La Bella Terra

L’ignoranza italica sulla banda larga

italia bandiera

Raramente mi è capitato nel recente passato di restare ammutolito di fronte alle opinioni di qualcuno. Ma leggendo l’articolo di Alessandro Penati su Repubblica del 5/7/2015 sono rimasto basito.

Penati dice che l’investimento “di Stato” nella  non serve e non è strategico, e cita alcuni motivi per i quali tale affermazione sarebbe vera. Provo qui a riassumerli, rimandando il lettore anche ad un altro articolo de La Bella Terra che avevo scritto su questi stessi temi.

Premessa

A me pare che la posizione di alcuni “economisti” contro la banda larga “di Stato” derivi da due fondamentali questioni:

  • Sono contrari agli investimenti pubblici ideologicamente “a prescindere”, ignorando o sottovalutando il fatto che su questo fronte siamo in ritardo rispetto agli altri paesi con i quali ci troviamo a competere.
  • Spesso, non capiscono né conoscono ciò di cui parlano e quindi si avventurano in affermazioni che stanno a metà tra il superficiale e l’irreale.

Ma andiamo con ordine (cito di volta in volta i diversi passaggi dell’articolo di Penati che riassumono il suo pensiero).

“A chi andrebbero i soldi per costruirla, farla funzionare e utilizzarla? Quasi tutti fornitori stranieri. Più che al PIL si darebbe impulso alle importazioni e al pagamento di utili e royalties all’estero”

Devo dirlo con grande franchezza:  Professor Penati, lei non conosce l’argomento.

Per sviluppare le reti certamente è richiesto l’acquisto di apparecchiature e molti sono i fornitori stranieri, ma:

  1. Ci sono importanti fornitori di apparecchiature di rete che fanno ricerca, sviluppo e produzione in Italia (vedi Alcatel-Lucent, Italtel e Ericsson) e che anzi rischiano di chiudere gli stabilimenti e centri italiani proprio per mancanza di investimenti nel nostro paese. Checché se ne dica, le multinazionali e le aziende si insediano nel nostro paese anche se ci sono investimenti locali. Altrimenti vanno altrove.
  2. Il grosso del lavoro è lo sviluppo delle infrastrutture fisiche e sarebbe presumibilmente fatto da italianissime aziende che le costruiscono (per esempio, SIRTI) e le gestiscono (per esempio, Telecom).
  3. Dire che non bisogna investire perché si usano tecnologie straniere è come dire che non bisogna investire in editoria perché per fare un giornale si usano computer e programmi sviluppati all’estero. Per quelli va bene l’intervento dello Stato, Professor Penati? Oppure dovremmo assumere che le autostrade non vanno fatte perché le usano anche macchine straniere e si costruiscono con apparecchiature non tutte prodotte in Italia?
“Ma forse si conta sull’effetto indiretto di grandi iniziative come EasyJet, Ryanair, Amazon, eBay, … Ma sono tutte straniere!”

E certo! Non ci sono aziende italiane che usano la rete. Solo YouTube e Amazon. Il Professor Penati dovrebbe andare a spiegarlo in Confindustria o nei distretti industriali o alle PMI che devono interagire quotidianamente con i propri clienti e fornitori in Italia e in giro per il mondo. O alle università che fanno formazione online. Oppure al piccolo mobilificio della Brianza che vuole interagire con un cliente via videoconferenza e inviare, mentre lo fa, un CAD 3D del proprio prodotto. Oppure … ai milioni di altri casi che potrei star qui ad elencare.

“Navigo più velocemente usando il telefonino 4G come hotspots. Non sarebbe più facile e meno costoso coprire gli edifici con il WiMax?”

No Professor Penati, non basta il WiMax, nè il mobile 4G. A proposito, lei sa che wireless fisso (WiMax e WiFi) e wireless mobile (4G) non sono la stessa cosa e non sono equivalenti, vero? La copertura wireless è complementare a quella wireline (doppino e fibra) e non sarebbe comunque in grado di rimpiazzarla per problemi di throughput. L’abbiamo studiato e ristudiato e solo con il wireless non ce la si fa. Persino una azienda nata nel mobile come Vodafone sta investendo nella fibra: le dice niente? O pensa che un problema così complesso si possa risolvere grazie alle sue esperienze di utente che legge le news sul telefonino? Il WiMax va benissimo per zone a bassa densità d’utenza, ma non può sostituire in generale la fibra.

Tra l’altro, secondo lei Professor Penati, le torri del 4G o del WiMax o gli hotspot WiFi come sono collegati al resto della rete e come ritrasmettono i bit che ricevono? Segnali di fumo? Bandiere navali di segnalazione? Pony Express?

“Per le aziende di contenuti la banda larga non sembra un grande affare”

Ma lei, Professor Penati, ha presente gli accordi tra telco e media company? Sa perché si stanno facendo? Sa che le frequenze radio allocate oggi alla TV saranno sempre più riallocate per il traffico dati mobile e wireless in generale? Crede che la TV via digitale terrestre e satellite durerà in eterno? Non è un grande affare lo sviluppo del canale del futuro per la fruizione dei contenuti?

“Il problema degli anziani non si risolve con Internet veloce”

A parte che i servizi di telemedicina richiedono anche banda larga, ma stiamo mettendo in discussione che la rete serva? E se serve, come la costruiamo e sviluppiamo? Con le tecnologie di ieri? Con il rame che marcisce e che deve essere comunque sostituito?

“Si rischia che i soldi del contribuente finiscano in tasche straniere”

Incredibile. Che un esperto dei mercati tiri fuori un simile argomento lascia senza parole.

Mi fermo qui. Sto cercando di riprendermi. Non posso che ripetere quel che dico sempre in questi casi: Povero Paese Mio.

 

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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