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Amazon propone di riservare uno spazio aereo ai droni commerciali

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Il colosso dell’e-commerce vuole uno spazio aereo nel cielo destinato all’uso dei commerciali pensati per la consegna di beni e prodotti ai propri clienti: il Vicepresidente di Amazon Prime Air, Gur Kimchi, ha lanciato l’idea durante un convegno della NASA svoltosi in California. Nello specifico, Kimchi ha proposto una zona riservata ai commerciali inquadrabile tra i 200 e i 400 piedi di altezza, con una no-fly zone di altri 100 piedi per tenere al sicuro gli arerei.

I droni meno sofisticati, come quelli utilizzati per il tempo libero che si stanno diffondendo sempre di più, potrebbero essere relegati in uno spazio immediatamente al di sotto rispetto a quello utilizzato dai modelli commerciali più veloci, equipaggiati con diversi tipi di sensori.

Come riporta Business Insider, la società ritiene che il modello di circolazione più sicuro ed efficiente per i sUAS (small Unmanned Aerial Systems), con equipaggiamento e capacità differenti, sia quello che prevede uno spazio aereo riservato con una struttura definita per le operazioni di volo al di sotto dei 500 piedi. “Le aziende pubbliche e private che si occupano dei sUAS devono lavorare insieme per rendere realtà questo nuovo concetto di operazioni negli spazi aerei, se vogliamo rendere sicure e responsabili le notevoli innovazioni capaci di portare i sUAS“, ha detto Kimchi.

Non è la prima volta che Amazon solleva la questione di come sviluppare al meglio le innovazioni dei droni: già a marzo la società di Jeff Bezos aveva fortemente criticato la Federal Aviation Administration statunitense per non aver dato i permessi per i test in tempi ragionevoli, costringendo la società a rivolgersi all’estero dove, disse Paul Misener, vice president for global public policy, le autorità europee e internazionali hanno approcci più “ragionevoli”.

In Italia, la normativa dell’ENAC distingue tra droni inferiori e droni superiori a 25 chili: nel primo caso e per le operazioni di volo non critiche, è stato introdotto il concetto di “autocertificazione” con il quale la responsabilità è lasciata all’operatore che valuta la criticità e l’idoneità del sistema; le operazioni critiche, invece, sono autorizzate dall’ENAC. Per i droni più pesanti, invece,  è sempre prevista una certificazione del mezzo aereo e una autorizzazione all’operatore aereo, indipendentemente dalla criticità delle operazioni di volo.

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