Slow Economy, Slow Tech

Very fast people

Fast people

e Rete, una passione italiana. Amore e odio, appassionati e distaccati alle sorti della rete di telecomunicazioni a banda ultralarga (ultrabroadband) che ci accompagnerà nel nuovo millennio. Mentre la strategia italiana per la banda ultralarga è al vaglio della Commissione europea, si riaccende nel Belpaese il dibattito sulla tecnologia più adatta alla realizzazione della rete da realizzare nel futuro prossimo.

Fast peopleIl fascino discreto della tecnologia. Ero ancora giovane e ai margini della Rete, quando un visionario cercò di convincere i più che su un vecchio doppino in rame potevano viaggiare dati a elevate velocità, finanche i segnali televisivi. Si chiamava Alessandro Bellman e lavorava in Italtel. Stava parlando dell’ADSL, destinata a diventare sinonimo di banda larga. Aveva ragione, come spesso accade quando si utilizza l’abaco e non il cannocchiale.

Il dilemma uovo gallina. Al centro della strategia italiana rimane il dilemma dell’obiettivo strategico da dare al Paese. Il più possibile a tutti, più presto possibile (la fibra necessaria a fare il salto di qualità e poi un percorso incrementale)? Oppure puntare direttamente al futuro, marciando a tappe forzate verso la soluzione più avanzata (fibra più estesa possibile)? Promotori e Detrattori. Il coraggio di scegliere.

Finestre digitali. La sfida da vincere è innanzitutto sulla corretta valutazione delle finestre tecnologiche e sull’utilizzo più efficiente di risorse inevitabilmente e inesorabilmente scarse. Inoltre, nell’era del riuso, vanno sicuramente privilegiate le soluzioni in grado di progredire lungo una traiettoria delineata, che consenta di progredire senza ricominciare da capo. Serve molta onestà intellettuale.

GFast. VDSL2, Vectoring, Bonding, VDSL Enhanced, ma in realtà aspettavamo lui. Il GFast. La grande promessa per un Paese in ritardo, ma con una rete di accesso particolarmente corta  e che può quindi sfruttare al meglio i progressi nell’elettronica in rete. Ed ecco l’annuncio per sparigliare.  La promessa che entro il 2016 la quasi totalità dei clienti nelle prime 100 città potrà superare la soglia dei 100Mbps di download (il sogno europeo, che appare però sempre più obsoleto) e andare in realtà molto oltre nella maggior parte dei casi (fino e oltre i 500 Mbps), secondo le recenti sperimentazioni in campo. Dietro l’angolo, la verifica su larga scala degli effetti della presenza di più operatori, la sovrapposizione delle tecnologie precedenti, il processo di standardizzazione, il ruolo dell’Autorità di settore.   Una promessa da mantenere.

Un Paese di compromessi. Inutile nasconderlo, la soluzione più semplice e efficace sarebbe quella di affidarsi ad un’unica rete, in grado di sfruttare al meglio la successione delle diverse tecnologie, razionalizzando l’utilizzo delle risorse. La scelta, comune agli altri Paesi avanzati, è stata comunque un’altra. Tornare indietro è maledettamente complesso. Mentre si discute partendo dal centro delle città, all’estremo opposto, nelle zone più periferiche, la soluzione finale è tutt’altro che chiara e univoca. Una galleria da scavare, con un versante   del traforo infinitamente più dinamico dell’altro.

Il bello della vita in città.

 

 

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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