Open 4 Business

LibreItalia e OSI, e l’educazione al software libero

OSI

Questa volta l’articolo è un po’ autoreferenziale, visto che l’idea di fare domanda di ammissione all’Affiliate Program di Open Source Initiative () – i promotori della definizione di software open source, e i responsabili dell’approvazione delle licenze open source – è stata la mia.

OSIRiprendo la dichiarazione di Simon Phipps, Past President e oggi Director, Affiliate Member Program, di OSI: “Le suite per ufficio sono uno tra i software più diffusi tra gli utenti, e dimostra che – partendo da un software così specifico ma anche così importante come LibreOffice – un’organizzazione può interagire con le aziende e le pubbliche amministrazioni per promuovere l’uso del software libero e open source a tutti i livelli. Siamo felici che diventi Affiliate Member di OSI, e suggeriamo a tutte le altre organizzazioni di trarre ispirazione dal loro esempio e dalle loro attività”.

Associazione LibreItalia è la prima associazione italiana attiva nel mondo del software libero a entrare nel gruppo degli Affiliate Member di OSI, e questo è un fatto importante che testimonia come il gruppo abbia raggiunto in pochi mesi una posizione riconosciuta anche a livello internazionale. Il consiglio direttivo OSI si è espresso all’unanimità a favore della domanda di LibreItalia, e sono convinto che dietro a questa unanimità ci sia il sostegno di Stefano Zacchiroli, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Associazione LibreItalia.

L’accreditamento da parte di OSI trasforma Associazione LibreItalia in un soggetto autorevole non solo per il sostegno a LibreOffice, che rimane uno tra i più importanti progetti di software libero, ma anche per quello al software libero e open source nel suo complesso. Allo stesso tempo, accresce le responsabilità a tutti i livelli – consiglieri, fondatori e soci – in quanto le competenze si estendono a tutto il software libero, e non sono più limitate a LibreOffice (anche se abbiamo sempre parlato di software libero e non solo di LibreOffice).

In questo momento, l’attività di comunicazione a favore del software libero è fondamentale, a tutti i livelli, perché ci troviamo di fronte a una “recrudescenza” della comunicazione contro il software libero – più sofisticata rispetto al passato – da parte di tutte le aziende del software proprietario (e in questa lista metto anche IBM, nonostante le dichiarazioni dell’azienda, che afferma di essere un grande sostenitore del software open source).

Nell’area dei formati standard, per esempio, Microsoft ha aggiunto il supporto a ODF proprio nel momento in cui IBM riduceva il proprio impegno a favore dello stesso formato, con un “minuetto” di coincidenze che sollevano più di un sospetto. Come ho già scritto più volte, sono convinto che l’operazione Apache OpenOffice abbia avuto la benedizione non solo di IBM ma anche di Microsoft, pronta a spartire le “opportunità” con IBM ma contraria a farlo con una comunità che non può essere controllata.

La riduzione dell’impegno di IBM a favore di ODF può nascondere, per esempio, la rinuncia a proporre al Governo del Regno Unito – che ha giustamente deciso per lo standard ODF – il passaggio a una suite di produttività libera, che sarebbe la scelta più logica, per lasciare campo aperto a Microsoft Office, che supporta ODF, anche se non si tratta di un’implementazione nativa come nel caso di LibreOffice.

Senza dimenticare la comunicazione sui modelli di business del software libero, che sembrano essere completamente sconosciuti non solo alle aziende del mondo proprietario ma anche a molti “sostenitori” del software open source, che dovrebbero non solo conoscere l’argomento nei minimi particolari, ma dovrebbero anche contribuire a spiegarlo a coloro che stanno valutando la migrazione.

Senza la necessaria chiarezza sui modelli di business, gli utenti possono pensare che un software libero vale l’altro, perché la discriminante è il “prezzo” (mentre è vero esattamente il contrario). La confusione, purtroppo, va a vantaggio solo del software proprietario, e di coloro che considerano il software libero un’opportunità da spremere fino a quando c’è abbastanza “succo” (e poi, chi s’è visto s’è visto, la scelta della soluzione sbagliata non è affar mio).

Italo Vignoli

Italo Vignoli

Laureato in Lettere all’Università Statale di Milano, è uno dei fondatori di The Document Foundation, la “casa di LibreOffice”, nonchè portavoce del progetto a livello internazionale; è anche fondatore e presidente onorario della neonata Associazione LibreItalia.

Ha partecipato ad alcuni tra i principali progetti di migrazione a LibreOffice, sia nella fase iniziale di analisi che in quella di comunicazione orientata alla gestione del cambiamento. Ed è autore dei protocolli per le migrazioni e la formazione, sulla base dei quali vengono certificati i professionisti nelle due discipline. In questa veste è coordinatore della commissione di certificazione.

Come esperto di standard dei documenti, ha partecipato alla commissione dell’Agenzia per l’Italia Digitale per il Regolamento Applicativo dell’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Facebook Twitter LinkedIn Google+ 

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This