Interviste

#R2B2015: innovazione, ricerca e creatività: la ricetta di Stefano Bonaccini per crescere

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Nella giornata conclusiva di Research 2 Business il Presidente della Regione Emilia Romagna fa il punto sui modelli e sulle strategie messe in campo a supporto dell’innovazione e delle imprese. La riflessione è a partita da una considerazione: la Pubblica amministrazione è considerata, nell’immaginario collettivo, come qualcosa che blocca i processi; invece essa ha il delicato compito di essere una vera e propria “cinghia di trasmissione” tra ricerca industriale e sviluppo pre competitivo. Come fare e su cosa puntare? Ecco cosa è emerso.

Quali processi a supporto delle imprese ha promosso la Regione Emilia Romagna e come questo ruolo ha reso la Regione una realtà all’avanguardia tanto da essere, oggi, una best practice nazionale? 

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Stefano Bonaccini è il Presidente della Regione Emilia-Romagna.

La Regione Emilia-Romagna ha affrontato questo problema complesso agendo su vari livelli. In primo luogo sostenendo progetti di ricerca e sviluppo delle imprese, se questo vengono realizzati attraverso la collaborazione con organismi di ricerca. Ma anche promuovendo e accreditando una rete di strutture di ricerca industriale derivata dal sistema universitario e della ricerca pubblica con l’obiettivo di sviluppare ricerca collaborativa e trasferimento tecnologico. In terzo luogo, attraverso una azione specifica sulla promozione del capitale umano ad alta qualificazione nelle discipline tecnico scientifiche. Infine, ha puntato a  costruire una comunità tra ricercatori industriali dei laboratori e i ricercatori e i tecnici delle imprese innovative e delle start ups di alta tecnologia. L’efficacia e la convergenza di queste azioni è stata possibile attraverso un’azione congiunta della Regione con le università, gli enti di ricerca e le associazioni imprenditoriali, che ha visto in Aster il luogo del coordinamento e della governance delle azioni comuni.

Qual è il ruolo dell’amministrazione nel supporto ai processi di sviluppo delle aziende e quanto la Pa può fare davvero, al di là della retorica delle startup che si aprono con un euro?

La nascita e crescita delle startup è un processo molto complesso. La mortalità è molto alta nei primi anni di vita e, tra quelle che sopravvivono, pochissime sono quelle che riescono a fare il salto dimensionale. La Regione offre un accompagnamento lungo tutto il percorso, a partire dalla fase “seed” con il Fondo sociale europeo, proseguendo con il sostegno ai primi investimenti materiali e immateriali con il Fesr, con la possibilità di ottenere capitale di rischio con il Fondo Ingenium, con l’accesso a numerosi servizi di accompagnamento forniti dai diversi incubatori e da Aster nel contesto del portale www.emiliaromagnastartup.it che raccoglie quasi 400 start ups. Vorrei ricordare che l’Emilia-Romagna in Italia si posiziona, secondo i dati al 2014, al secondo posto, alle spalle della sola Lombardia, per numero di startup innovative regionali, ben 313,  (al primo posto se rapportato al numero di abitanti).

Quali azioni concrete può mettere in campo la PA per supportare un ecosistema favorevole all’innovazione e quali sono vantaggi per il territorio di una pubblica amministrazione che promuove l’innovazione?

Oltre alle misure di incentivazione e di supporto sopra citate, è necessario creare un ambiente favorevole al protagonismo degli innovatori e dei creativi. Questo ha un punto di partenza sicuramente nelle città. La Regione ha dato l’occasione alle città di vitalizzare i rispettivi ambienti urbani in questa direzione. È di questi giorni il via libera della Giunta regionale a 30 milioni di euro di risorse europee, Por-fesr 2014-2020, a disposizione delle dieci città capoluogo dell’Emilia-Romagna, a cui si aggiunge Cesena, per i progetti dei laboratori aperti, sul modello dei living labs, in cui imprese, cittadini e amministrazione collaborano per affrontare e risolvere in modo “smart” – anche con l’applicazione intelligente delle tecnologie dell’informazione – questioni legate all’innovazione sociale e della qualità della vita. Poi ci sono naturalmente i tecnopoli, luoghi fondamentali per la ricerca,  in cui i ricercatori e le imprese si incontrano e dove possono nascere le start ups a stretto contatto con la ricerca, nonché una nuova generazione di incubatori/acceleratori di imprese in corso di realizzazione, fortemente orientati alle imprese culturali e creative.

Come è cambiato in 10 anni il ruolo di un evento come Research to Business e perché è sempre più importante che momenti di incontro come questi diventino fondamentali attivatori di processo?

Questo salone è di per sè un momento straordinario sia per quello che propone, sia per la capacità di adattare la formula nel tempo in funzione dell’esigenze della ricerca, del mercato e delle novità tecnologiche a disposizione. E sono i numeri che parlano con chiarezza di quanto sia un momento importante di incontro tra domanda e offerta di “nuovo”. L’evento, che negli anni ha registrato una costante crescita del numero di visitatori raggiungendo quasi quota 6 mila lo scorso anno, prevede proprio quest’anno la partecipazione di oltre 200 espositori e delegati provenienti da 25 Paesi del mondo. In R2B  sarà organizzata l’ottava edizione di Innovat&Match, due giorni di incontri tra aziende, centri di ricerca e università con l’obiettivo di creare partnership internazionali e accordi di ricerca e tecnologici. Ma soprattutto, all’interno del salone internazionale dell’innovazione, sarà presente anche un‘area espositiva, dove 40 start up emiliano-romagnole presenteranno ai visitatori i loro progetti innovativi d’impresa.

In un tweet, perchè partecipare a Research to Business? 

Le 3 parole chiave x il futuro dell’Emilia-Romagna: #innovazione #ricerca #creatività #R2B2015.

Ma lo sono anche per il tutto il Paese, aggiungiamo noi.

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