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State of the News Media: l’informazione è mobile e social

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e social media: sono questi i due trend nel consumo di news che emergono dall’edizione 2015 dello State of the news Media, il rapporto appena pubblicato dal Center e che da 12 anni fotografa lo stato dell’industria editoriale americana e del cambiamento in atto nel consumo di informazione da parte dei lettori.

L’audience si sposta sul mobile. E’ una conferma ad un trend che avevamo già analizzato. I lettori della maggior parte dei siti di news considerati – 39 su 50 – accedono alle news via smartphone piuttosto che da pc, ma sono più difficili da coinvolgere. La lettura in mobilità è più veloce e immediata e questo si traduce in meno pagine lette e meno tempo speso sui siti di news quando vi si accede da smartphone rispetto alla lettura da pc.

In tandem con la crescita del mobile emerge la sempre maggiore importanza dei social media nella dinamica del consumo dell’informazione, con Facebook in prima linea nella capacità di catalizzare l’attenzione dei lettori a spese degli editori.

Gli investimenti pubblicitari seguono i lettori sul mobile: nel 2014 sono stati spesi in mobile advertising 19 miliardi di dollari (+ 78 per cento rispetto all’anno precedente), che corrispondono al 37 per cento del totale degli investimenti pubblicitari in digital advertising, pari a 51 miliardi di dollari.

Pwe_MobileAdRevenue

Dal punto di vista economico la carta stampata è quella che continua a soffrire di più. Non solo i ricavi pubblicitari sono meno della metà di quelli che erano dieci anni fa ma il settore dell’editoria non sembra riuscire a beneficiare della rivoluzione digitale. I ricavi da digital advertising sono più o meno gli stessi di quelli che erano nel 2007 e rappresentano nel 2014 appena il 17,5 per cento di tutto il giro d’affari dell’industria editoriale, dimostrando ancora una volta quanto sia difficile per gli editori tradizionali convertire il proprio modello di business al mercato digitale.

Pew_NewspaperAdRevenue

A beneficiare dello spostamento degli investimenti pubblicitari sul digitale sono principalmente i colossi del web. Facebook, Google, Yahoo, AOL e Twitter, raccolgono la metà del fatturato della spesa pubblicitaria display con 11,2 miliardi di dollari su 22,2 totali. Tra tutti, Facebook è quella che raggiunge la quota maggiore di investimenti pubblicitari display con il 24 per cento del totale, in incremento del 19 per cento dal 2013 quando ha superato per la prima volta Google su questo segmento di mercato pubblicitario.

Pew_DigitalDisplayAds

 

Se consideriamo poi solo il mobile la quota di Facebook è ancora più marcata con più di un terzo degli investimenti complessivi. E se a livello complessivo – considerando quindi tutti i formati – è ancora Google al primo posto con il 38 per cento del mercato (era il 40 l’anno prima), Facebook è la realtà che registra il maggior tasso di crescita: con i suoi 5 miliardi di euro rappresenta il 10 per cento del totale del mercato con una crescita del 50 per cento sull’anno precedente.

Lunga vita ai banner. Rimanendo in ambito pubblicitario chi pensava che il banner fosse morto probabilmente dovrà ricredersi. I banner sono ancora il formato con il quale viene generata la maggior parte dei ricavi da pubblicità display (49 per cento del totale), seguiti dal video advertising (27 per cento del totale) che guadagnano terreno registrando un incremento maggiore di quello di ogni altra categoria (+63 per cento sull’anno precedente).

Pew_BannerAds

 

Il fenomeno dell’internazionalizzazione delle testate è un altro elemento interessante che emerge dall’indagine del Pew Research  Center. Tra i 15 giornali con la maggiore diffusione online negli Usa, 5 sono testate inglesi. Si tratta del DailyMail al 3° posto, di The Guardian al 5° posto, di The Daily Telegraph al 10°, di The Mirror al 12° e di The Independent al 14°.

E’ l’effetto della politica di internazionalizzazione portata avanti da queste testate che nell’ultimo anno hanno abbracciato una politica di globalizzazione della propria audience online con l’obiettivo di massimizzare i ricavi da adv online con un approccio di guardare al di fuori dei propri confini che sta iniziando a far breccia anche in gruppi editoriali di altri Paesi, Axel Springer in primis.

E’ un fenomeno interessante, perché il digitale offre agli editori la possibilità di varcare i propri confini e affacciarsi in un mercato globale con un’audience pressoché infinita. Quello a cui stiamo iniziando ad assistere è la trasformazione di quelle che una volta erano testate cartacee nazionali in fornitori globali di informazione in una gara dove solo un ristretto numero di testate riuscirà ad affermarsi in quella che può essere definita una nuova elite dell’informazione globale. Chi non coglie l’opportunità, ora, resterà fuori.

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Mobile e social si confermano quindi, anche nell’analisi del Pew Research Center i trend che caratterizzano l’attuale consumo di news, assieme alla crescita di importanza dei  video e della difficoltà per gli editori tradizionali di riuscire a trasformare il proprio modello di business per cogliere le opportunità offerte dalla rivoluzione digitale a vantaggio dei giganti del web che diventano sempre di più la porta di accesso ai contenuti editoriali.

Il report completo del Pew Research Center è disponibile a questo indirizzo: State of the News Media 2015

 

 

 

Fabio Ricceri

Fabio Ricceri

Lavora da oltre 20 anni nel mondo editoriale e di internet, occupandosi di marketing e pubblicità. Laureato in Scienze Politiche Internazionali ha lavorato per Il Sole 24 Ore e per il gruppo Editori PerlaFinanza, è stato in Telecom Italia per il lancio di Tin.it e ha partecipato allo start up di Excite Italia. Attualmente si occupa di digital advertising per il gruppo Hearst Magazine Italia.

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