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#IoT, reti wireless e tactile internet: la rete che verrà nell’intervista a Mischa Dohler

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Dohler, Chair Professor in Wireless Communications al King’s College di Londra.

L’internet of Everything sarà la nuova rivoluzione industriale: un fattore di innovazione di portata disruptive che renderà possibile il profondo cambiamento dello stile di vita delle persone e il modo con cui si lavora. Cambieranno le abitudini degli utenti, i modelli di business e, in ultima analisi, per effetto della maggiore disponibilità di prodotti e soluzioni intelligenti pervasivi, si realizzerà una “rottura” positiva di modelli e mercati.  L’, di fatto, è innanzitutto una questione di numeri: i tanti numeri dei device che invaderanno il mondo e delle connessioni che ci circonderanno. Ne abbiamo parlato con uno dei maggiori esperti europei in materia prof. Mischa Dohler, Chair Professor in Wireless Communications al King’s College di Londra, che approfondirà il tema dell’ anche in occasione del Summit IoT360 che si terrà a Roma a ottobre promosso dall’European Alliance for Innovation. Il ruolo delle reti mobili e la nuova frontiera dell’Interne tattile, ecco cosa abbiamo scoperto.

Quale sarà la dimensione “disruptive” dell’IoT sulle reti di comunicazione e quale ruolo avranno gli standard di connettività, in particolare 4G e 5G, nel semplificare questo sviluppo?

In primo luogo, per quanto riguarda le molte previsioni di questi ultimi tempi, è importante comprendere che i miliardi di dispositivi dell’IoT includono anche i nostri telefoni cellulari che contengono in media una dozzina di sensori ognuno. Alla luce di questo è interessante osservare come il 4G svolga già un ruolo fondamentale nel collegare questi “sensori” a Internet con i device mobili che funzionano quasi come proxy. I dispositivi dell’IoT, in fondo, non producono molto traffico: forse pochi byte, al momento, e di certo non i MB di dati generati, ad esempio, da una chiamata Skype. Mentre gli access point 4G (ripetitori 4G, wireless hotspost, etc… ndr) oggi sono in grado di gestire alcune centinaia di utenti (voce e dati) e possono già gestire fino a 15.000 dispositivi IoT senza alcun impatto apprezzabile. Ma noi vogliamo di più, e nel 5G punteremo ad avere circa 300.000 dispositivi gestiti. I problemi reali però, potrebbero venire non dall’aspetto di connettività wireless quanto da come il traffico IoT verrà instradato sul core network e su Internet. Infatti, migliaia di miliardi di piccoli pacchetti di dati (talmente piccoli che il contenuto ha lo stesso peso dell’header che contiene le informazioni di instradamento), porteranno il workload dei router al loro limite assoluto. Ciò dimostra che di strada ne abbiamo fatta ma c’è ancora bisogno di fare molta ricerca e innovazione!

Stiamo guardando alla prossima generazione di sensori urbani come a uno dei principali driver di traffico dati M2M. Quali sono le principali sfide che una Smart City dovrà affrontare per trasformare le informazioni provenienti dall’IoT in servizi reali per i cittadini?

In realtà questo sta già accadendo sotto il nostro naso. Basta guardare ai servizi offerti da Google Maps o da Uber. Senza sensori per le strade (che spesso si trovano nelle tasche dei cittadini) non esisterebbero queste applicazioni. E ne vedremo sempre di più, mano a mano che le capacità dei sensori scenderanno in strada e che i dati diventeranno sempre più open.  Ora, nel caso delle applicazioni IoT realizzate per effetto dei sensori M2M installati dalle amministrazioni comunali e dalle aziende, stiamo sì assistendo a una progressiva adozione, ma siamo in un processo ancora lento.

Il problema è che i costi per installare e mantenere i sensori sono molto alti e – poiché la maggior parte dei modelli di business non sono ancora pronti – pochi ancora hanno il coraggio di distribuire queste tecnologie. Prendiamo ad esempio gli smart parking: i sensori sono installati in ogni posteggio al fine di rilevare la presenza dei veicoli e sono in grado di comunicare il percorso più rapido per trovare un parcheggio disponibile; l’utilità di questa funzione è stata dimostrata solo sulla carta (o su piccola scala) ma non vi sono ancora sperimentazioni massicce. Ma io non sono preoccupato, Internet ha impiegato 20 anni a maturare.

Recentemente lei ha citato un concetto affascinante, il “Tactile Internet”, come il prossimo step dell’IoT. Potrebbe descrivere di cosa si tratta e il suo rapporto con il concetto attuale dell’IoT?

Le diverse incarnazioni di Internet, vale a dire rete fissa, mobile e le “things”, saranno estremamente ridimensionate dalla nascita del “Tactile Internet” che riteniamo sia un vero e proprio cambiamento di paradigma, abbastanza veloce, in cui una affidabile connettività di rete consentirà di fornire esperienze fisiche e tattili a distanza. Per esempio, immaginate di offire attrezzature ospedaliere alle attuali aree dell’Africa occidentale che stanno affrontando l’epidemia Ebola. I migliori medici e chirurghi potrebbero effettuare diagnosi e interventi di chirurgia da remoto utilizzando le tecnologie tattili collegate. All’inizio il tactile internet sarà  attivato dall’internet degli oggetti e da robot “attuatori”. Contenuti e skillset saranno trasmessi su una rete molto più potente, quella 5G così come sarà la prossima generazione di Internet. La velocità finita della luce, tuttavia, richiederà lo sfruttamento del potere nativo potenziale del cloud per avvicinarsi davvero all’esperienza tattile.

La versione inglese dell’intervista è disponibile qui.

 

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