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Lara Oliveti, Melazeta e l’importanza della #gamification

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è la co-fondatrice di Melazeta.

Lara Oliveti, emiliana di ferro, nel lontano 1998 fonda, insieme ad altri soci, Melazeta, web agency che oggi gestisce insieme a Marcella Albiero. Ora Melazeta è parte di una grande realtà, Doing (www.doing.com) ed ha sede a Modena. “All’inizio – racconta Lara che ora è partner, COO e si occupa di new business e consulenza ai clienti – la principale attività era quella di editoria multimediale su cd-rom e cartoons, poi casual games online e contenuti multimediali interattivi. Dal 2010 ci occupiamo di app e giochi mobile, in particolare branded e applied, e progetti di ”. Tra le nostre ultime app create Un get to zero per Expo2015 delle Nazioni Unite, l’app di edutainment de L’isola dei fumosi di AIRC, le app internazionali di Winx Club®. Ma tra i clienti ci sono nomi famosi quali Walt Disney, Expo2015, Rainbow, Lottomatica, Museo dell’auto di Torino e Aboca-Apoteca Natura.

“Il digital entertainment per creare engagement – afferma Lara – è sempre stata una leva in cui abbiamo creduto molto, anche quando non c’erano i social e le app, anche quando i giochi venivano liquidato come cose da bambini. Abbiamo un team dedicato al motion graphic con il quale creiamo video in animazione che sono uno strumento efficace di infotainment”.

Come nasce la passione per le tecnologie?
Nel 1994, in tempi veramente non sospetti, frequentai una Master presso IFOA a Reggio Emilia della durata di un anno circa finanziato dalla Comunità Europea per diventare Tecnico Multimediale. Io mi stavo laureando in Filosofia del Linguaggio a Bologna e avevo partecipato a un seminario di programmazione e di ipertestualità. Inoltre avevo in casa un nuovissimo pc non utilizzato e volevo capire cosa potevo farci oltre a scrivere la tesi di laurea. Stiamo parlando di oltre 20 anni fa…è preistoria, non c’era il web, le prime connessioni Cineca le ho usate all’università di Bologna. Rimasi affascinata dall’idea di poter creare contenuti multimediali, di connettere parole chiave ad altri approfondimenti e ne capii le potenzialità. Un curiosità: tra i docenti potevamo vantare l’attuale deputato Stefano Quintarelli che è sempre stato un precursore e visionario per le nuove tecnologie. Nei primi anni di attività creammo cd rom multimediali di edutainment per case editrici scolastiche, poi giochi online riempendone tutti i grandi portali italiani da RossoAlice a Libero, abbiamo sviluppato concorsi online e advergame e giochi di simulazione per formazione.

Considerando il percorso piuttosto pioneristico fatto fino ad oggi nel mondo digital, sono orgogliosa di essere ancora un protagonista e di non averlo mai abbandonato, di avere creato esperienza, cultura e occupazione nel settore new media, portando avanti con perseveranza temi come la cultura del gaming applicata a tanti settori (finance, automotive, GDO, promotional) che adesso sta ricevendo finalmente consensi e attenzione.

Se dovessi fondare oggi una su cosa punteresti?
Conosco tanti startupper e di alcuni siamo partner nello sviluppo dell’app mobile che spesso rappresenta il fulcro dell’idea della start up stessa. Sono anche angel investor per una start up con sede a Londra. La start up “classica” prevede un approccio inverso dall’approccio di agenzia che è di servizio e consulenza al cliente, con tempi e meccanismi di crescita e recruitment molto diversi. Nasce da un’idea , trova le risorse per portarla in una fase di avanzamento, la immette sul mercato e cerca utenti e clienti.

Trovo bellissima la contaminazione agevolata dalle start up tra persone e professionalità con estrazione totalmente diverse tra loro, che portano esperienze da settori merceologici lontani dal digital e dal social e la cui conoscenza sul campo di un settore merceologico, di un processo, di un’abitudine sociale o anche la sola intuizione di esso, porta a dar vita ad uno strumento per rispondere un’esigenza o ancora meglio per crearla. In tal senso le start up possono dare un grande contributo all’innovazione, ma optando per idee in cui il digital è solo un mezzo e non un fine, in cui veramente l’internet delle cose sia valore aggiunto non un optional o una variante. Se a brevissimo il nostro corpo, la nostra casa e il nostro lavoro saranno totalmente connessi e un tutt’uno senza distinzione tra reale e virtuale, tutti gli sforzi e  i finanziamenti dovrebbero anche in ricerca e sviluppo in tal senso.

Se dovessi dare dei consigli a chi ne vuole costituire una?
Più che consigli farei un appello, rivolto agli startupper e a tutto l’ecosistema che si è creato intorno. Se volessi lanciare una startup che parte dall’Italia (dall’Italia non è un dato geografico ma intende un preciso modo di fare impresa con successi e aziende leader nel mondo ) mi farei “adottare”. Adottare non da un incubatore, o da un venture o da un singolo Angel o mentor ma da un’azienda sul mercato con un business affine o integrabile all’idea e un imprenditore illuminato. Occorrono regole precise e accordi che non limitino l’autonomia dell’innovatore o startupper ma che al tempo stessa possa beneficiare di un environment esistente, di un network di relazioni e di clienti già in essere, tutto ciò che è stato creato in anni e anni di impresa, a volte su più generazioni. Il rapporto deve essere più possibile win win, e l’ecosistema creato fino ad oggi a supporto delle start up, quindi le agevolazioni fiscali, i fondi, e il resto non deve sparire ma andare comunque a beneficio della start up “adottata”. Se adesso un’azienda vuole intraprendere questo tipo di iniziativa deve aggirare l’ostacolo o non beneficare dei finanziamenti, il che non è sano per l’economia e le regole della concorrenza.

Ho il presentimento ma spero di sbagliare che boom delle start up inteso così come è oggi, applicato al contesto italiano, basato su buona volontà, investimenti minimi e sedi di co-working non sia efficace e si traduca in pochi effettivi successi. Allora tanto vale allora rivolgersi direttamente all’estero.

Nel progettare le vostre app tenete conto del genere?
Assolutamente sì ma solo per quel che riguarda il contenuto o al design o all’opportunità dell’esistenza dell’app stessa. Ed in particolare se sono rivolte a bambini e se sono Branded. Per i giochi abbiamo una approccio un po’ particolare, il mondo femminile è approdato con numeri considerevoli al gioco grazie a Facebook (Farmville & C) e ora è un target importante del mobile gaming. Prediligiamo alcune meccaniche rispetto ad altre e tipi di design con la cura del dettaglio.

Pensi che le donne si approccino in modo diverso alle app?
Secondo me le app, eccezioni a parte, sono assolutamente cross per quel che riguarda il genere, a volte perfino in termini geografici e in molti casi anche di età. Se è una utility, deve avere un UX e UI ben fatta, e di questo ne beneficiano tutti. Se devo acquistare un biglietto del treno non mi interessa che l’app sia di gusto femminile ma che funzioni. L’utenza femminile ama sicuramente le app social e whatsapp e come dicevo ama giocare, che sia Quizduello o CandyCrushSaga. Se devo trovare una differenza, percepisco una titubanza iniziale un po’ più accentuata, la paura di sbagliare e di pubblicare sui social o di essere la causa di problemi tecnici al device con usi scorretti.

Le cose più belle che hai visto realizzare in Melazeta e sulle quali non avresti molto puntato
La prima è il progetto transmedia per il mercato internazionale studiato in tutti suoi aspetti design per la comunicazione delle collezioni kids di Geox: dal disegno dei personaggi testimonial agli spot tv in animazione, ai fumetti al sito web con gamification e app di giochi per i tablet in store, che ha raggiunto i 3 anni di vita.

La seconda cosa è un progetto online per Magic Kinder Ferrero denominato “Race” con una piattaforma ludica legata ad un gioco di corse d’auto multiplayer con piste UGC create dai giovani utenti di tutto il mondo. Il target era diverso da quelli a cui usualmente ci rivolgevamo nel progetto Magic Kinder e la complessità tecnica era elevata. Le migliaia e migliaia di piste generate dagli utenti e le sfide generate sono state una gratificante sorpresa sia per noi che per il cliente.

Anche una semplice app che abbiamo pubblicato recentemente è stata una bella sorpresa: un Paint, si chiama Disegna e Colora disponibile su iOS e Android. E’ dedicata a bambini molto piccoli, ricca di disegni con tema “casa”. L’app è segnalata da App store italia da 4 settimane nella sezione Bambini e ci sta dando grandi soddisfazioni in termini di downloads.

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
Presidente dell’Associazione LibreItalia, è analista programmatore e formatore. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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