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I #wwworkers si incontrano a Montecitorio per parlare del futuro del Paese

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“I nuovi lavoratori della rete fanno rete”: professionisti, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e contadini digitali, che hanno scelto di abbracciare le nuove tecnologie per espandere il proprio business e raggiungere nuovi mercati, si sono ritrovati nella sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, per la seconda edizione del Camp, il meeting dei lavoratori italiani della rete. Il lavoro e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sono stati al centro del dibattito, arricchito da speech formativi e storie di successo. Ad accogliere i relatori, i rappresentanti delle istituzioni: “l’incontro di oggi rappresenta un momento di ascolto da parte delle istituzioni per coloro che hanno intenzione di rischiare” ha esordito l’Onorevole Antonio Palmieri dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà che ha aperto i lavori, cui si è unito il Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio: “l’importanza di questo evento non è da sottovalutare: c’è un mondo di piccoli imprenditori che usano metodi innovativi che vogliono essere incoraggiati dalle istituzioni, ma per incoraggiarli abbiamo bisogno di conoscerli”. 

Le storie dei WWWorkers

L’evento ha permesso di conoscere più da vicino le tante sfaccettature del lavoro in rete e con la rete, dal momento che sono sempre di più, e di mondi e competenze diversificati, i wwworkers, professionisti e piccoli imprenditori, che si sono reinventati attraverso il digitale, innovando il proprio lavoro: dal reparto tessile ai fiorai, dagli artisti e  restauratori ai viticoltori e agli imprenditori del settore agroalimentare. Ma non si può dimenticare che il panorama potrebbe essere ancora più ricco. L’Italia, ha osservato infatti  Maria Letizia Gardoni, Presidente Nazionale Coldiretti Giovani Impresa, ha dichiaro che il Belpaese “zone scoperte dove la banda larga non arriva, in particolare nelle aree rurali dove il settore agroalimentare fatica ad innovare ed innovarsi”.  

Un “divide” che per l’onorevole Stefano Quintarelli è anche e sopratutto “culturale” e che va colmato prima di tutto rivendicando la possibilità di beneficiare dei vantaggi di connettività e digitale, come diritto: “abbiamo dei diritti digitali che abbiamo il dovere di esigere, solo così costringeremo la pubblica amministrazione a fare il suo dovere e a cambiare la cultura per orientarla al digitale”. Inoltre, riferendosi alle storie raccontate dai WWWorker, ha dichiarato che “qui c’è finalmente l’idea di mettere in piedi aziende che funzionano non per venderle a Google, ma per generare reddito” a partire dalle realtà che già esistono in Italia.

Lavorare in rete, in questo contesto, vuol dire anche ampliare la portata e il raggio del business attraverso processi di internazionalizzazione supportati dal web che ne aiuta i processi: “l’innovazione e la tradizione rappresentano il connubio perfetto per descrivere le nostre imprese, che con il digitale possono arrivare a puntare all’internazionalizzazione” ha spiegato Stefania Milo, Presidente Nazionale di CNA Giovani Imprenditori.

WWWorkers Lab: il parere degli esperti dallo storytelling alle attuali normative sul copyright

Ad aprire gli speech della seconda parte dell’incontro è Giovanna Cosenza dell’Università di Bologna, che ha evidenziato l’importanza dello storytelling, ciò la capacità di raccontare storie, anche attraverso il canale online, con le quali trasmettere il valore delle nostre aziende; Nazzareno Gorni Ceo Di MailUp, invece, ha evidenziato la necessità di utilizzare bene gli strumenti disponibili per essere in rete. Anche la semplice email è una risorsa da utilizzare al meglio: “la e-mail è attualmente uno dei tre principali driver di business online, insieme motori di ricerca e ai social”.

Proprio dai social è partito Stefano Epifani, Chief Editor di Tech Economy e docente dell’Università la Sapienza di Roma, per delineare un quadro critico su diversi aspetti legati all’innovazione, dalle imprese alla pubblica amministrazione fino al problema della banda larga, citando i recenti dati dell’Unione Europea sullo stato del digitale, che collocano l’Italia al 25° posto su 28. “Ricordo quando il commercio elettronico nel 1998 in Italia sembrava che dovesse decollare. Siamo nel 2015 e stiamo ancora in attesa che decolli. Ovviamente ci sono stati grandi cambiamenti ma sostanzialmente la musica non è cambiata. Il digitale non è più una scelta ma è la realtà, non prenderne atto vuol dire astrarsi dalla realtà. Vuol dire morire.” Infine, Ernesto Belisario che ha evidenziato i principali temi di carattere legale connessi allo sviluppo delle attività imprenditoriali online: social media policy, privacy, copyright, non vanno considerati ostacoli ma vanno presi in considerazione nella costruzione della propria strategia.

Il confronto politico: dal digital divide al problema degli open data nella PA

E’ Giampaolo Colletti, fondatore della community Wwworkers.it e organizzatore dell’evento insieme ad Antonio Palmieri, che si apre lo spazio finale della giornata che ha visto la partecipazione degli attori della politica che, insieme, hanno descritto l’attuale contesto del mercato digitale e dei suoi scenari futuri, aprendo la strada al confronto, moderato da Anna Masera, con l’On. Antonio Palmieri di Forza Italia, dall’On. Raffaello Vignali del NCD, dall’On. Paolo Coppola del PD, dall’On. Mirella Liuzzi del M5S e dall’onorevole Guglielmo Vaccaro del PD.

Colletti ha messo sul tavolo i temi caldi attorno a cui si è mosso il dibattito più politico, partendo dal manifesto dei wwworkers con le 10 azioni cruciali per portare l’Italia verso l’economia digitale, ovvero: erodere il digital divide, rendere il wifi disponibile e pubblico, alfabetizzare al digitale, digitalizzare il made in Italy, liberare l’e-commerce, ascoltare il mondo della rete, promuovere l’open data nella PA, il telelavoro come diritto, il ripensamento del welfare nell’ecosistema digitale ed aiutare le nuove imprese.

 

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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