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Le quattro sfide dell’Internet of Things

IOT

L’Internet of Things (, o anche Internet delle cose o Internet of Everything) è un paradigma che valorizza le tecnologie digitali all’interno di tutti i prodotti, sistemi, ambienti e contesti della nostra vita quotidiana. In particolare, l’utilizzo di tecnologie digitali pervasive permette di “rendere intelligenti” oggetti e contesti altrimenti “stupidi” e, conseguentemente, sviluppare nuovi prodotti e servizi in grado di rispondere a molteplici sfide e opportunità (per esempio, controllo energetico o monitoraggio ambientale). Se ne parla da tempo e non mancano certo tecnologie, applicazioni, casi reali dove questo paradigma è stato concretamente sviluppato e messo in pratica.

Perché l’IoT possa diffondersi in modo capillare così da dispiegare appieno le sue potenzialità è peraltro necessario affrontare alcune problematiche e criticità che rendono difficile e a volte impossibile il pieno sviluppo dei sistemi IoT. In particolare, in questa sede vorrei approfondire quattro temi che ritengo particolarmente critici: architetture, business model, standard, privacy.

1. Architetture

Un sistema IoT integra sensori, controllori, attuatori, dispositivi mobili, computer classici, server, … In altre parole, si tratta di migliaia (o anche milioni) di dispositivi distribuiti sul territorio e che hanno caratteristiche estremamente differenziate: dal microcircuito inserito in un lampione o in un sonda per la misurazione dello spostamento di una frana, al server che raccoglie i dati sullo stato di un intero territorio e ne analizza trend, dinamiche, situazioni critiche. Si tratta di una catena diversificata e articolata di dispositivi fisici e di applicazioni informatiche che costituiscono un immenso e diffuso sistema informativo eterogeneo e distribuito.

Come si sviluppa e gestisce un sistema così complesso? Il primo passo è definirne l’architettura hardware e software, così da identificare i moduli da sviluppare e le regole secondo le quali essi interagiranno e scambieranno dati e informazioni. È la fase della progettazione architetturale. Tale fase assume nuovi e complessi risvolti nel caso di un sistema IoT in quanto la scala e la diversità degli elementi che lo costituiscono aumentano in modo esponenziale. Ciò rende molto più complesso tutto il processo di progettazione che dovrà tenere conto di una serie di elementi critici:

  • Metodo e strategia di sviluppo e test
  • Valutazione e simulazione delle prestazioni
  • Affidabilità e resilienza del sistema
  • Consumi e capacità di banda necessari al funzionamento dei diversi elementi del sistema
  • Processo di deployment/adoption
  • Processo di gestione, manutenzione e aggiornamento

La prima e cruciale sfida per chi volesse costruire sistemi IoT realmente utili è quindi quella di progettare bene le soluzioni. Altrimenti, si rischia solo di creare qualche gadget digitalizzato da esibire al convegno di turno.

2. Business model

I sistemi IoT assolvono ad un serie di funzioni diffuse nel territorio e che coinvolgono potenzialmente una molteplicità di attori. Per esempio, una amministrazione comunale potrebbe installare e mettere a disposizione sensori ambientali che producono dati sulle condizioni del traffico e di inquinamento. Questi dati potrebbero essere utilizzati per dare informazioni ai cittadini, per alimentare modelli predittivi e di controllo dei sistemi semaforici o per ripianificare i percorsi e la disponibilità di sistemi di trasporto pubblico e privato. In un contesto così complesso, non è chiaro come i costi (e i potenziali ricavi) derivanti dallo sviluppo e dall’adozione di sistemi di questo tipo debbano distribuirsi attraverso i tanti attori pubblici e privati potenzialmente presenti nella filiera.

Non esistono regole e best practice consolidate. Alcuni elementi e componenti potrebbero essere finanziati a fondo perduto dalle amministrazioni locali e centrali in quanto “servizio pubblico”. Altri potrebbero rientrare almeno in parte all’interno di processi di procurement o project financing che coinvolgono anche i privati.

Certamente, sviluppare solidi e credibili modelli di business (o comunque di finanziamento e di gestione operativa) è un passaggio cruciale per rendere i sistemi IoT realmente utilizzabili e sostenibili nel tempo.

3. Standard

L’elemento distintivo di un sistema IoT è la numerosità e eterogeneità dei componenti (HW e SW) che lo costituiscono. È quindi fin ovvio che in mancanza di standard aperti e internazionalmente riconosciuti lo sviluppo di sistemi IoT complessi sarà impossibile o comunque limitato a casi più o meno ristretti e circoscritti. Certamente, ci potranno essere diversi tipi di standard: alcuni già esistono (per esempio nel campo delle telecomunicazioni), ma altri dovranno essere introdotti soprattuto per garantire l’interopabilità nei diversi domini applicativi nei quali l’IoT è utilizzabile (si pensi per esempio al controllo del traffico e alla mobilità sostenibile).

Lo sviluppo e il consolidamento di standard de jure e de facto è un passaggio ineludibile per rendere possibile un dispiegamento su larga scala dei sistemi IoT.

4. Privacy

Indubbiamente, l’esistenza di migliaia di dispositivi digitali diffusi e “always on”, in grado di raccogliere una molteplicità di informazioni diverse, rende il tema privacy particolarmente delicato e critico. Quali dati è accettabile raccogliere? Secondo quali modalità? Che tipo di informative e autorizzazioni devono essere date e negoziate con gli utenti? Chi può utilizzare i dati e per quanto tempo? Chi li conserva e come? Sono domande alle quali non so dare una risposta in questa sede. Probabilmente esistono risposte diverse in funzione del contesto applicativo e della tipologia di attore coinvolto (pubblico o privato).

È uno dei temi più importanti da affrontare, certamente a livello internazionale e non solo locale.

5. Il ruolo del pubblico

Da quanto discusso emerge credo in modo molto netto che anche in questo settore il settore pubblico ha un ruolo importante da giocare, su diversi fronti:

  • Sviluppo di infrastrutture abilitanti (per esempio, reti territoriali di sensori).
  • Sviluppo di applicazioni e API per rendere disponibili servizi applicativi e infrastrutturali.
  • Contributo alla definizione degli standard (soprattutto a livello internazionale).
  • Modelli di procurement innovativi.
  • Regole per la gestione della privacy.

Come sempre, il pubblico non si deve sostituire all’iniziativa privata, ma deve fare bene “il suo mestiere”: migliorare e innovare i propri servizi;  

mettere in campo quelle azioni che abilitano e promuovono il lavoro delle imprese e dei privati

È un po’ un refrain che si ripete spesso in queste discussioni sulla Bella Terra. Sarà un caso?

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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