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Dick Costolo lascia Twitter: reazioni, aspettative e visioni per il futuro

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Dal primo luglio Dick non sarà più il Ceo di e il social network dell’uccellino blu apre un’importante fase di transizione volta a riconquistare la fiducia degli investitori. La decisione deriva proprio dalla crisi finanziaria che la società sta attraversando da quando è divenatato amministratore delegato, rivelandosi incapace (a detta di molti) di rilanciare il social network dal punto di vista del modello di business.

Al suo posto tornerà in via temporanea Jack , papà effettivo di Twitter all’epoca della sua nascita e attualmente Ceo della startup di mobile payment “Square”. ricoprirà di fatto due ruoli da amministratore delegato contemporaneamente e proprio per questo la sua presenza è stata annunciata come temporanea. Molti analisti ed esperti si sono divisi sulla questione e hanno tentato di fornire spiegazioni differenti sula reale utilità del cambio di vertici o sui benefici che potrà portare l’attuale Ceo di Square.

Dal canto suo, Dorsey non sembra intenzionato a mettere da parte la sua attenzione verso Square, dichiarando al momento dell’annuncio del suo ritorno come CEO in Twitter di essere “grato al suo talentuoso team di lavoro in Square” che continuerà a guidare.  “Abbiamo costruito una società molto forte in ogni suo aspetto e io sarò sempre impegnato per mantenerne il successo continuo.”

Perchè il passo indietro di Costolo, le analisi

Sono diverse le cause che hanno portato al passo indietro di Costolo (che comunque, è bene ricordare, rimane a bordo della società). Come riassume Marco Valsania sul Sole 24 Ore, “da novembre, quando l’azienda è sbarcata sul mercato azionario i suoi tassi di crescita hanno frenato bruscamente. Nonostante Twitter venisse celebrata come il social network ideale per l’era dei gadget mobili con i suoi messaggi da 140 caratteri, è stata surclassata in pubblicità e avanzamenti tecnologici e di servizio da Facebook come da Google. Nel primo trimestre le entrate sono sì aumentate del 74% a 436 milioni di dollari, ma sono state al di sotto sia delle attese degli analisti che della guidance fornita dalla società. Twitter ha inoltre subito perdite per 162 milioni.

Gli azionisti hanno sempre paragonato Twitter agli altri social come Facebook, non comprendendo però che si tratta di prodotti estremamente diversi. Ben Popper su The Verge ha provato a comprendere le ragioni delle difficoltà di Twitter nell’emergere rispetto agli altri social e la spiegazione risiederebbe nell’essere “troppo pubblico”: “la natura pubblica ha reso Twitter una sfida per molti utenti; a differenza di Facebook o Instagram, non possiede un feed basato sulla famiglia o sugli amici amici; il suo servizio di messaggistica non ha un’utilità immediata come invece accade per WhatsApp o Snapchat; infine la natura aperta delle conversazioni ha consentito molestie e abusi su una scala decisamente maggiore rispetto agli altri social”.

I problemi sarebbero quindi due: le aspettative finanziare disattese e la natura del prodotto che non ne aiuta una diffusione a macchia d’olio come invece avviene per Facebook o Instagram. Su quest’ultimo punto bisogna però ricordare, dicono gli osservatori, che Dick Costolo ha provato a ri-orientare Twitter attraverso l’introduzione di nuovi servizi come la possibilità di fare video, la rimozione del limite dei 140 caratteri nella messaggistica e, soprattutto, la possibilità di avviare streaming in diretta attraverso l’app Periscope, acquistata di recente. La volontà di innovare c’è stata ma gli azionisti l’hanno ritenuta evidentemente insufficiente.

Cosa cambierà con Dorsey?

 

 

Il Wall Strett Journal, nell’analizzare la vicenda, ha sollevando dubbi sulla reale utilità dell’effetto Dorsey affermando che non è affatto chiaro come un nuovo Ceo possa essere in grado di guidare Twitter attraverso i notevoli ostacoli che la società sarà costretta a superare durante i prossimi mesi. Inoltre “i commenti sprezzanti dei dirigenti su questa decisione sollevano ragionevoli preoccupazioni sul fatto che Twitter non abbia nemmeno compreso del tutto la complessità delle sfide che l’attendono”.

Gli azionisti (e in particolare gli inserzionisti che utilizzano l’advertising di Twitter) ripongono molte speranze nel cambio di vertice dell’azienda. Tra tutti Adam Epstein, amministratore delegato di adMarketPlace, il quale interpellato dall’agenzia Reuters ha dichiarato che il cambio di vertici può rappresentare “l’accensione di un fuoco” per l’azienda: “quando si parla di Twitter si possono buttare giù su una lavagna rapidamente molte grandi idee, ma sembra che finora ci sia stata una lentezza ingiustificata“.

Ma Dick Costolo non rimane a guardare senza rispondere e, in una recente intervista congiunta con Dorsey su Business Insider, si difende dalle accuse e dalle parole dure che molti analisti gli hanno riservato in queste ore: “la società è cresciuta, arrivando a valere 24 miliardi dollari, contando 4.000 impiegati, centinaia di milioni di utenti e decine di uffici in tutto il mondo. Ho realizzato, si sa, una quantità straordinaria di risultati e nonostante quanto già ottenuto ho ancora molte voci nella mia lista di cose da fare per le speranze e i sogni di questa azienda”. Nella stessa intervista, in conclusione, anche Jack Dorsey prende le difese dell’ancora per poco CEO di Twitter: “sto per arrivare in azienda come CEO ad interim con una strategia e una direzione che Dick ha già stabilito con la sua squadra, una strategia e una direzione alle quali credo”.

E se l’uscita dalla crisi di Twitter si presentasse con il suo acquisto da parte di un altro colosso? Non si tratta di un’ipotesi così remota come sembra: periodicamente nel settore tornano le voci di un possibile offerta d’acquisto da parte di Google. La scelta, dicono, potrebbe avrebbe senso dato che porterebbe il gigante della ricerca ad avere un punto d’appoggio significativo nel mondo dei social media. Ma cosa diventerebbe Twitter, a quel punto?

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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