Slow Economy, Slow Tech

Il buono, il brutto, il cattivo

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Come spesso accade nel nostro Paese, la tanto attesa, anche mediaticamente, pubblicazione della versione definitiva della strategia per la e la crescita digitale è stata accompagnata più dalla dietrologia che non dalle valutazioni di merito. Per il vero, la comparsa e scomparsa delle diverse versioni ha sicuramente alimentato la fantasia dei più brillanti esperti del digitale e rimane sicuramente un aspetto da migliorare per il futuro, ma è probabilmente più interessante e utile soffermarsi sui nodi che andranno progressivamente sciolti se si vuole effettivamente passare ai fatti.

eskillPensare positivo. Sono quasi dieci anni che si dibatte delle sorti delle reti e del digitale, ma ci si è prevalentemente soffermati sulla trasmissione orale del pensiero. Il Governo (e non presunti esperti) ha messo a punto una strategia che definisce “integrata” e vuole innescare un circolo virtuoso tra sviluppo infrastrutturale e sviluppo dei servizi, attribuendo un ruolo chiave alla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, l’ormai famoso “digital first”. Non è necessariamente originale, ma leggere di obiettivi migliorativi rispetto a quelli raccomandati dall’Unione Europea e di un percorso per la loro attuazione non può che essere valutato positivamente. Oltre il minimo sindacale.

Moltiplicatore. Per non essere da meno, dopo la comparsa del moltiplicatore Juncker pari a 15, è doveroso valutare l’impatto delle misure pubbliche sugli investimenti  degli operatori privati. La strategia governativa arriva in un momento in cui i principali operatori di telecomunicazioni nazionali hanno definitivamente lanciato la sfida dei nuovi investimenti infrastrutturali  e occorre tenere in dovuta considerazione le risorse messe in campo e le scelte tecnologiche effettuate. L’occasione è unica per trovare il giusto equilibrio tra l’estensione della copertura e il raggiungimento dei più elevati livelli prestazionali. Neutralità tecnologica e di mercato.

Finestre temporali. La strategia identifica una tappa intermedia al 2018, punto di passaggio chiave anche per il consolidamento delle nuove soluzioni tecnologiche. Il periodo 2015-2017 è effettivamente fondamentale per verificare l’effettivo sviluppo dei progetti annunciati e la risposta della domanda, che è la condizione chiave per ristabilire la redditività del settore. Aspettando il GFast.

Strumenti. La strategia   presenta una gamma estremamente ampia di strumenti, diretti e indiretti, per incentivare la realizzazione delle reti a banda ultralarga e il loro upgrade oltre la fatidica soglia dei 100 Mbit/s. Gli strumenti, dalla defiscalizzazione agli incentivi a fondo perduto, vengono mappati nei diversi contesti territoriali, sulla base di un’analisi tecnico-economica effettuata da  Infratel, che è la società di scopo che sta implementando il piano sulla banda ultralarga avviato a partire dal Mezzogiorno. Tuttavia, rimane molto delicata  la messa a punto di un meccanismo di gara che consenta un utilizzo efficiente delle risorse e il rapido conseguimento degli obiettivi strategici.

Risorse. La stima del fabbisogno finanziario per raggiungere i diversi obiettivi territoriali e prestazionali è sicuramente utile a dimensionare lo sforzo dei vari attori, pubblici e privati, in campo. Non sfugge però il fatto che le risorse più consistenti siano legate al Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 (da programmare), mentre non tutte le Regioni hanno inserito nei propri Programmi Operativi Regionali 2014-2020 un ammontare significativo di risorse.  Verso un divario digitale nella programmazione.

Attori protagonisti. La ricerca del beneficiario ultimo della strategia ha appassionato molti osservatori. Fiumi di parole e numerose indagini sono state dedicate alla scoperta del grande manovratore, del soggetto da favorire o da colpire. Oggi è chiaro chi e come vuole investire. Allo stesso tempo sono chiare le richieste dei diversi attori e la difficoltà di condividere realmente un progetto comune nel momento in cui è stata lanciata la sfida infrastrutturale sia sulla rete fissa che su quella mobile. L’unica certezza è che non ci possiamo permettere di sprecare gli investimenti già messi in campo. Il film che si sta girando vede almeno tre protagonisti: il buono, il brutto e il cattivo, ma ognuno pensa che quello cattivo sia l’altro. Condividere alcuni aspetti si può, ma soprattutto si deve.

Governo. Come tutti i processi complessi, serve una regia. La storia recente ci offre  diverse esperienze, ma di norma poco efficaci.  Ben vengano i Comitati per proporre, stimolare, monitorare. Ancora più importante è però definire un programma operativo, con obiettivi e una tempistica di dettaglio, indicatori quantitativi e un sistema di monitoraggio. Si può fare a meno di un Comitato?

Avanti, guardando avanti.

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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