama, ormai, scenari distopici e negativi nella mente di molte persone. Il nome scelto per la holding è cordiale, elementare, una delle prime parole che imparano i bambini”. Un cambio fortissimo rispetto all’ambizioso Google il cui nome richiama “Googol”, la rappresentazione matematica dell’infinito secondo il matematico americano Edward Kasner e che potrebbe stridere fortemente con la nuova pelle di Big G.

Non mancano però altre domande e altre illazioni su Alphabet: una su tutti quella segnalata da Mashable, secondo cui il cambio favorirebbe una politica di acquisizioni più aggressiva. Si tratta di un campo in cui il grande rivale Facebook è decidamente più avanti (basta ricordare le acquisizioni di Whatsapp o dell’Oculus Rift): se Google sta pensando di fare acquisizioni multi-miliardarie (si vocifera sempre di più su un possibile acquisto di Twitter da parte di Google) questo nuovo assett societario potrebbe essere il sentiero giusto.

In conclusione, quello che sappiamo è che Google non cambierà nome ma diventerà parte di un progetto molto più grande chiamato “Alphabet”, capitanato dai soliti Page, Brin e Schmidt: si tratta di una mossa sostanziale o è solo scena? Ci saranno grandi acquisizioni in vista o è solo un modo per Google di scrollarsi di dosso l’aura di gigante distopico che si è creata negli anni? L’unica risposta è attendere gli sviluppi che, certamente, non mancheranno.

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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