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Google compra Twitter? E’ il #Twoogle, tra verità (più o meno possibili) e leggenda

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Non siamo a livello della pantera che, puntuale, compare nelle campagne italiane ogni estate, (l’ultima nelle scorse ore), e non siamo a livello di leggende metropolitane che vogliono, da anni, alligatori a piede libero nella rete fognaria di New York. Eppure i sulla presunta acquisizione di Twitter da parte di Google, intensificati nel 2015 ma presenti già nel 2009, iniziano ad assumere i connotati di una leggenda che, a dispetto delle previsioni, non si autoavvera ma certamente si autoalimenta. Da dove nascono queste voci e cosa potrebbe nascondersi, di concreto, nelle tante analisi e opinioni che il Twoogle, così viene chiamato “il caso” Twitter e Google, ha scatenato in questi mesi?

I si e i no

Quello che è certo è che l’idea che il colosso del search acquisti Twitter è uno di quegli avvenimenti che segnerebbe, dicono gli esperti, il futuro del business della rete per come lo conosciamo oggi e sarebbe un vantaggio sia per l’una che per l’altra. Se ne parlava già nel 2009 quando TechCrunch notava come il motore di ricerca di Twitter fosse l’oggetto del potenziale interesse di Google: “Sempre più persone stanno iniziando a utilizzare Twitter per parlare di brand in tempo reale, per interagire con loro. E quei marchi vogliono sapere tutto, se rispondere individualmente, o semplicemente raccogliere le informazioni per vedere quello che stanno facendo bene e quello che stanno sbagliando. E tutto questo è rilevabile nel search.twitter.com, il motore di ricerca che Twitter ha acquistato. Le persone cercano notizie. I brand cercano feedback. Questa è roba di valore.”

Più recentemente, sono stati almeno tre i fattori che hanno riacceso l’attenzione verso il Twoogle: le difficoltà di Twitter a far crescere la sua base utenti, con notevole e crescente insoddisfazione da parte degli investitori, la perdita di terreno di Google su fronte social con le difficoltà della sua creatura Google Plus e, infine, il tema advertising.

  • Problemi di utenti per Twitter: lo dicono i dati e ribadiscono gli osservatori, il social del cinguettio ha problemi ad ampliare la sua user base e a monetizzarla in modo efficace, a dispetto delle molte iniziative messe in campo. Il che non piace agli investitori. L’acquisto da parte di Google potrebbe essere la strada per risolvere almeno in parte il nervosismo di chi ha creduto in Twitter, ma che ha già sfiduciato Dick Costolo portandone alle dimissioni, e non si fida ancora dal tutto di Jack Dorsey, in attesa del nuovo CEO.
  • Google Plus: è considerato il tasto dolente di casa Mountain View, la creatura che già dopo l’addio del suo creatore Vic Gundotra, continua ad essere oggetto di rivoluzione. La mancanza di un vero social proprietario potrebbe giustificare un eventuale acquisto da parte di Google anche se secondo altri è, come già sosteneva TechCrunch nel 2009, il motore di ricerca di Twitter a rappresentare un boccone interessante: “Non sfugge a Google che Twitter è il miglior motore di ricerca in real time, là fuori” ha dichiarato Bob Peck di Sun Treck alla CNBC. Il che potrebbe essere un altro fattore a vantaggio del rumoreggiato acquisto.
  • Mobile e advertising: qui i vantaggi per Google sarebbero molti e su tutti e due i fronti. Se è vero che per il colosso di Mountain View i prodotti legati alla pubblicità rappresentano l’impressionante 90% delle revenue, spiega l’investitore Brett Northart  a Mashable,  e i ricavi da pubblicità salgono ancora, è pur vero che la vendita di pubblicità è rallentata negli ultimi anni e il costo per click anch’esso continua a scendere. Senza contare, aggiunge, che “Google aveva una posizione dominante quando il mondo era desktop-oriented, ma ora rischia di essere disintermediato da Facebook, andando a perdere quote di mercato su scala globale. Invece, con l’80% degli utenti attivi mensili di Twitter, su 302 milioni di utenti attivi al mese su mobile, Twitter potrebbe rappresentare una solida piattaforma mobile-centrica per Google su cui lavorare.”
    Secondo i sostenitori del Twoogle, inoltre, sono almeno due gli “indizi” che portano verso una probabile fusione: il primo è dato dal recente accordo tra i due colossi che permette agli advertiser di Twitter di comprare tweet sponsorizzati tramite la piattaforma Google Doubleclick e il secondo chiama in causa Google che mostrerà tweet in tempo reale tra i risultati delle ricerche.

Molti, però, non sono propensi a sostenere la tesi dell’acquisto, non fosse altro che per problemi di… soldi. Non che a Google manchino le possibilità, spiega Venture Beat: “ha 60 miliardi di liquidità, di cui però 35 all’estero e quindi non immediatamente disponibili da usare in un eventuale affare Twitter, non senza dover pagare pesanti tasse per il loro rimpatrio.”

E di denaro ne servirebbe moltissimo: se Google pagasse anche solo il valore di mercato di Twitter, l’affare supererebbe lo storico acquisto di WhatsApp da parte di Facebook che ha sborsato la cifra record di 22 miliardi di dollari, per averla. Il Twoogle, spiega Venture Beat, diventerebbe la seconda più grande acquisizione nella storia del comparto tech (dopo AOL-TimeWarner). Il che vuol dire che, per quanto in acque non così serene, il valore di Twitter dovrebbe scendere ancora parecchio prima che Google si possa fare seriamente avanti.

Rumor=purchè se ne parli?

Sta di fatto che il 2015 è stato l’anno del Twoogle: i rumor non si fermano e continuano ad alimentare il dibattito. Basta questo per leggere, tra le righe, un qualche interessamento concreto del colosso del search per il social del cinguettio? O si tratta, speculazione nella speculazione, del mercato stesso che starebbe implicitamente spingendo verso una fusione? Google al momento non ha bisogno di Twitter da un punto di vista puramente finanziario, spiega BI, anche se l’accesso pieno ai tweet potrebbe aiutare le ricerche per rilevanza del suo motore, e Twitter non ha bisogno di essere comprata da Google: può sopravvivere, magari non sempre prosperando, ma contando solo sulle proprie forze.

Per capire se il Twoogle alla fine sarà solo un “tormentone” passeggero o una svolta epocale nel mondo del business della rete, non possiamo fare altro che aspettare.

 

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