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Occhio alla app: la vista è in rete. Diventa volontario!

Be may eyes

E’ possibile diventare “volontari della vista” e di farlo in qualche modo “incanalando” il proprio sguardo in una per mandarlo on line? E chi sarebbe il destinatario? Bè, ancora una volta si può affermare che la progettazione tecnologica intorno alla è un driver di innovazione e a dimostrarlo è una nuova app: che si pone a servizio delle persone cieche o gravemente ipovedenti mettendole in connessione con una “rete di occhi” di volontari che a loro volta la installano sul proprio device. In qualsiasi parte del mondo ci si trovi, si può inviare una richiesta la cui notifica viene “captata” da un volontario vedente e automaticamente si apre una connessione  video chat live che permette ad una persona di diventare la vista di un altro: semplice quanto essenziale. Capita che persone con deficit visivi a volte scherzando esclamino: “Mi presti un occhio?”, ma non sempre l’occhio di un amico, di un familiare o di un collega sia lì presente e pronto a intervenire e così troppe volte capita che la persona debba attendere scontrandosi con la difficoltà di non poter gestire visivamente un’informazione o un imprevisto o una necessità rassegnandosi ad attendere o a non risolverla, una situazione tanto frequente quanto disagevole che con questa app contribuisce invece a risolvere.

Be-My-Eyes2“Be My Eyes” pone in questo senso le premesse di una nuova rivoluzione di autonomia per migliaia e migliaia di persone e la cosa non è sfuggita al “Nordic Startup Awards”, in questi giorni svoltosi ad Helsinki, dove “Be my Eyes” si è piazzata fra i vincitori aggiudicandosi il titolo di “Best Social Entrepreneurial Tech Startup”. Il suo inventore è il danese Hans Jørgen Wiberg che ne parla così: “It’s my hope that by helping each other as an online community, Be My Eyes will make a big difference in the everyday lives of blind people all over the world”.

Per ora la app è in ambiente iOS, scaricabile da App Store e iTunes e realizzata con il team di sviluppatori e designer di Robocat; è una risorsa modulata su 10 lingue e già conta una community di circa 226.000 volontari, 20.000 persone cieche che la utilizzano e un risultato di 80.000 richieste di aiuto finora “evase” grazie al contatto video live posto in essere fra una persona cieca e un volontario vedente che, accogliendo la notifica, si affaccia sullo schermo di chi l’ha inviata: in questo modo tramite Be My Eyes il volontario descrive o dà informazioni su tutto quanto entra nel campo visivo inquadrato dall’iPhone dell’utente. Chi ha un dispositivo Android per ora deve attendere, ma sul sito www.bemyeyes.org si può segnalare il proprio interesse a sapere quando sarà sviluppata la app ad hoc anche per questo ambiente operativo.

Inutile dire quale inestimabile vantaggio possano trarne persone cieche che non devono attendere qualcuno fisicamente presente con loro per ricevere un’informazione utile nell’immediato,informazione che equivale a spostarsi verso una direzione piuttosto di un’altra, a leggere una scadenza di un prodotto o un prezzo o un menù, a sapere se è comparsa sullo schermo del pc qualche finestra che magari blocca un comando che la sintesi vocale non “vede”, o ancora equivale a sapere cosa ci sia scritto su un’etichetta, se ci siano barriere architettoniche o sensoriali nei paraggi. Una app che dunque consente di ricevere informazioni su quanto e cosa è davanti – visivamente e spazialmente – alla persona cieca o ipovedente che inquadrandola in tempo reale col proprio dispositivo permette al volontario dall’altra parte di vedere e dare risposte alle esigenze proprio nell’istante in cui servono.

Navigando il sito dedicato a Be My Eyes, la pagina Facebook e vedendo i video che ne presentano le caratteristiche e il valore aggiunto, davvero la sensazione è di vedere realizzarsi quella che i progettisti chiamano “A Network of Eyes”: per farne parte e diventare un volontario, basta solo scaricare la app e iniziare ad essere occhi per qualcuno.

Naturalmente più cresce la community di volunteer helper  più il servizio e la sua utilità si moltiplicheranno; va sottolineato che il sistema permette di salvaguardare la libertà ad essere disponibile in alcuni orari o spazi della giornata e non continuativamente. Ma più i numeri aumentano più ci sarà la certezza che on line una persona cieca troverà sempre qualcuno pronto a d aprire i propri occhi sul suo mondo.

Be may eyesPiacevole scoprire ancora una volta quanto la tecnologia sa davvero essere virtuosa, quanto sappia profilarsi sulle esigenze degli utenti, fino ad essere “user centered”. Questo è tanto più vero pensando alle tante app che stanno arrivando via via ad esaudire quelli che per molti – ma forse si può dire troppi – anni sono rimasti “sogni nel cassetto” di tante persone con disabilità che hanno visto straripare i loro cassetti nell’attesa che l’economia di scala assumesse a proprio interesse la produzione di un prodotto diseconomico poiché non proprio di massa. E invece la tecnologia è leggera, sa migrare di utente in utente con gran facilità e velocità trasportata dai bit fino a prendere forma di un servizio, di una possibilità, di una soluzione pratica e concreta; spesso, fra l’altro, le app offrono il vantaggio di soluzioni software snelle, user friendly, sostenibili economicamente anche per “nicchie” di utenti, acquistabili a prezzi bassi se non del tutto gratuite, spesso on line e dunque always on. “Be my eyes”, come altre nel campo dei servizi alla persona, è open source e quindi per natura volta ad essere migliorata con la collaborazione di altri utenti e progettisti. Anche in questo caso, cliccare per contribuire.

Si può davvero dire che le app stanno rivoluzionando il mondo dell’accessibilità universale, o meglio… la stanno rendendo una strada concretamente percorribile e vicina alla vita delle persone, dentro le loro esigenze, utilizzabile in modo semplice, senza passaggi formali e burocratici che talvolta rendono difficile il diritto ad una vita indipendente.

Sta invece accadendo che certe volte basta realmente un clic e l’autonomia è già fra le proprie mani.

 

Rosanna Consolo

Rosanna Consolo

Giornalista pubblicista e Dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione con un progetto sulla “Cultura accessibile”, dal 2011 al 2013 è stata assegnista di ricerca nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma per un progetto sulla e-Inclusion nel lavoro delle persone con disabilità finanziato dall’Istituto Superiore di Comunicazione e Tecnologie dell’Infromazione (Iscom) del MISE.

Da oltre un decennio svolge ricerca sulle opportunità offerte dall’ICT nel promuovere e realizzare l’inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità. Ha lavorato nella Fondazione ASPHI Onlus di Bologna occupandosi di integrazione dei disabili tramite assistive technologies. Nel 2013 ha promosso la seconda edizione del seminario “Inclusione digitale. Promotori di accessibilità” realizzato nel Dipartimento CoRiS insieme con IBM Italia. E’ cultore della materia nella cattedra di “Tecnologie per la disabilità” presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università LUMSA di Roma.
Ha scritto numerosi articoli e saggi sul tema tra cui “Sciences for Inclusion. Cultural approach to disability towards the Society for all” e “Oltre il senso del limite” di Bonanno Editore.

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