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Lavoro smart solo per pochi: piace ai lavoratori italiani ma è realtà per il 19%

lavoro smart

Solo il 19% dei lavoratori svolge, seppure con differente frequenza, le proprie mansioni da casa o comunque lontano dal proprio ufficio, e all’interno di poche aziende italiane – meno del 10% – è prevista la modalità di agile o smart per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla mansione svolta o da situazioni lavorative particolari. Sono questi alcuni dei dati emersi da una recente ricerca commissionata da  Italia a ContactLab per scoprire l’interesse verso le forme di lavoro agile o smart, per conoscere i profili di chi ne beneficia e capire infine quali sono i principali vantaggi e svantaggi percepiti.

Uno scenario che cambia soltanto nel momento in cui si verificano nelle aziende casi particolari che richiedano una soluzione flessibile: in questo caso, il 32% delle aziende è incline a trovare una soluzione. Complessivamente considerando anche questi casi il 39% delle aziende offre questa possibilità.

Le persone che hanno richiesto – senza ottenere – la possibilità di lavorare in modalità flessibile sono il 18% mentre all’interno delle aziende per cui lo smart / flexible working è possibile, il 50% dei lavoratori sta usufruendo di questa possibilità, anche se con una bassa frequenza media (9 volte al mese). “A livello culturale esistono ancora molte resistenze verso forme di lavoro basate più sul raggiungimento di obiettivi concordati che sul numero di ore trascorse in ufficio” afferma Benjamin Jolivet, Country Manager di Citrix Italia. “Questo ha a che fare da una parte con una classe dirigente ancora appartenente alla vecchia generazione, dall’altra con un sotto-utilizzo delle tecnologie oggi a disposizione.”

Il dato interessante è che, nonostante nel nostro Paese il lavoro flessibile sia una realtà ancora limitata, l’interesse degli intervistati è molto alto: per l’81% dei lavoratori, infatti, si tratta di una soluzione decisamente interessante. Inoltre nel percepito generale, il lavoro smart o agile si associa soprattutto alle necessità della sfera personale e di tipo prevalentemente familiare (27% degli intervistati), e solo il 7% del campione lo lega a esigenze di tipo prevalentemente professionale. A dimostrazione di questo, le figure considerate più adatte a usufruirne sono i genitori con figli piccoli (62%), le donne in generale (60%) e le mamme con figli piccoli (59%). Tale percepito è confermato dall’ambito in cui si concretizza lo svolgimento del lavoro in modalità smart o agile che è al 67% domestico. “Nonostante la penetrazione del mobile sia stata molto elevata e molto veloce in Italia, le aziende sono rimaste legate a una cultura che di fatto identifica il posto di lavoro con il luogo di lavoro” conclude Jolivet “Le cose però sono destinate a cambiare, perché le nuove generazioni di lavoratori sono abituate a vivere connesse e a lavorare in modi e tempi molto diversi da quelli che siamo abituati a conoscere.”

Ma come viene vissuta questa condizione lavorativa da chi effettivamente la vive? In realtà, seppure limitato nella sua diffusione, il lavoro da casa o comunque da remoto genera un’esperienza molto positiva per chi usufruisce di questa possibilità: per il 78% dei lavoratori intervistati infatti, la condizione lavorativa è migliorata sensibilmente grazie a questa modalità.

Anche in questo caso, comunque, i principali benefici percepiti sono legati alla dimensione del tempo per sé e per la famiglia: per l’87%, infatti, è un’efficace modalità per ridurre il tempo perso per gli spostamenti; per l’86% è la soluzione per bilanciare al meglio lavoro e esigenze personali, per l’83% un modo per avere più tempo da dedicare a se stessi o agli altri. Ma quali sono invece le preoccupazioni dei lavoratori smart o flessibili che dir si voglia? E’ interessante notare come il 48% degli intervistati tema di non avere a disposizione strumenti altrettanto efficaci di quelli utilizzati in ufficio, e una simile quota di rispondenti tema invece le difficoltà legate alla sfera relazionale (51%), più difficile da coltivare lontani dal luogo di lavoro. Il 54%, infine, teme che le distrazioni legate all’ambito familiare e domestico possano incidere negativamente sulla produttività e il 44% teme di non riuscire più a distinguere tra ambito lavorativo e sfera privata.

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