Appunti sull’Agenda (Digitale)

Elegia del fare. 15: l’Umbria

AD umbria

Ci sono due modi per fare un’Agenda Digitale Regionale: il primo è quello di mettere insieme un numero più o meno impressionante di guru e scrivere un documento di 150 pagine pieno di paroloni e clipart colorati, per poi diffonderlo sui social media e farci un bel convegno dove non manchino slides, effetti speciali e tartine al salmone.
Il secondo è quello che ha fatto l’Umbria.

AD umbriaGli ingredienti sono semplici: si prende il futuro e lo si interpreta avendo la pazienza e l’umiltà di ascoltare sino in fondo quelli che le persone che amano parlare forbito definiscono “stakeholder” (con o senza la “s”, fate voi).
Soprattutto, si parte evitando di mettere al centro la tecnologia: perché – come diceva il nostro caro buon vecchio Mao Tse-tung – il colore del gatto è l’ultimo dei problemi, se vogliamo prendere il topo.
Dobbiamo concentrarci sul topo.
E il topo è la crescita, lo sviluppo di un economia caratterizzata da una fortissima ibridazione fra “digitale” e “tradizione”. Soprattutto se parliamo, come nel caso dell’Umbria, di territori caratterizzati da evidenti vantaggi competitivi in ambiti quali il turismo, l’artigianato, l’agricoltura.
L’amministrazione regionale diventa quindi una sorta di “piattaforma”, mettendo a disposizione infrastrutture, servizi e dati a partire dai quali l’intero ecosistema genera valore per sé stesso e per tutto il territorio.
Diventa quindi centrale ed esiziale la capacità di ascolto: dove “ascolto” non significa solamente “dare la parola fingendo di ascoltare” quanto piuttosto “mettersi in gioco fino in fondo”.
Ho avuto modo di rivestire (immeritatamente) il ruolo di “esperto” in uno dei 5 Focus Group organizzati dall’amministrazione regionale in questo mese di marzo 2015: è stata un’esperienza molto interessante soprattutto in quanto ho avuto modo di toccare con mano quanto il mettere insieme quei benedetti stakeholder(s) avendo davvero voglia di capire le cose così come stanno, senza timori reverenziali né apologie dell’autocelebrazione, possa generare vero valore in un dibattito finalizzato a costruire.

digital europeSotto il profilo del digitale, l’Umbria parte decisamente bene: fu la prima Regione – forse non tutti lo sanno – a creare 42 anni fa un centro regionale per l’elaborazione dati (il mitico CRUED, poi trasformato in Webred e divenuto oggi “Umbria Digitale”) progettato sin da subito per andare decisamente aldilà di un ruolo di semplice “CED regionale”.
Ed anche il recentissimo riordino della filiera ICT regionale (L.R. 29 aprile2014, n. 9) va nella giusta direzione, razionalizzando gli asset esistenti (Webred, il Consorzio SIR, Centralcom) e proponendo un modello fortemente integrato di sviluppo dell’economia digitale a livello regionale.
Soprattutto, con l’Agenda Digitale Regionale si inaugura un “nuovo corso” caratterizzato da una vision che finalmente abbatte gli steccati fra pubblica amministrazione e tessuto economico-produttivo locale: l’Agenda diventa uno strumento di co-progettazione di interventi finalizzati a costruire le condizioni per lo sviluppo di opportunità per la crescita.
Qualcosa che va finalmente aldilà del semplice “mettere risorse a disposizione delle PMI attraverso bandi per l’innovazione”.
Ecco che quindi la capacità di ascolto e coinvolgimento proattivo di tutti gli attori diventa l’elemento centrale della governance, andando ben oltre all’atto dovuto rappresentato dalle più o meno “finte” audizioni di non meglio identificati portatori di interesse.
Coinvolgimento che si porta inevitabilmente dietro la probabilità di dar vita a confronti più o meno “accesi”, senza timore di mettersi in gioco.
Avendo anche molto ben chiaro in mente che gli errori (quelli eventualmente commessi e quelli che inevitabilmente si commetteranno) fanno parte integrante del gioco, e che non sbaglia solamente chi non fa niente.

Ben vengano, quindi, momenti “caldi” di confronto e di ascolto: chi ha voglia di fare, non ha nulla da temere. Ed è solamente attraverso il coinvolgimento di tutte le parti in causa che si costruisce qualcosa di veramente robusto.

Paolo Colli Franzone

Paolo Colli Franzone

Fondatore e direttore di Netics, uno tra i principali osservatori del mercato ICT specifico per la pubblica amministrazione e la sanità italiana.
Esperto di marketing strategico, collabora con alcuni tra i principali vendor IT nazionali e internazionali in qualità di advisor per il Public Sector.
E’ anche coordinatore del think tank “NextCityLife”, focalizzato sul tema delle Smart Cities & Communities.

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