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Roaming Ue: negoziati proseguono a fatica, sul piano lettone non c’è accordo

Parlamento Europeo

Il percorso che dovrebbe portare alla fine dei sovraccosti del in continua a muoversi su un terreno accidentato. Proseguono infatti con fatica i negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione sulla base dell’ultima proposta della presidenza lettone di turno, criticato dal Vicepresidente Ansip, e delle ultime richieste presentate dagli eurodeputati nel tentativo di trovare un avvicinamento delle posizioni.

Al secondo round di discussioni tenutosi ieri, gli stati membri hanno proposto un tetto di 7 giorni all’anno in cui i consumatori hanno diritto a 5 minuti di chiamate entranti e in uscita, 5 sms e 10 Mb di traffico dati alla tariffa nazionale quando si trovano all’estero. Questo sistema transitorio è stato anticipato al 30 aprile 2016 così come la revisione dei prezzi all’ingrosso del roaming tra operatori, da cui dipendono i costi per i consumatori, è stata accelerata entro fine dicembre 2017 anziché a metà 2018.

L’Europarlamento invece, secondo quanto si apprende, ha messo sul tavolo un tetto di 20 giorni l’anno con un numero di chiamate, sms e dati vicini alla media Ue dell’uso giornaliero, già a partire da fine 2015 per arrivare all’eliminazione totale dei sovraccosti del roaming a fine 2016. Sul fronte della tutela della neutralità della rete e dello sviluppo dei servizi specializzati come le auto connesse potrebbe invece esserci la possibilità, spiegano fonti Ue, di un compromesso tecnico che deve essere ancora esaminato nelle sue specifiche. Linea rossa invalicabile per i 28, invece, resta l’esclusione della questione dello spettro dal pacchetto, per cui invece spingono Commissione e Parlamento.

Il prossimo round negoziale è stato fissato, ma non ancora confermato, per il 12 maggio, dato il grande lavoro sia politico che tecnico ancora necessario per cercare di avvicinare le posizioni, dove il Parlamento si trova tra l’altro diviso al suo interno tra popolari, più disponibili a cercare un compromesso, e socialisti e liberali, su posizioni più intransigenti. Se le discussioni dovessero fallire o “le questioni non essere pienamente risolte”, la Commissione Ue ha già preventivato – si legge nella comunicazione che adotterà il prossimo 6 maggio sul mercato unico digitale – di “rivedere tutta la legislazione esistente e fare proposte dove necessario”. 

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